l viaggio di Curiosity verso Marte

Al Jet Propulsion Laboratory, il centro della NASA che dà vita alle missioni di esplorazioni robotiche nel Sistema Solare, il sospiro di sollievo è stato grande. Loro, gli scienziati e gli ingegneri che hanno dato vita al Mars Science Laboratory, più noto come Curiosity, dal nome del rover che la sonda trasporta, li chiamavano “i 7 minuti di terrore”. Tanto è durata la discesa della capsula che trasporta il rover nell’atmosfera marziana, rarefatta rispetto alla Terra ma pur sempre sufficiente a costituire un grave problema per i mezzi che debbono scendere sul Pianeta Rosso. Curiosity ce l’ha fatta, e ora inizia la sua straordinaria missione di esplorazione.

7 minuti di terrore

Il viaggio è iniziato nel novembre scorso, quando la sonda è stata lanciata dalla Terra in direzione di Marte. Dopo nove mesi nello spazio interplanetario, correggendo ogni tanto l’orbita, Curiosity è entrato correttamente nell’orbita di Marte iniziando la ripidissima discesa verso il suolo. La capsula che trasporta il rover del peso di circa un tonnellata, grosso come una Fiat 500, si è staccata dai sistemi di propulsione e alimentazione principali che l’hanno portata fino all’orbita marziana. Quindi ha iniziato a espellere alcuni blocchi di tungsteno, per spostare il baricentro della sua massa di modo da entrare nell’atmosfera in una posizione tale da consentire la pilotabilità. Anche così, comunque, la capsula è entrata nell’alta atmosfera marziana all'incredibile velocità di 6 chilometri al secondo, oltre 21.000 chilometri orari!

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Lo schermo termico ha assorbito l’enorme calore prodotto dall’attrito con l’atmosfera, mentre i razzi di spinta laterali, entrati in funzione, l’hanno indirizzata verso il sito di atterraggio, avendo cura di mantenerla ancora in posizione orizzontale così da farle perdere velocità. A dieci chilometri dalla superficie, il paracadute si è aperto – era il momento più cruciale, perché nessuno sapeva come si sarebbe comportata l’apertura a quella velocità – riducendo la velocità della capsula a velocità subsonica, circa 3600 chilometriorari. A due chilometri dal suolo, il rover si è sganciato definitivamente dalla capsula e dal paracadute, ma era ancora agganciato a una piattaforma che attraverso razzi direzionali ne ha permesso l’ulteriore riduzione della velocità e la discesa verticale. A ventri metri dalla superficie, è entrato in funzione l’ultimo incredibile meccanismo inventato dagli ingegneri NASA: la “gru volante”, un sistema di tre cavi che hanno calato dall’alto il rover Curiosity fino a posarlo sul terreno a una velocità di circa 3 chilometriorari. Il tempo necessario (un paio di secondi) per assicurarsi di avere terreno solido sotto i piedi, e Curiosity ha fatto esplodere con alcune microcariche il cordone ombelicale che lo teneva agganciato alla gru. Tutto il resto si è andato a schiantare a mezzo chilometro di distanza, mentre Curiosity ha subito iniziato la sua missione.

L'acqua c'è, ora tocca al carbonio

Finora, tutte le sonde e i rover su Marte erano stati inviati per scoprire se il pianeta in passato possedeva acqua allo stato liquido sulla superficie. Ora che questo assunto è stato definitivamente dimostrato, Curiosity avrà il compito di cercare tracce di vita all’interno di rocce marziane. L’area dov’è atterrato, il cratere Gale, è stato scelto dai planetologi perché le sue particolari condizioni geologiche hanno permesso l’affioramento in superficie di materiali del sottosuolo. Il sottosuolo marziano, come hanno appurato i rover Spirit e Opportunity, è completamente diverso dalla superficie. Lì sotto c’è ancora molta acqua ghiacciata, e forse anche composti organici. Magari alcuni di essi si sono fossilizzati nelle rocce e potrebbero essere individuati dal robot.

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Curiosity è dotato di un set di sensori sofisticati che lo rendono un vero laboratorio semovente. Con il suo braccio robotico estensibile, può sollevare pietre dal terreno e sottoporle a tutta una serie di analisi con spettrometro e gascromatografo per individuare l’eventuale presenza di carbonio, l’elemento di base della vita biologica. Grazie alle mappe realizzate dagli orbiter come la sonda dell’ESA Mars Express (che ha ripreso dallo spazio la discesa di Curiosity), gli scienziati hanno individuato nel cratere Gale un sito promettente, dove l’abbondanza di alcuni minerali (silice, fosfato, argilla) potrebbe aver favorito la conservazione di composti organici. Ci vorranno alcuni mesi prima di avere notizie di qualche interesse. Per il momento, dovremo “accontentarci” delle foto che Curiosity riprenderà con la sua telecamera ad alta risoluzione. I primi dati di analisi arriveranno entro un paio di mesi, dopodiché inizierà il lavoro di interpretazione da parte dei geologi, geofisici, paleontologi e biologi.

Costata 2,5 miliardi di dollari – la cifra più alta per una missione di esplorazione da molti anni a questa parte – Curiosity rappresenta un significato balzo in avanti per le tecnologie umane. Le innovazioni introdotte con il rover avranno importanti ripercussioni in termini di spin-off industriali (basti pensare alla “gru volante”). L’Italia si è accontentata, per questa volta, di vedere ospitato a bordo del rover un chip contente il celebre autoritratto di Leonardo da Vinci, insieme al “Codice del Volo”, il quaderno di disegni del genio fiorentino ricco di illustrazioni sul volo degli uccelli e di schemi del suo prototipo di “Macchina volante”: custodito alla Biblioteca Reale di Torino, il Codice ora è anche su Marte, seguendo una lunga tradizione che vuole che i nostri oggetti disseminati nello spazio portino con loro anche uno spicchio della cultura della nostra Madre Terra.