Tra le misure adottate dal governo di Pechino per contenere il nuovo coronavirus emerso in Cina (SARS-CoV-2) è stata decisa anche una sorta di “quarantena” per le banconote. Durante una conferenza stampa, infatti, il governatore della Banca Popolare Cinese (PBOC) Fan Yifei ha annunciato che tutte le banche cinesi dovranno ritirare e disinfettare i contanti prima di immetterli nuovamente in circolazione. Le banconote dovranno essere sottoposte a trattamenti specifici per la decontaminazione, termici e con raggi ultravioeltti; una volta disinfettate dovranno essere conservate in un luogo sicuro per 14 giorni nelle province più interessate dall'epidemia (come quella dello Hubei, dove si trova la città di Wuhan) e per 7 giorni nel resto del Paese. Come ulteriore misura di sicurezza, la Banca Popolare Cinese sta lavorando per immettere nel mercato miliardi di yuan freschi di stampa, mentre il denaro proveniente da luoghi a rischio – come gli ospedali – subiranno un trattamento ancora più intenso e saranno trattenuti dalla Banca Popolare Cinese, senza tornare in circolazione. Infine sono stati potenziati tutti i sistemi per i pagamenti con moneta digitale, ad esempio tramite smartphone, riducendo ulteriormente la circolazione del denaro.

Alla luce di queste iniziative, che fanno parte delle “misure draconiane” – come l'isolamento delle città – messe in atto da Pechino per arginare il nuovo coronavirus, sembrerebbe che le banconote possano veicolare la diffusione della COVID-19, l'infezione respiratoria scaturita da SARS-CoV-2. In realtà gli esperti sono piuttosto scettici, e ritengono la scelta di Pechino un po' troppo estrema. “Mi sembra una misura eccessiva, ma comunque adottata all’interno di un complesso di interventi di massima cautela da parte della Cina che per ora sembrano funzionare per circoscrivere l’epidemia”, ha dichiarato in un'intervista a Il Sole 24 Ore il dottor Gianni Rezza, che dirige il Dipartimento di Malattie Infettive presso l'Istituto Superiore di Sanità (ISS). Lo specialista ha aggiunto che la misura intrapresa non sembra poggiare su basi scientifiche. Gli ha fatto eco il professor Muhammad Munir, virologo dell'Università di Lancaster (Gran Bretagna), che in un'intervista alla CNBC ha sottolineato “che gli sforzi della Cina per decontaminare i contanti avrebbero un impatto minimo sul contenimento del coronavirus”. “Mentre COVID-19 può diffondersi attraverso oggetti contaminati, la durata della sopravvivenza del virus sulle banconote non è determinata”, ha aggiunto lo studioso.

Secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), citata anche dal Ministero della Salute, la sopravvivenza del patogeno sulle superfici dovrebbe essere di poche ore. Il portavoce dell'OMS Christian Lindmeier solo pochi giorni fa aveva dichiarato: “Se io tossisco sulla mano e passo un telefono, per esempio, ci può essere contagio, ma il tempo di sopravvivenza del virus è molto, molto ridotto e forse dopo mezzora non può più contaminare le persone”. Dunque anche sulle banconote eventualmente contaminate il virus sopravviverebbe per poco tempo. In realtà il dato dell'OMS contrasta con i risultati di uno studio tedesco, in base al quale i coronavirus possono resistere sulle superfici fino a nove giorni. Per la precisione, lo studio guidato dal professor Günter Kampf dell'Istituto di Igiene e medicina ambientale presso l'ospedale universitario di Greifswald ha analizzato la resistenza di coronavirus simili a SARS-CoV-2 su plastica, metallo e vetro.

Come sottolineato da Rezza e da Munir, il metodo più importante per proteggersi da eventuali infezioni, non solo dalla COVID-19 del nuovo coronavirus, è quello di lavarsi bene e a fondo le mani. Il rischio è infatti di entrare in contatto col patogeno toccando superfici contaminate (come maniglie delle porte, pulsanti degli ascensori e via discorrendo) e di contagiarsi portando le mani su bocca, naso e occhi.