Un altro, promettente farmaco è entrato a far parte di quelli approvati per la lotta alla COVID-19, l'infezione scatenata dal coronavirus SARS-CoV-2. Si tratta del principio attivo ruxolitinib, prodotto e venduto dalle case farmaceutiche Novartis e Incyte Pharmaceuticals con i nomi commerciali di Jakafi e Jakavi. Il farmaco viene utilizzato con successo contro una forma di cancro al sangue e al midollo osseo, la mielofibrosi, ma anche per ridurre il rischio di rigetto dopo un trapianto di midollo osseo. È stato sperimentato anche per altre condizioni, come il cancro al pancreas, la policitemia vera, la psoriasi a placche, l'alopecia aerata e altre ancora.

Ad approvare l'utilizzo compassionevole del ruxolitinib è stata l'Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA). I medici saranno autorizzati a somministrarlo ai pazienti contagiati dal coronavirus che sperimentano insufficienza respiratoria (uno dei sintomi caratteristici della patologia), ma che tuttavia non richiedono la ventilazione polmonare invasiva in terapia intensiva, ovvero l'intubazione in stato di incoscienza. Il trattamento col Jakavi è definito “off label”, cioè fuori etichetta, poiché non è espressamente approvato per il trattamento della COVID-19, come del resto avviene per ogni altro farmaco che i medici stanno sperimentando. Fra essi ci sono l'antivirale sviluppato per l'Ebola remdesevir; gli antiretrovirali contro il virus dell'HIV lopinavir e ritonavir; gli antimalarici clorochina e idrossiclorochina e il farmaco per l'artrite reumatoide Tocilizumab.

Ma perché un medicinale utilizzato in ematologia è potenzialmente efficace contro il coronavirus? Il ruxolitinib è un inibitore della janus chinasi che ha dimostrato di contrastare reazioni immunitarie sproporzionate chiamate “tempeste di citochine”, conosciute anche con i nomi di sindrome da risposta infiammatoria sistemica, sindrome da rilascio di citochine, linfoistiocitosi emofagocitica e altri ancora. In parole semplici, quando l'organismo viene aggredito dal SARS-CoV-2, risponde in maniera estremamente violenta, con una reazione che può essere fatale. Durante questo processo infiammatorio vengono rilasciate molecole immunitarie (le citochine) che possono danneggiare organi e provocare la morte. Una delle complicazioni più gravi della COVID-19, la sindrome da distress respiratorio acuto o ARDS, è legata all'accumulo di materiale infiammatorio nei polmoni e deriva dalla tempesta di citochine. Poiché il ruxolitinib contrasta reazioni immunitarie analoghe scaturite da patologie ematologiche, i medici hanno pensato che possa essere efficace anche contro gli effetti del coronavirus.

Grazie all'approvazione, il farmaco sarà distribuito in tutti gli ospedali italiani su specifica richiesta dei medici, che potranno così testarlo sui propri pazienti. In alcuni test circoscritti è stato osservato un miglioramento clinico, ma per confermare l'effettiva efficacia del ruxolitinib saranno necessari studi clinici ad hoc. La Novartis fornirà il farmaco gratuitamente durante tutto il periodo dell'emergenza coronavirus, facendo in modo che non manchino mai le scorte ai pazienti ematologici per i quali il trattamento è già raccomandato.