A temperatura ambiente i coronavirus possono sopravvivere a contatto con superfici di vetro, metallo e plastica fino a nove giorni. In media la sopravvivenza è di quattro o cinque giorni, che può essere prolungata dalle temperature più basse e dal livello di umidità. A determinarlo è stato un team di ricerca tedesco guidato da scienziati dell'Università di Medicina di Greifswald, che hanno collaborato a stretto contatto con i colleghi del Dipartimento di Virologia Medica e Molecolare presso l'Università della Ruhr di Bochum.

I ricercatori, coordinati dal professor Günter Kampf, docente dell'Istituto di Igiene e medicina ambientale presso l'ospedale universitario di Greifswald, sono giunti a questa conclusione dopo aver analizzato i dati di 22 differenti studi sui coronavirus e sulla loro inattivazione. Nello specifico, negli esperimenti sono stati coinvolti il coronavirus della SARS (Severe acute respiratory syndrome) o Sindrome respiratoria acuta grave; il coronavirus della MERS (Middle East Respiratory Syndrome) o Sindrome respiratoria mediorientale e i coronavirus endemici umani (HcoV). Non è stato incluso il nuovo coronavirus emerso in Cina (SARS-CoV-2) responsabile della COVID-19, ma lo studio è stato condotto proprio per stimare la sopravvivenza di quest'ultimo, nell'ottica dell'emergenza sanitaria globale che sta scatenando. In particolar modo si è fatto riferimento agli oggetti potenzialmente contaminabili presenti nell'ambiente ospedaliero, dove è di vitale importanza ridurre i rischi di contagio: “Negli ospedali, ad esempio, possono essere le maniglie delle porte, ma anche i pulsanti di chiamata, i comodini, le reti e altri oggetti nelle immediate vicinanze dei pazienti, spesso in metallo o plastica”, ha dichiarato il professor Kampf.

Come dimostrato da scienziati dell'Università di Fudan (Shanghai), dell'Università di Sydney (Australia) e dell'Istituto di Virologia di Wuhan (Cina), il nuovo coronavirus condivide con la SARS l'80 percento del proprio profilo genetico. Sia SARS, che MERS, che SARS-CoV-2 fanno inoltre parte dello stesso gruppo chiamato betacoronavirus. Alla luce di ciò, gli scienziati ipotizzano che i risultati sulla sopravvivenza possano essere applicati anche al nuovo coronavirus emerso in Cina: “Sono stati analizzati diversi coronavirus e i risultati erano tutti simili”, ha affermato il coautore dello studio Eike Steinmann in un comunicato stampa dell'Università della Ruhr.

Il fatto che il coronavirus possa sopravvivere sulle superfici fino a nove giorni sembra in contrasto con le dichiarazioni del portavoce dell'OMS Christian Lindmeier, che aveva stimato una sopravvivenza del coronavirus di gran lunga inferiore: “Se io tossisco sulla mano e passo un telefono, per esempio, ci può essere contagio, ma il tempo di sopravvivenza del virus è molto, molto ridotto e forse dopo mezzora non può più contaminare le persone”, aveva dichiarato in una conferenza stampa tenutasi a Ginevra. L'OMS nella sua pagina dedicata alle domande e risposte sul nuovo coronavirus ha scritto: "Non è certo per quanto tempo il virus responsabile della COVID-19 sopravviva sulle superfici, ma sembra comportarsi come altri coronavirus. Gli studi suggeriscono che i coronavirus (comprese le informazioni preliminari su COVID-19) possano persistere sulle superfici per alcune ore o fino a diversi giorni. Ciò può variare in condizioni diverse (ad esempio il tipo di superficie, la temperatura o l'umidità dell'ambiente)". I CDC americani nella propria pagina di domande e risposte sul virus avevano indicato un potenziale “rischio basso” di contaminazione attraverso pacchi e imballaggi spediti dalla Cina, mentre l'OMS ha dichiarato che il rischio è nullo.

Il virologo dell'Università degli Studi di Milano Fabrizio Pregliasco ha dichiarato a fanpage che nello studio tedesco "si evidenzia che una carica virale può resistere per nove giorni in base a condizioni favorenti, ma ovviamente la carica virale si riduce".  Per sottolineare il basso rischio l'esperto ha ricordato il famoso caso del bacio del professor Aiuti: "Mi viene in mente l'HIV; il professor Aiuti a suo tempo baciò in diretta TV una giovane sieropositiva (Rosaria Iardino NDR), nell'ottica di dire che è vero, il soggetto HIV ha dei virus addirittura nella saliva, nelle lacrime e nel sudore, ma non in una concentrazione virale sufficiente affinché l'infezione sia efficace. Non è che ogni contatto determina la malattia, proprio perché ci vuole una carica infettante adeguata. Il consiglio è sempre quello di lavarsi le mani".

Gli studiosi tedeschi hanno concluso il proprio studio sottolineando che attraverso una buona igiene e pulizia delle superfici si può ridurre in modo significativo la presenza dei coronavirus sulle superfici. “Possono essere inattivati in modo efficiente mediante procedure di disinfezione delle superfici con etanolo al 62-71%, perossido di idrogeno allo 0,5% o ipoclorito di sodio allo 0,1% entro un minuto. Altri agenti biocidi come lo 0,05-0,2% di benzalconio cloruro o lo 0,02% di clorexidina digluconato sono meno efficaci”, hanno scritto gli scienziati nel proprio articolo, pubblicato sulla rivista scientifica specializzata Journal of Hospital Infection.