Da quando il coronavirus SARS-CoV-2 ha iniziato a diffondersi nel mondo è iniziata una vera e propria corsa al vaccino, che ha coinvolto – e sta coinvolgendo tuttora – colossi farmaceutici, laboratori privati, aziende di biotecnologie, università e centri di ricerca sparsi ai quattro angoli del globo. Ottenere una preparazione sicura ed efficace, e soprattutto farlo per primi, non rappresenta solo un traguardo scientifico di rilevanza storica, considerando l'impatto catastrofico che la pandemia di COVID-19 sta avendo a livello globale, ma assicura anche un ritorno di immagine e di prestigio senza precedenti per un intero Paese, che in pratica verrebbe accolto come il “salvatore del mondo”. Gli interessi economici e geopolitici in ballo sono dunque enormi, e come dichiarato al Guardian dal professor Sir Richard Peto dell'Università di Oxford, ricercatore di fama internazionale, le pressioni e le “spintarelle” da parte dei governi per accelerare la produzione e arrivare per primi al "traguardo" potrebbero portare anche a un vaccino peggiore, in termini di sicurezza ed efficacia. Insomma, la propaganda politica potrebbe fare parecchi danni. Alla luce di queste premesse, la trasparenza dei dati e della sperimentazione clinica rappresentano la chiave di volta per ottenere la fiducia della comunità scientifica internazionale, e di riflesso anche della popolazione. Se di alcuni vaccini si parla meno degli altri – come ad esempio dello Sputnik V russo (sviluppato da scienziati e del Gamaleya Research Institute di Mosca) o dell'Ad5-nCoV cinese (messo a punto dalla CanSino Biological Inc. in collaborazione dell'Istituto di Biotecnologie di Pechino), nonostante comunicati stampa e proclami altisonanti da parte di governi e società coinvolti, la ragione risiede proprio nel fatto che non si è sempre manifestata quella trasparenza richiesta dalla comunità scientifica, il cui scetticismo è stato palpabile a più riprese. Vediamo perché.

Il vaccino russo Sputnik V

Lo scorso 11 agosto il presidente Vladimir Putin annunciò al mondo intero che il vaccino Gam-Covid-Vac, ribattezzato “Sputnik V” per omaggiare il pionieristico programma satellitare russo, era stato appena approvato dal Ministero della Salute. Una mossa a sorpresa, considerando che all'epoca si era appena entrati nella Fase 3 della sperimentazione clinica (quella che di norma precede l'autorizzazione da parte degli enti regolatori) e che gli scienziati all'epoca non avevano ancora condiviso i dati dei trial clinici che hanno determinato l'approvazione. Ai più sembrò come un annuncio propagandistico, e l'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) espresse immediatamente scetticismo. Nemmeno la pubblicazione sull'autorevole rivista scientifica The Lancet dei promettenti risultati degli studi di Fase 1 e 2 sulla produzione di anticorpi convinse gli scienziati. E per diverse ragioni. Tra i principali detrattori anche il microbiologo Enrico Bucci, che mise in evidenza il numero esiguo di partecipanti alla sperimentazione e la presentazione dei dati. Un caso analogo si è replicato nelle ultime settimane. Ad appena 48 ore del primo comunicato stampa di Pfizer e BioNTech sull'efficacia del proprio vaccino anti COVID, il Centro Nazionale di Epidemiologia e Microbiologia Gamaleya di Mosca ha comunicato che lo Sputnik V aveva un'efficacia maggiore del 2 percento rispetto alla preparazione americana-tedesca (92% contro 90%, soglie che nei giorni successivi si sono ulteriormente innalzate con nuovi annunci). L'analisi dei dati preliminari aveva tuttavia coperto solo 20 casi totali di COVID-19, contro i 94 legati alla sperimentazione del vaccino di Pfizer, un numero troppo esiguo per essere considerato “convincente” da parte di altri esperti russi e internazionali, come sottolineato in un editoriale pubblicato sull'autorevole rivista scientifica Science. “Temo che abbiano esaminato i risultati di Pfizer e abbiano aggiunto il 2 percento”, è stato il commento sprezzante di Svetlana Zavidova, direttrice dell'Associazione russa delle organizzazioni impegnate nella sperimentazione clinica. “Le affermazioni non superano ‘il test dell'olfatto'”, le ha fatto eco il dottor Wayne Koff, direttore di un progetto non profit sui vaccini umani, ritenendo i dati non convincenti (a dir poco). “La Food and Drug Administration non avrebbe accettato un rapporto su 20 casi”, ha aggiunto il dottor John Moore, un ricercatore specializzato in vaccini del Weill Cornell Medical College.

