Il 22 aprile si celebra la Giornata della Terra (Earth Day), un evento globale dedicato alla tutela del nostro pianeta che nel 2021 festeggia il 51esimo anniversario. Il primo Earth Day si tenne infatti nel lontano 1970, negli Stati Uniti, quando ben 20 milioni di americani scesero in strade e piazze per sottolineare che un ambiente sano, pulito e sostenibile è un diritto universale per ciascun essere umano. L'evento inaugurale si svolse per iniziativa del senatore Gaylord Nelson, rimasto profondamente colpito dal disastro petrolifero di Santa Barbara verificatosi tra gennaio e febbraio del 1969. Fino a 100mila barili di greggio fuoriuscirono da una piattaforma petrolifera e si riversarono nelle acque innanzi alla California meridionale, uccidendo migliaia di uccelli, delfini, leoni marini, elefanti marini e numerosi altri animali. All'epoca fu il peggior evento di questo genere negli USA e oggi è classificato al terzo posto per gravità, dopo gli incidenti della Deepwater Horizon nel 2010 e della Exxon Valdez nel 1989. Col passare degli anni l'Earth Day ha raccolto sempre più adesioni e oggi la giornata internazionale è riconosciuta dall'Organizzazione delle Nazione Unite (ONU). Oltre un miliardo di persone di 193 Paesi sono coinvolte ogni anno dalle iniziative dell'Earth Day.

Da più di 10 anni l'argomento principale attorno al quale gravitano le tematiche delle giornate della Terra è il cambiamento climatico, una delle più gravi minacce che incombe sull'umanità intera. Fortunatamente non è ancora troppo tardi per agire e scongiurare un destino di catastrofi. Il tema centrale dell'Earth Day 2021, Restore Our Earth, è dedicato proprio a ciò che ciascuno di noi può fare per permettere agli ecosistemi di recuperare da sfruttamento, contaminazione e distruzione che abbiamo perpetrato dall'inizio della Rivoluzione Industriale. “Il tema rifiuta l'idea che la mitigazione o l'adattamento siano gli unici modi per affrontare il cambiamento climatico”, spiegano gli organizzatori dell'Earth Day. “Spetta a ciascuno di noi ripristinare la nostra Terra non solo perché dobbiamo prenderci cura del mondo naturale, ma perché ci viviamo. Abbiamo tutti bisogno di una Terra sana per sostenere il nostro lavoro, i mezzi di sussistenza, la salute, la sopravvivenza e la felicità. Un pianeta sano non è un'opzione, è una necessità”, chiosa il comunicato stampa del comitato organizzativo. “Dobbiamo concentrarci sui processi naturali, sulle tecnologie verdi e sul pensiero innovativo che assieme possono contribuire in maniera duratura e trasformativa a ripristinare la nostra Terra”, ha dichiarato in un'intervista a Vogue Kathleen Rogers, presidente di EarthDay.org.

E qual è uno dei metodi migliori per ridurre l'impatto personale nelle emissioni di carbonio, che sono alla base dei cambiamenti climatici? Secondo l'organizzazione animalista e ambientalista PETA (acronimo di People for the Ethical Treatment of Animals) c'è la scelta di una dieta completamente basata su alimenti di origine vegetale. Una dieta vegana, dunque. PETA chiede che il 22 aprile tutti quanti si impegnino a mangiare vegano, almeno per un giorno, ma il consiglio è naturalmente quello di iniziare ad abbracciare la dieta vegana come modello di vita. Per molteplici ragioni. Diventare vegani abbatte il proprio impatto di emissioni di carbonio del 73 percento, spiega PETA citando una serie di indagini (comprese alcune dell'ONU) che evidenzia l'enorme contributo degli allevamenti alla diffusione dei gas a effetto serra. “Se smettessimo tutti di mangiare carne e latticini, l'uso globale dei terreni agricoli potrebbe essere ridotto del 75 percento”, sottolinea l'organizzazione, aggiungendo che vasta parte dei terreni agricoli è coltivata proprio per fornire foraggio agli animali che finiscono sulle nostre tavole. “L'agricoltura legata agli animali è responsabile di circa il 14,5% delle emissioni di gas serra a livello globale, il che, secondo alcune stime, è più delle emissioni combinate di tutte le forme di trasporto”. PETA specifica inoltre che ogni anno ben 760 milioni di tonnellate di grano vengono utilizzate per alimentare gli animali degli allevamenti. Se tutto questo grano fosse utilizzato per nutrire gli uomini, “ci sarebbe cibo a sufficienza per tutti”.

Un'alimentazione di origine vegetale non solo abbatterebbe le emissioni di gas a effetto serra come l'anidride carbonica, il volano dei cambiamenti climatici, ma garantirebbe anche un significativo risparmio di acqua, un bene sempre più prezioso. Per produrre un chilogrammo di carne bovina, infatti, servono 15mila litri di acqua, mentre l'allevamento di vacche da latte “richiede il 72% di acqua in più rispetto a quella utilizzata per produrre latte di soia”. Mangiando solo alimenti di origine vegetale, la nostra impronta idrica verrebbe ridotta di quasi il 60 percento. PETA sottolinea che un'alimentazione di questo tipo ci aiuterebbe anche a prevenire nuove pandemie come quella di COVID-19. Si tratta infatti di una zoonosi verosimilmente innescata in un mercato umido cinese dove venivano venduti animali selvatici entrati in contatto col coronavirus SARS-CoV-2, che ha acquisito la capacità di fare il salto di specie (spillover) e infettare anche l'uomo. Per tutte queste ragioni un'alimentazione basata su prodotti di origine vegetale darebbe un enorme contributo nell'abbattere i pilastri che sono alla base del riscaldamento globale, di concerto con un nuovo piano di gestione energetica completamente votato alle fonti verdi e rinnovabili. Se non faremo presto qualcosa, del resto, secondo il più grande studio mai condotto sui cambiamenti climatici l'umanità andrà incontro a “indicibili sofferenze” nel giro di pochi decenni.