Il vaccino russoSputnik V” determina una significativa produzione di anticorpi contro il coronavirus SARS-CoV-2 e non induce effetti collaterali gravi. In altri termini, appare sicuro e teoricamente in grado di proteggere dalla COVID-19, l'infezione provocata dal patogeno emerso in Cina. A dimostrarlo lo studio “Safety and immunogenicity of an rAd26 and rAd5 vector-based heterologous prime-boost COVID-19 vaccine in two formulations: two open, non-randomised phase 1/2 studies from Russia” pubblicato sull'autorevole rivista scientifica The Lancet.

Il primo vaccino approvato

Si tratta dei primi dati scientifici “certificati” sullo Sputnik V, balzato agli onori della cronaca nei giorni scorsi per essere stato il primo vaccino anti COVID al mondo a essere approvato per l'uso di massa. In precedenza un annuncio del genere aveva riguardato anche il vaccino cinese Ad5-nCoV della CanSino Biological Inc. e dell'Istituto di Biotecnologie di Pechino, la cui autorizzazione ha tuttavia riguardato solo i militari e non la popolazione generale. Ad annunciare l'approvazione dello Sputnik V il presidente Vladimir Putin in persona, durante una conferenza stampa in cui ha dichiarato che anche una delle sue figlie si è sottoposta alla vaccinazione sperimentale. La preparazione è stata messa a punto dal Gamaleya Research Institute di Mosca ed è stata approvata dal Ministero della Salute russo, tra lo scetticismo delle comunità scientifica internazionale. Ora ci sono disponibili le prime prove della sua (potenziale) efficacia.

Come funziona il vaccino russo

Il vaccino, di tipo eterologo, è basato su due componenti distinte: un vettore di adenovirus ricombinante di tipo 26 (rAd26) e un vettore di adenovirus ricombinante di tipo 5 (rAd5). Questi due ceppi di adenovirus sono utilizzati come “navette” per presentare all'organismo umano il materiale genetico relativo alla Proteina S o Spike del coronavirus SARS-CoV-2, quella che il patogeno sfrutta per legarsi al recettore ACE2 delle cellule umane, disgregare la parete cellulare, riversarsi all'interno e dare il via al processo di replicazione, che è alla base dell'infezione (COVID-19). Quando i vettori vengono iniettati nell'organismo umano, o quando si viene esposti al patogeno vero e proprio, il sistema immunitario risponde producendo gli anticorpi o immunoglobuline, glicoproteine in grado di riconoscere l'agente esterno – nel caso specifico la proteina S del coronavirus – e rispondere all'invasione. Gli anticorpi sono caratterizzati da una peculiare forma a Y che permette loro di identificare il nemico e attivarsi: i più “importanti” nel prevenire una patologia infettiva sono i cosiddetti anticorpi neutralizzanti IgG. La vaccinazione serve ad addestrare l'organismo a difendersi, presentando dosi controllate dell'antigene che permette lo sviluppo dell'immunogenicità (che può essere a vita o temporanea a seconda dell'aggressore).

Per verificare sicurezza ed immunogenicità del vaccino Sputnik V, gli scienziati russi hanno coinvolto 76 volontari sani tra i 18 e i 60 anni e li hanno sottoposti a due iniezioni per via intramuscolare. Come si legge nell'abstract dello studio, entrambe le formulazioni testate sono state ben tollerate dai partecipanti, che hanno manifestato solo effetti collaterali lievi, spariti rapidamente. Gli eventi avversi più comuni sono stati dolore nel sito di iniezione (58 percento); ipertermia (50 percento); mal di testa (42 percento); astenia (28 percento); e dolore muscolare e articolare (24 percento). Non sono stati evidenziati eventi avversi gravi. Durante il periodo di follow-up sono stati effettuati test per valutare le concentrazioni degli anticorpi, che sono stati rilevati in tutti i partecipanti. “Il vaccino per la COVID-19 basato su vettori eterologhi rAd26 e rAd5 ha un buon profilo di sicurezza e ha indotto forti risposte immunitarie umorali e cellulari nei partecipanti”, hanno sottolineato gli scienziati guidati dal professor Denis Logunov.

Nonostante le buone premesse, i dati non sono comunque sufficienti per l'approvazione di un vaccino, come invece già avvenuto per lo Sputnik V. Si è trattato infatti di studi clinici di Fase 1 e 2 con poche decine di persone coinvolte, ma per l'autorizzazione all'immissione sul mercato si deve passare per gli studi di Fase 3 che coinvolgono migliaia di volontari, necessari per dimostrare che la preparazione sia effettivamente protettiva. La produzione di anticorpi e cellule T infatti da sola non è sufficiente a confermarlo, ma soprattutto ancora non è noto per quanto tempo dovrebbe durare l'ipotetica protezione. Non è un caso che Logunov e colleghi abbiano concluso il proprio articolo con questa frase: “sono necessarie ulteriori indagini sull'efficacia di questo vaccino per la prevenzione della COVID-19”. Evidentemente ai piani alti di Mosca non la pensano così.