A rendere la situazione ancor più delicata, la tecnologia sulla quale si basa lo Sputnik V, ovvero la combinazione di due adenovirus (Ad5 e Ad6) ingegnerizzati per spingere il nostro organismo a produrre immunità contro il coronavirus SARS-CoV-2. Secondo i vecchi studi STEP e Phambili, l'Ad5 sarebbe legato a un aumentato rischio di contrarre il virus dell'HIV (quello responsabile dell'AIDS), e come affermato da alcuni esperti su Science bisognerebbe andare molto cauti nel verificare la sicurezza di vaccini basati su questo ceppo di adenovirus. Ad oggi, comunque, lo Sputnik V è risultato sicuro nella sperimentazione e ha determinato solo sintomi lievi come febbre, mal di testa, dolore al sito dell'iniezione, dolori muscolari e via discorrendo, effetti collaterali (che colpirebbero il 15 percento dei vaccinati) del tutto identici a quelli di una comune vaccinazione antinfluenzale. Negli ultimi giorni gli scienziati russi hanno dichiarato che il vaccino ha un'efficacia del 95 percento circa (rilevata su dati preliminari a 42 giorni dalla prima dose), e poche ore dopo l'annuncio dell'approvazione del vaccino di Pfizer-BioNTech nel Regno Unito (anch'essa accolta con perplessità dall'Unione Europea), Vladimir Putin ha annunciato la vaccinazione su vasta scala con lo Sputnik V. Inizierà questo fine settimana a Mosca e nella prossima settimana nel resto del Paese, coinvolgendo le fasce più a rischio della popolazione.

Il vaccino cinese Ad5-nCoV

Per quanto concerne il vaccino cinese Ad5-nCoV, sviluppato dalla CanSino Biological Inc. in collaborazione con esperti dell'Istituto di Biotecnologie di Pechino e l'Accademia , le informazioni sono ancora più "nebulose". Nonostante i risultati incoraggianti rilevati negli studi clinici di Fase 1 e 2, sia in termini di produzione di anticorpi che sicurezza, anche in questo caso vi è stata un'approvazione accelerata da parte delle autorità locali, con somministrazioni organizzate ben prima della fine naturale dell'iter sperimentale. Basti pensare che già dal mese di giugno la Commissione Militare Centrale aveva approvato l'uso di massa del vaccino sui soldati. Non è noto se questa vaccinazione sia stata obbligatoria e se abbia interessato tutto il personale militare del Dragone. A luglio inoltre è partito un programma di vaccinazione pubblico, anche col coinvolgimento di altre preparazioni (sono almeno 3 o 4 i vaccini anti COVID somministrati in Cina). Come indicato in un editoriale pubblicato su Nature, c'è seria preoccupazione sia in patria che all'estero tra gli esperti, a causa delle numerose vaccinazioni condotte al di fuori degli studi clinici. Ad agosto il direttore del programma sui vaccini Zheng Zhongwei aveva rivelato per la prima volta l'avvio della campagna vaccinale, sottolineando che si stavano coinvolgendo fasce di popolazione ad alto rischio, come operatori sanitari e funzionari doganali, con la possibilità di includere altre categorie. Tutto questo sta avvenendo al di fuori dei protocolli di approvazione internazionali, e tenendo presente che la ricerca in Cina spesso segue "binari" diversi da quelli occidentali, non c'è da stupirsi che la comunità scientifica sia scettica su queste preparazioni, e di riflesso se ne parli meno rispetto ad altre. Nonostante queste premesse, come riportato dalla CNN, la Cina ha annunciato che distribuirà centinaia di milioni di dosi dei propri vaccini a diversi Paesi. CanSino Biologics, ad esempio, ha comunicato che ne consegnerà 35 milioni al Messico, dopo la sottoscrizione di un accordo. Va infine tenuto presente che anche l' Ad5-nCoV si basa sul vettore virale adenovirus Ad5, pertanto valgono le stesse considerazioni fatte dagli esperti per lo Sputnik V. Ad oggi, comunque, per quello che sappiamo gli effetti collaterali di tutte e due le preparazioni sono lievi e non mettono a repentaglio la salute dei vaccinati, inoltre la risposta anticorpale sembra essere robusta. Nessuno esclude che questi vaccini possano essere efficaci tanto quanto quelli più citati dai media, o magari addirittura migliori, ma la comunità scientifica internazionale ha naturalmente bisogno di tutti i dati e di trasparenza per esprimere un parere autorevole.