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Covid 19
20 Novembre 2020
13:30

I pazienti COVID con diabete e ipertensione rischiano di più ictus ed emorragie cerebrali

Analizzando le scansioni cerebrali di pazienti ricoverati per COVID-19 in ospedale universitario della Pennsylvania, un team di ricerca americano ha dimostrato che chi soffriva di diabete di tipo 2 e ipertensione aveva un rischio maggiore di sviluppare ictus, emorragie cerebrali e altre complicazioni neurologiche.
A cura di Andrea Centini
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I pazienti che soffrono di diabete di tipo 2 e/o ipertensione hanno un maggiore rischio di sviluppare ictus, emorragie cerebrali e altre complicazioni neurologiche nel caso dovessero contrarre la COVID-19, l'infezione provocata dal coronavirus SARS-CoV-2. Pur essendo un virus respiratorio, infatti, il patogeno emerso in Cina ha dimostrato di essere in grado di colpire in modo pesante – e potenzialmente letale – anche molti altri organi, come cuore, reni e appunto il cervello. Per quanto concerne il sistema nervoso, non è ancora chiaro se i danni siano direttamente provocati dal virus o derivino da una severa risposta infiammatoria, ma è ormai evidente che chi viene contagiato rischia anche eventi neurologici. Ora sappiamo che i pazienti con diabete e problemi di pressione sono ancora più esposti a queste potenziali conseguenze.

A determinare l'associazione tra COVID-19, diabete di tipo 2, ipertensione e rischio di complicazioni neurologiche è stato un team di ricerca americano guidato da scienziati della Scuola di Medicina “Perelman” dell'Università Statale della Pannsylvania. Gli studiosi, coordinati dal professor Colbey W. Freeman, direttore presso il Dipartimento di Radiologia dell'ateneo, sono giunti alle loro conclusioni dopo aver analizzato TAC e risonanze magnetiche di oltre 1.300 pazienti contagiati dal coronavirus SARS-CoV-2 e ricoverati presso l'istituto, tra gennaio e aprile del 2020. Fra tutti i pazienti, in 81 sono stati sottoposti a scansioni cerebrali, nella maggior parte dei casi richieste dai medici per “stati mentali alterati e deficit neurologici come problemi di linguaggio e visione”, hanno scritto i ricercatori in un comunicato stampa.

Poco più del 20 percento (circa uno su cinque) dei pazienti con manifestazioni neurologiche, ha sviluppato complicazioni severe e critiche come ictus, emorragie cerebrali e vasi sanguigni ostruiti. In tre, purtroppo, hanno perduto la vita durante il ricovero. Come spiegato da Freeman e colleghi, la metà dei pazienti con queste problematiche aveva ipertensione e o diabete di tipo 2, due fra le patologie preesistenti maggiormente associate alla mortalità per COVID-19. Una recente indagine condotta dall'Istituto Superiore di Sanità (ISS) sulle cartelle cliniche di oltre cinquemila deceduti in Italia a causa del coronavirus ha dimostrato che il 65,7 percento (1.339 donne e 1.978 uomini) soffriva di ipertensione, mentre il 29,3 percento (532 donne e 948 uomini) aveva anche o solo il diabete mellito di tipo-2. Si trattava della prima e della seconda comorbilità più diffuse nel campione.

“Sebbene le complicazioni al cervello siano rare, sono una conseguenza sempre più segnalata e potenzialmente devastante della COVID-19”, ha sottolineato il professor Freeman, commentando i risultati della sua indagine. Gli scienziati non sanno come il virus riesca a colpire il tessuto cerebrale, ma ritengono che il “principale colpevole” sia proprio l'infiammazione, un sospetto suffragato dal fatto che i biomarcatori sanguigni legati allo stato infiammatorio erano in concentrazioni elevate nei pazienti con complicazioni critiche. “Quando il tuo corpo è in uno stato infiammatorio, produce tutte queste molecole chiamate citochine per aiutare a reclutare il sistema immunitario a svolgere la sua funzione. Sfortunatamente, se le citochine sono prodotte in eccesso, la risposta immunitaria inizia effettivamente a fare danni”, ha spiegato Freeman, riferendosi alla famigerata “tempesta di citochine”. Gli scienziati, che monitoreranno anche gli effetti neurologici sul lungo periodo, hanno presentato i risultati della propria indagine durante il meeting annuale della Radiological Society of North America (RSNA).

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