Il vaccino candidato anti COVIDBNT162” sviluppato dalla casa farmaceutica Pfizer e dall’azienda di biotecnologie tedesca BioNTech è stato in grado di prevenire il 90 percento delle infezioni in uno studio clinico di Fase 3, che è ancora in corso. Ad annunciarlo il presidente del colosso farmaceutico statunitense Albert Bourla. BNT162 è una preparazione basata su una piattaforma di acidi nucleici (mRNA) che al momento viene somministrata a decine di migliaia di volontari di diversi Paesi, tra i quali Argentina, Brasile, Germania e Stati Uniti.

Pur trattandosi di risultati in via di definizione e di trial in corso d'opera, una protezione del 90 percento – se confermata – porrebbe il vaccino candidato di Pfizer in una posizione eccellente, alla pari con i vaccini più efficaci disponibili sul mercato (come quello contro il morbillo pensato per i più piccoli). Va infatti tenuto presente che a lungo gli scienziati hanno dichiarato che avremmo potuto ottenere un vaccino anti COVID con un'efficacia del 60-70 percento; quello di BNT162 al momento è dunque un risultato davvero eccezionale. "Sono stato nello sviluppo di vaccini per 35 anni. Ho visto delle cose davvero buone. Questo è straordinario", ha dichiarato a STAT il dottor William Gruber, vicepresidente senior della sezione Ricerca e Sviluppo clinico di Pfizer. "Questi risultati fanno davvero ben sperare di essere in grado di gestire l'epidemia e di tirarci fuori da questa situazione", ha aggiunto lo scienziato. Nonostante l'annuncio del colosso farmaceutico americano e le ottime premesse, non sono stati ancora resi disponibili i dati relativi alla sperimentazione clinica di Fase 3, basata sulla revisione condotta da scienziati esterni all'azienda.

Come indicato, la preparazione di Pfizer si basa su una tecnologia a RNA messaggero, e punta a colpire direttamente il dominio di legame del recettore SARS-CoV-2 (RBD) sulla proteina S o Spike, la glicoproteina a forma di “ombrellino” che circonda il guscio esterno (pericapside o peplos) del patogeno. In parole semplici, una volta iniettato, il vaccino spinge le cellule umane a produrre la proteina S attraverso un gene, e addestra il sistema immunitario a riconoscerla e a difendersi da essa. Il virus sfrutta questa proteina per legarsi al recettore ACE-2 delle cellule umane, disgregare la parete cellulare come un grimaldello, riversare all'interno il materiale genetico e avviare il processo di replicazione, che è alla base dell'infezione chiamata COVID-19. Colpendo questa sede nevralgica del coronavirus, si impedisce il legame con le cellule umane e di fatto lo si neutralizza, prevenendo l'infezione.

In un precedente studio clinico di Fase 1-2 controllato con placebo e in cieco per l'osservatore, il vaccino candidato di Pfizer e BioNTech BNT162 b1 è stato somministrato a circa cinquanta volontari sani, con un'età compresa tra i 18 e i 55 anni. Una parte di essi ha ricevuto una doppia iniezione da 10 e 30 microgrammi del principio attivo (la seconda effettuata 21 giorni dopo); un secondo gruppo una dose da 100 microgrammi, mentre l'ultimo ha ricevuto il placebo. Durante il periodo di follow-up gli scienziati hanno rilevato una robusta risposta anticorpale nei pazienti del primo gruppo, che nel giro di un mese hanno prodotto anticorpi neutralizzanti (IgG) in concentrazioni anche fino a 46 volte superiori a quelle identificate in pazienti guariti dalla COVID-19.

Pfizer ha confermato che BNT162 è ben tollerato e che dunque non sono stati osservati effetti avversi gravi nei partecipanti. Nel precedente studio sono stati rilevati soltanto febbre e dolore nel sito dell'iniezione, effetti collaterali comuni per qualunque vaccino, che si sperimentano anche con quello che ogni anno si fa contro l'influenza. In un solo caso un partecipante ha sperimentato forte dolore al braccio, ma faceva parte del secondo gruppo, che ha ricevuto una singola iniezione da 100 milligrammi (alto dosaggio).