Coronavirus
24 Maggio 2021
11:14

Epidemia di influenza aviaria H5N8 rilevata in 46 Paesi: quali sono i rischi per l’uomo

Il virus dell’influenza aviaria ad alta patogenicità (HPAIV) del sottotipo H5N8 è stato rilevato in 46 Paesi dall’inizio del 2020, sia in allevamenti che tra gli uccelli selvatici. In Russia, nel febbraio 2021, sono stati registrati anche i primi sette casi umani. A causa delle caratteristiche del patogeno gli scienziati ritengono che possa rappresentare una minaccia per la salute globale.
A cura di Andrea Centini
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In occasione del Global Health Summit tenutosi recentemente a Roma, un gruppo di 26 scienziati ha lanciato l'allarme sull'"era delle pandemie" (age of pandemics) nella quale rischiamo di entrare. Proprio mentre la pandemia di COVID-19 sembra essersi avviata verso una fase di decrescita che dovrebbe rendere il coronavirus SARS-CoV-2 endemico (anche grazie alla campagna vaccinale), la minaccia che altri patogeni possano compiere il salto di specie all'uomo (lo spillover) o che altri già presenti possano "esplodere" non è assolutamente da sottovalutare. La distruzione dell'ambiente naturale, lo sfruttamento della fauna selvatica, l'urbanizzazione, i cambiamenti climatici altri processi di origine antropica in atto sono tutti fattori che possono catalizzare l'entrata in questa nuova era di emergenze pandemiche. Tra i virus che stanno preoccupando di più gli esperti vi è quello dell'influenza aviaria ad alta patogenicità (HPAIV) del sottotipo H5N8, che a partire dallo scorso anno ha dato vita a focolai emergenti nelle popolazioni di uccelli di decine di Paesi.

Si teme che questo virus, facente parte del gruppo H5Ny caratterizzato da una spiccata propensione a diffondersi attraverso i viaggi degli uccelli migratori e a mutare, possa evolvere e rappresentare un concreto rischio per la salute globale. A sottolinearlo gli scienziati Weifeng Shi e George F. Gao del Key Laboratory of Etiology and Epidemiology of Emerging Infectious Diseases in Universities of Shandong – Shandong First Medical University and Shandong Academy of Medical Sciences, del Centro cinese per il controllo e la prevenzione delle malattie e dell'Accademia Cinese delle Scienze. I due studiosi furono tra i primi a descrivere e studiare il coronavirus SARS-CoV-2, responsabile della pandemia di COVID-19 che stiamo vivendo da un anno e mezzo. Nel nuovo articolo pubblicato su Science, gli scienziati sottolineano che le aree geografiche colpite dalle epidemie di H5N8 sono in costante espansione: dal 2020 sono ben 46 i Paesi colpiti, Italia compresa. All'inizio di quest'anno l'Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie (IZSVe) ha rilevato diversi casi di H5N8 in uccelli selvatici, in particolar modo nel Nordest dell'Italia, dove si trovano importanti zone umide. Tra le specie più colpite anatidi come germani reali, alzavole e fischioni. Sempre a gennaio alcuni casi furono registrati in un allevamento familiare di Lugo, in provincia di Ravenna; ad essere colpiti furono esemplari di gru coronate grigie (Balearica regulorum), morti a causa dell'infezione. Da quando un grande focolaio falcidiò un allevamento di tacchini in Polonia alla fine del 2019, i focolai emergenti di H5N8 si sono sviluppati a macchia di leopardo in numerosi Paesi europei, verosimilmente innescati proprio dagli uccelli migratori, in grado di trasmettere il virus a quelli da allevamento.

A febbraio del 2021 furono annunciati dai dirigenti del servizio federale “Surveillance on Consumer Rights Protection and Human Wellbeing” i primi sette casi umani di influenza aviaria H5N8 in un allevamento di pollame nel Sud della Russia. Fortunatamente tutte le persone interessate risultarono asintomatiche, ma si trattò della prova che il virus è in grado di passare all'uomo (il contagio da uomo e uomo non è stato ancora dimostrato). Del virus H5N8 c'è un ceppo in particolare a preoccupare i due esperti cinesi, il clade 2.3.4, segnalato per la prima volta in un mercato umido cinese nel 2010 e oggi responsabile della maggior parte delle epidemie che coinvolgono questo virus. “Il clade 2.3.4 degli H5 AIVs, e in particolar modo del sottotipo H5N8, ha chiaramente mostrato una propensione alla rapida diffusione globale negli uccelli migratori”, hanno scritto i due scienziati cinesi nel proprio articolo. Sebbene le misure anti COVID abbiano avuto un impatto positivo anche sulla circolazione dei virus dell'influenza umana stagionale (A e B), diversi virus AIV del gruppo H5Ny altamente patogeni – come H5N1, H5N2, H5N5 e H5N8 – si sono diffusi in decine dei Paesi. Quelli che fanno parte del clade 2.3.4 stanno manifestando alcuni adattamenti del legame cellulare che potrebbero catalizzare il rischio di trasmissione all'uomo e anche la potenziale trasmissibilità da uomo a uomo.

“A causa della lunghe migrazioni degli uccelli selvatici, dell'innata capacità di riassortimento degli AIV, dell'aumentata capacità di legame del recettore di tipo umano e della costante variazione antigenica degli HPAIV, è imperativo che la diffusione globale e il rischio potenziale degli AIV H5N8 per gli allevamenti di pollame, la fauna aviaria e la salute pubblica globale non vengono ignorati”, hanno sottolineato i professori Shi e Gao. Basti pensare che nell'allevamento russo dove sono stati contagiati i sette dipendenti sono morte oltre centomila galline su 900mila a causa del virus e, sebbene per l'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) resta basso il rischio che il virus riesca ad acquisire la capacità di essere trasmesso da uomo e uomo – ciò che ha reso il SARS-CoV-2 così catastrofico – , per molti scienziati si tratta di un motivo di preoccupazione. Il professor Richard Webby, direttore del Collaborating Center for Studies on the Ecology of Influenza in Animals and Birds dell’OMS, ha dichiarato che tutti i virus H5 rappresentano un motivo di preoccupazione perché alcuni sono stati in grado di infettare e uccidere le persone (l'OMS segnala 856 casi di H5N1 con 455 vittime), tuttavia, al momento tutti questi virus hanno “lo stesso tipo di capacità di legame con le cellule umane, che è limitata”. Ma non si può sottovalutare il rischio che mutando possano trasformarsi in una nuova minaccia pandemica per l'intera umanità.

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