Sebbene la pandemia di COVID-19 nel corso del 2020 abbia rallentato le attività umane e ridotto le emissioni di gas a effetto serra (e di altri inquinanti), ciò non è stato assolutamente sufficiente a mitigare l'impatto del cambiamento climatico. Lo scorso anno, infatti, è stato fra i primi tre più caldi nella storia, o meglio, da quando vengono raccolti i dati sulle temperature globali. Questo poco virtuoso traguardo è stato raggiunto nonostante si sia verificato il fenomeno climatico chiamato “La Niña”, l'opposto di El Niño, che circa ogni quinquennio tende a raffreddare in modo esteso le temperature superficiali dell'Oceano Pacifico; ciò, di norma, porta a cambiamenti nel clima globale e a una oscillazione verso il basso delle temperature medie, ma il riscaldamento globale in atto è talmente incontenibile che nemmeno questo significativo evento ha avuto effetto. La temperatura media del pianeta nel 2020 è stata di 1,2° C superiore a quella registrata in epoca preindustriale, un dato pericolosamente vicino alla soglia di 1,5° C, considerata dagli scienziati quella critica, superata la quale si va incontro a inevitabili catastrofi ambientali e per l'intera umanità.

A determinare che il 2020 è stato fra i primi tre anni più caldi della storia sono stati gli scienziati dell'Organizzazione Meteorologica Mondiale (WMO – World Meteorological Organization), che ha appena pubblicato il nuovo rapporto “State of the Global Climate 2020 (WMO-No. 1264)”. Potete consultarlo nel dettaglio cliccando sul seguente link. Per calcolare la “febbre” della Terra i ricercatori si basano sui set di dati raccolti da cinque autorevoli missioni/enti di ricerca: Copernicus dell'Agenzia Spaziale Europea (ESA) e Commissione Europea; National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA); NASA; il britannico Met Office HadCRUT e la Japan Met Agency. Il 2020 è risultato appena più fresco del 2016 – l'anno più caldo in assoluto – e un po' più caldo del 2019, sebbene le differenze tra le temperature siano statisticamente poco significative. A preoccupare gli esperti non è il dato del singolo anno, ma è la tendenza osservata su più anni. Basti sapere che gli ultimi 6 anni, dal 2015 in poi, sono stati i più caldi di sempre, così come il decennio conclusosi lo scorso anno. Ma meglio delle parole, a descrivere la situazione è il grafico diffuso dalla WMO, dove si osserva una drammatica impennata delle temperature a partire dalla metà degli anni '70 del secolo scorso.

“Sono passati 28 anni da quando l'Organizzazione meteorologica mondiale ha pubblicato il primo rapporto sullo stato del clima nel 1993, a causa delle preoccupazioni sollevate in quel momento dai cambiamenti climatici previsti”, ha dichiarato nel documento il segretario generale della WHO, il professor Petteri Taalas. “Ora abbiamo altri 28 anni di dati che mostrano aumenti significativi della temperatura sulla terra e sul mare, nonché altri cambiamenti come l'innalzamento del livello del mare, lo scioglimento del ghiaccio marino e dei ghiacciai e i cambiamenti nei modelli di precipitazione”, ha aggiunto l'esperto, facendo riferimento al peggioramento di tutti gli indicatori che certificano l'impatto del riscaldamento globale.

Nonostante le riduzioni nelle emissioni di anidride carbonica legate a lockdown, crollo del traffico e riduzione delle attività industriali a causa della pandemia di COVID-19, la CO2 atmosferica nel 2020 ha continuato ad aumentare; nel 2021, secondo il Met Office, a maggio potrebbe raggiungere il record di 419,5 ± 0,6 ppm, con un aumento di ben 2,29 ppm in più rispetto a maggio 2020. Per quanto concerne il livello medio del mare causato dallo scioglimento dei ghiacci, nel 2020 è continuato a salire nonostante la piccola oscillazione verso il basso estiva legata alla Niña. Il ghiaccio marino artico estivo ha raggiunto un'estensione minima di 3,74 milioni di chilometri (secondo record di riduzione), mentre l'Antartide continua a perdere una media di 200 miliardi di tonnellate (Gigatonnellate) di ghiaccio ogni anno. Ma nel 2020, specificano gli esperti, si sono verificati anche ondate di calore, siccità, incendi, inondazioni, uragani/cicloni e altri eventi atmosferici estremi a livelli record, tutti associati ai cambiamenti climatici che avanzano.

“Tutti i principali indicatori climatici e le informazioni sugli impatti associati fornite in questo rapporto evidenziano un cambiamento climatico inarrestabile e continuo, un aumento e un'intensificazione di eventi estremi e gravi perdite e danni che colpiscono persone, società ed economie”, ha dichiarato il professor Taalas. “La tendenza negativa del clima continuerà per i prossimi decenni indipendentemente dal nostro successo nella mitigazione”, ha chiosato l'esperto. Gli autori del rapporto sottolineano che resta pochissimo tempo per raggiungere gli obiettivi dell'Accordo di Parigi sul Clima del 2015, traguardo che potrebbe salvarci dalle “indicibili sofferenze” previste dal più grande studio mai condotto sui cambiamenti climatici. Non a caso, il tema centrale della Giornata della Terra 2021 (Earth Day) è legato proprio a ciò che ciascuno di noi può fare per proteggere il pianeta e riportarlo al suo antico splendore.