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Chiamato “Pianeta Rosso” è il più simile alla Terra: tutto ciò che c’è da sapere su Marte

Una panoramica sull’affascinante e misterioso ‘pianeta rosso’, il pianeta di tipo terrestre più simile al nostro e obiettivo principale delle future missioni di esplorazione umana nello spazio.
A cura di Andrea Centini
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Tra i pianeti del nostro Sistema solare, Marte, il quarto in ordine di distanza dal Sole dopo Mercurio, Venere e la Terra, è sicuramente quello più simile al nostro, nonostante le temperature molto più fredde, una debolissima atmosfera, un campo magnetico ridotto e una superficie arida e desertica. Il dibattito sull'esistenza della vita sul pianeta, in particolar modo quella passata, è ancora apertissimo e indagini sono attualmente in corso soprattutto ad opera del rover della NASA Curiosity, ‘ammartato' all'interno del cratere Gale con una spettacolare sequenza di sgancio nell'agosto del 2012. Le prove della presenza di acqua allo stato liquido vengono continuamente confermate o smentite da studi ad hoc, alimentando il fascino e il mistero del pianeta più sfruttato nella fantascienza. Basti pensare al termine ‘marziano', in riferimento agli ipotetici abitanti del pianeta. Marte, nome che deriva dal dio della guerra romano Mars, rappresenta la nuova frontiera dell'esplorazione spaziale umana e sia enti governativi che privati stanno lavorando per mettere a punto una missione in grado di portare l'uomo sulla sua superficie. Se le stime sono corrette, dovrebbe accadere entro un paio di decenni.

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Un meteorite sulla superficie del pianeta rosso: Foto di NASA

Freddo, piccolo eppure molto simile alla Terra

Marte è un pianeta piuttosto piccolo, considerando che il suo diametro – 6.840 chilometri – è poco più della metà di quello della Terra e la massa è un decimo della terrestre. Un anno, ovvero il tempo impiegato per completare l'orbita attorno al Sole, dura 687 giorni terrestri, mentre il giorno (la rotazione sul proprio asse polare) è poco più lungo di quello della Terra, ovvero 24 ore e 37 minuti. Questa piccola differenza ha suggerito agli astronomi di coniare un nuovo termine per indicare il giorno marziano, che prende il nome di sol. La distanza media dal Sole, 228 milioni di chilometri, e la debole atmosfera rendono il pianeta piuttosto freddo: la temperatura minima è infatti – 140° centigradi, mentre la massima è 20°. Su Marte, che possiede due satelliti naturali di forma irregolare, Phobos e Deimos, sono presenti le stagioni come sulla Terra, sebbene abbiano caratteristiche del tutto peculiari.

L'arida superficie di Marte
L'arida superficie di Marte: Foto di NASA

Il “Pianeta rosso”

Per indicare Marte spesso si utilizza il nome “pianeta rosso”, a causa della sua caratteristica colorazione – tendente all'arancio – quando lo si osserva anche ad occhio nudo. Essa è dovuta alla grande quantità di ossido di ferro che ricopre la superficie della crosta, la cui composizione è fondamentalmente di basalto e silicio. Ai poli sono presenti calotte di ghiaccio, le cui dimensioni variano in base alle stagioni. Il mantello è composto soprattutto da silicati, mentre il nucleo, di natura viscosa, è di ferro. Ciò si traduce in un debole campo magnetico incapace di proteggere la superficie dalla maggior parte delle radiazioni solari, una delle principali preoccupazioni per le future missioni di esplorazione umana. Fortunatamente la grande distanza dal Sole le rende meno energetiche di quelle che arriverebbero sulla Terra, in assenza del campo magnetico protettivo. La debole atmosfera, composta principalmente da anidride carbonica e una piccola parte di azoto e ossigeno, non è in grado nemmeno di far disintegrare la maggior parte dei meteoriti, per questo la superficie del pianeta è ricchissima di crateri.

Formazione rocciosa fotografata da Curiosity
Formazione rocciosa fotografata da Curiosity: Foto di NASA

Osservazione ed esplorazione

Pur essendo noto sin dall'antichità, le prime osservazioni in chiave scientifica di Marte vennero fatte tra la fine del XVI e l'inizio del XVII secolo, da astronomi tra i quali figurava anche Galileo Galilei. Nel 1877 lo studioso Giovanni Schiapparelli, cui si deve il nome alla sonda dell'ESA schiantatasi recentemente sul pianeta, riuscì a mappare la superficie e a descrivere i caratteristici ‘canali', quelli che hanno tratto in inganno i ricercatori per lungo tempo e dai quali sono scaturite tutte le teorie sull'esistenza di acqua allo stato liquido, vegetazione e marziani. La prima smentita di tali ipotesi ci fu nel 1965 grazie alla sonda americana Mariner 4, suffragata una decina di anni dopo dalle sonde che per prime hanno ammartato, Viking I e II. Nei decenni successivi sono state inviate altre sonde orbitali e altri lander, tra missioni di successo e completi fallimenti. Tra esse si ricordano Pathfinder, Mars Odyssey, Mars Reconnaissance Orbiter, i rover gemelli Spirit e Opportunity e il recente e celebre Curiosity.

Un 'selfie' di Curiosity su Marte: Foto di NASA https://www.nasa.gov/mission_pages/mars/images/index.html
Un ‘selfie' di Curiosity su Marte: Foto di NASA

Vita e acqua sul pianeta

L'acqua allo stato liquido è l'elemento fondamentale per la vita, perlomeno di quella da noi conosciuta, e attualmente si ritiene che in questo stato, su Marte, si trovi principalmente al di sotto delle calotte glaciali. Una recente analisi condotta dalla sonda NASA Mars Reconnaissance Orbiter ha confermato che alcuni rigagnoli di acqua salata si generino periodicamente, in corrispondenza di alcune linee scure da tempo nel mirino dei geologi planetari, ma non hanno nulla a che spartire con fiumi, laghi e oceani che un tempo erano molto probabilmente presenti sul pianeta rosso. E con essi, si ritiene anche la vita. Nel mese di dicembre 2014 il rover Curiosity confermò la presenza di metano nell'atmosfera e tracce di molecole organiche, tuttavia, pur essendo potenziali indizi per l'esistenza della vita, non è certo che l'origine sia biologica. Probabilmente avremo la conferma definitiva solo quando riusciremo a mettere piede su Marte.

Vista a 360° del panorama marziano
Vista a 360° del panorama marziano: Foto di NASA

[Foto di ESA]

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