Per qualche ragione casi sporadici di malattie infettive, come il Colera o la Tubercolosi, si trasformano facilmente in “allarme sanitario”, specialmente se le vittime sono dei migranti. Non approfondiremo le ragioni ideologiche di queste autentiche fake news, ci limiteremo invece a spiegare perché sono infondate, anche perché gli agenti patogeni non hanno particolari preferenze quando cercano un organismo da infettare. Un aspetto che accomuna tutti gli allarmi sanitari è la convinzione che basti ospitare un patogeno per trasformarci automaticamente in untori. La realtà è più complessa, virus e batteri hanno vie e condizioni ambientali specifiche in cui potersi diffondere, spesso legate a scarsa igiene, acqua contaminata e condizioni di vita disagiate.

Allarme colera a Napoli

Il più recente allarme è avvenuto a Napoli, riguarda il caso di una madre affetta da Colera assieme al figlio, provengono entrambi dal Bangladesh, paese dal quale erano da poco rientrati. Sono stati immediatamente ricoverati nell’ospedale di Cotugno e il commissario straordinario Antonio Giordano ha smentito ogni possibile pericolo:

I contatti familiari sono stati individuati e sono ora sotto stretta osservazione sanitaria. La situazione è del tutto sotto controllo.

Non si tratta di affermazioni studiate per censurare onde evitare di disseminare il panico. Basta approfondire un minimo la natura di questa malattia per capire che non ha senso allarmare le persone. La trasmissione del batterio responsabile del Colera avviene per ingestione d’acqua o di alimenti contaminati dalle feci, il contagio diretto infatti avviene per via oro-fecale, cosa piuttosto difficile nelle condizioni igieniche in cui ci troviamo. Con buona pace di chi ha ancora dubbi, l’acqua dei nostri rubinetti è sicura.

Allarme Tubercolosi su WhatsApp

Nel caso della Tubercolosi (Tbc) di virale c’è “solo” il passa-parola avvenuto recentemente nei social e nei servizi di messaggistica come WhatsApp. Per il resto il discorso è molto simile a quello del Colera. I dati in nostro possesso collegano i casi di Tbc proprio coi migranti, ma sono in progressiva diminuzione. Anche in questo caso sono le scarse condizioni igieniche a rendere possibile la diffusione del batterio responsabile. Se diamo un’occhiata ai casi registrati in Italia dal 1995 al 2017 scopriamo che siamo passati dai 9,5 casi ogni 100mila abitanti ai 6,5. Uno sguardo ai casi registrati nei migranti invece ci porta a constatarne un sostanziale decremento tra il 2006 ed il 2017, mentre nella popolazione generale non risultano variazioni rilevanti. Questo significa che non esiste un allarme Tbc, tanto meno attribuibile ai migranti.

Il ritorno della Scabbia

L’allarme scabbia viene rilanciato già dal 2015, nonostante si tratti di una malattia endemica in Italia, come spiegava anche il presidente dell’Ordine dei medici di Sicilia Toty Amato:

Abbiamo avuto a che fare con la scabbia da sempre. Per convincersene basta andare in farmacia, dove in scaffale dispongono di una vasta gamma di prodotti contro questa malattia. Se fosse una novità le case farmaceutiche non produrrebbero gli antidoti.

Come per il Colera si tratta di una malattia la cui trasmissione ha a che fare con l’acqua. Quindi scarse condizioni di igiene possono favorirla. Il suo vettore principale è l’acaro Sarcoptes scabiei, ma può essere trasmessa – più raramente – anche attraverso degli oggetti. Come riscontrato in diversi studi è molto più facile che il contagio avvenga in situazioni di estremo affollamento in condizioni igieniche pressoché nulle, proprio quel che accade durante un viaggio disperato su dei barconi. I bambini sono tra i soggetti più vulnerabili.

I migranti ci portano la Meningite?

In precedenza ci eravamo già occupati di un allarme fasullo riguardante la Meningite collegato ai migranti. In questo caso l’infondatezza di tesi che legano i migranti ad un contagio di massa riguarda lo stesso patogeno, anzi “i patogeni”, perché esistono ceppi diversi. In Europa abbiamo il Meningococco di tipo C, con una minoranza di tipo B. Ma in Africa, continente da cui provengono i presunti “untori”, abbiamo il ceppo di tipo A. Dando un’occhiata ai numeri, per capire se effettivamente esiste un’impennata dei casi in Italia, scopriamo che questo non risulta affatto. L’Istituto superiore di sanità non ha riscontrato alcuna epidemia, mentre il numero di casi accertati rimane stabile.

La bambina morta di Malaria

Il caso di Sofia Zago morta di Malaria in un ospedale di Brescia nella notte tra il 2 ed il 3 settembre 2017, è stato immediatamente strumentalizzato per lanciare l’ennesimo allarme sanitario infondato legato ai migranti. Nello stesso ospedale in cui era ricoverata la bambina erano ospitati anche due bimbi affetti da Malaria, provenienti dal Burkina Faso. Sarà lo stesso nonno della piccola a criticare aspramente i collegamenti coi migranti:

Nessuno ci restituirà Sofia. Ma prendersela con gli stranieri, o con i medici, non fa onore a chi finge di avere a cuore la verità per gli altri.

Sono diverse le cose che non sappiamo in merito (ed il nulla non dimostra niente), per esempio ancora non è accertato se il ceppo del batterio Plasmodium Falciparum era lo stesso; dal momento che il vettore della Malaria sono le zanzare o trasfusioni di sangue, i sospetti degli inquirenti si sono concentrati sui medici curanti. Insomma, il caso in questione è talmente incredibile che ci suggerisce già l’impossibilità di un pericolo sanitario, che effettivamente dopo un anno non è stato mai riscontrato.