Il sito Web Thought Catalogue – il titolo è tutto un programma – ha pubblicato un articolo da brivido scritto come se fosse la confessione scritta in prima persona da una donna, che avrebbe sofferto di una terrificante esperienza medica dopo aver usato inconsapevolmente un assorbente interno contenente un ragno. Questo sarebbe sopravvissuto nel suo utero costringendola ad affrontare una operazione chirurgica per liberarsene.

Vivere con un ragno nell’utero

La donna affermerebbe di essersi trovata seduta nel wc con un flusso costante di sangue che scorre lungo le sue gambe. Portata in chirurgia d'urgenza sarebbe stata poi sottoposta ad una isterectomia. I medici avrebbero concluso che tramite il suo assorbente interno doveva essere entrato un ragno, bloccato all'interno del cotone per un nefasto errore di produzione. Una volta che il tampone era bagnato e fradicio il ragno sarebbe uscito dall'involucro di cotone, scorrendo rapidamente lungo il suo utero. L'essere accampatosi lì per diverso tempo crebbe, nutrendosi dei fluidi mestruali una volta al mese. Secondo i medici "la cosa" avrebbe misurato più di due centimetri. Si conoscerebbe anche la specie, un "ragno cacciatore".

Perché si tratta di una bufala?

Gli eventi descritti in questa storia non sono plausibili e, del resto, tutti i medici che abbiamo consultato escludono la psossibilità che un ragno possa prosperare nell'utero di una donna nutrendosi periodicamente dei suoi fluidi mestruali. Esistono casi di studio in medicina tra i più incredibili, come quello già trattato della forchetta rinvenuta nell'uretra di un paziente australiano. Non risulta invece nessun caso nella letteratura medica di ragni nell'utero. Tanto meno ci risulta che il ragno cacciatore possa infestare l'utero di una donna. Ma per capire che si tratta solo di una bufala basta dare un'occhiata a come è stato posizionato il sito e l'articolo in questione. Spesso trascuriamo di controllare i "tag" quando leggiamo un post in Rete, cosa che invece ci aiuterebbe a scongiurare la diffusione di molte bufale. Le etichette sono le seguenti: “Scary stories", "Jokes" e "Creepy”. Anche dare un’occhiata all’archivio degli articoli dell’autrice Brianna Appling aiuta molto a farci un’idea, sono tutte palesemente storie inventate di genere horror. Come si evince anche dall'articolo dei colleghi di Snopes il problema non è tanto degli autori – in questo caso – quanto della leggerezza con cui gli utenti usano ancora i mezzi della Rete.