Tra i pochissimi benefici della pandemia di COVID-19, lo scorso anno è stato registrato un calo dell'anidride carbonica immessa nell'atmosfera, soprattutto durante i mesi del lockdown, che ha fermato il traffico e le attività industriali in tutto il mondo. Come sospettato da molti esperti, tuttavia, la lieve fluttuazione verso il basso dovuta alla situazione eccezionale non sarebbe stata altro che un “fuoco di paglia”, e la ripresa delle attività umane – sebbene ancora caratterizzate da diverse limitazioni – non ci hanno messo molto a recuperare il gap e a far raggiungere un nuovo, drammatico record per la CO2. In base alle ultime misurazioni effettuate dagli scienziati della Scripps Institution of Oceanography dell'Università della California di San Diego, infatti, la media per il mese di marzo appena concluso è stata di ben 417,14 parti per milione (ppm), un valore superiore del 50 percento rispetto alla media registrata prima della Rivoluzione Industriale (tra il 1750 e il 1800).

A maggio dello scorso anno, il mese in cui tipicamente i livelli di CO2 raggiungono i valori massimi per via delle fluttuazioni stagionali, gli scienziati della Scripps Institution of Oceanography registrarono per la prima volta un picco superiore ai 417 ppm (417,1 ppm). Ora questo valore è stato sorpassato dalla media di un intero mese, a due mesi di distanza da quello che farà registrare il nuovo picco per il 2021. Secondo le stime del Met Office, infatti, a maggio si prevede che l'anidride carbonica raggiungerà il nuovo record per il 2021 di 419,5 ± 0,6 ppm, con un aumento drammatico di ben 2,29 ppm in più rispetto a maggio 2020. Il nuovo record giornaliero è stato raggiunto lo scorso 3 aprile, con 421,21 ppm, in base alle rilevazioni della National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA) ottenute dai sensori piazzati al Mauna Loa Observatory, alle isole Hawaii. È stata la prima volta che in un singolo giorno le concentrazioni di CO2 hanno superato tale livello, ed entro il mese di maggio si raggiungerà una vetta giornaliera ancora più estrema.

Questi dati non fanno altro che confermare come l'utilizzo dei combustibili fossili, la deforestazione e tutti gli altri fattori antropici che contribuiscono all'immissione della CO2 in atmosfera non stanno affatto arretrando, come suggerirebbero i proclami politici, ma continuano ad aumentare drammaticamente anno dopo anno. L'anidride carbonica è il principale dei gas a effetto serra, e accumulandosi nell'atmosfera ha innescato il riscaldamento globale, facendo aumentare la temperatura media di 1,2° C rispetto all'epoca preindustriale. L'Accordo di Parigi del 2015 prevede di contenere l'aumento delle temperature a 2° C (ma l'obiettivo più virtuoso per evitare catastrofi climatiche è 1,5° C). Se non si prenderanno iniziative forti e immediate per contenere le immissioni di CO2, andremo incontro a un vero e proprio disastro. Senza queste misure, secondo il più grande studio mai condotto sui cambiamenti climatici, l'umanità andrà incontro a “indicibili sofferenze” entro la fine del secolo. Intere regioni e metropoli sommerse dal mare, diffusione di malattie, carestie, guerre per risorse e territorio, siccità estrema, eventi atmosferici devastanti, incendi, ondate di calore mortali e perdita della biodiversità e dei raccolti sono infatti soltanto alcune delle conseguenze che ci attendono.

“Ci sono voluti oltre 200 anni per aumentare del 25 percento la quantità di anidride carbonica nell'atmosfera e solo 30 anni per raggiungere il 50 percento al di sopra dei livelli preindustriali. Questo cambiamento drammatico è come un meteorite umano che colpisce la Terra”, ha dichiarato al Guardian il professor Simon Lewis dello University College di Londra. Ma non è ancora tutto perduto. “Se i Paesi si impegnano da subito per mettere la società su un percorso di tagli duraturi e drastici alle emissioni – aggiunge lo scienziato -, allora possiamo evitare l'aumento costante delle emissioni e gli effetti pericolosamente accelerati del cambiamento climatico”. “Se vogliamo rispettare l'accordo di Parigi e mantenere il riscaldamento globale ben al di sotto dei 2 ° C, abbiamo del lavoro da fare. Sono necessarie riduzioni rapide e sostanziali delle emissioni di CO 2 per evitare i peggiori impatti del cambiamento climatico”, gli ha fatto eco il professor Andrew King, esperto di clima dell'Università di Melbourne. Ogni anno, del resto, immettiamo circa 40 miliardi di tonnellate di CO2 in atmosfera, e nonostante la flessione di 2,5 miliardi di tonnellate dello scorso anno a causa dei lockdown, se non si implementeranno tagli significativi e strutturali la CO2 continuerà ad accumularsi, portandoci sempre più vicini al baratro.