Forse non tutti sanno che nel Nevada meridionale, tra Las Vegas e l’Area 51, esisterebbe una distorsione temporale, tale da far rallentare il tempo di ben 20 millisecondi. La sconvolgente scoperta è stata annunciata da Joshua Warren di Paranormal Paparazzi su Travel Channel, trasmissione piuttosto nota per assecondare tesi pseudo-scientifiche, il tutto in un format televisivo di puro intrattenimento. Questo fenomeno secondo Warren e vari commentatori della Rete, si spiegherebbe con la presenza di un buco nero o di un tunnel spazio-temporale nei paraggi. Sarà vero? Il problema è che non solo gli ufologi, ma anche gli strumenti di misura possono prendersi una insolazione, vediamo perché.

Cos’è un “Ufo detector”?

Lo strumento utilizzato da Warren non è un orologio svizzero, né sembra essere di quelli “canonici” usati per misurazioni più sensibili, come quelli al cesio montati nei satelliti: è un “misuratore differenziale del tempo” (DT meter), strumento molto gettonato tra gli ufologi, tanto che su eBay viene messo in vendita con la definizione “Ufo detector”. É stato inventato dall’ingegnere della Silicon Valley Ron Heath. Secondo Warren la sua misurazione sarebbe impossibile, rivelando una distorsione inspiegabile, lasciandoci sognare vari fattori paranormali che non disdegnano buchi neri e wormhole. Questo effettivamente è lo scopo per cui è stato pensato il DT meter.

Quel segnale dovrebbe sempre viaggiare allo stesso ritmo in qualsiasi luogo. L'unico modo in cui potrebbe cambiare è se un buco nero si avvicina alla Terra o qualcosa del genere, che non dovrebbe mai accadere.

Stando alla tolleranza riportata dall’inventore (+/- 4 o 5 millisecondi), la misurazione di Warren andrebbe molto al di là dell’errore di misurazione previsto. Tuttavia si specifica anche che la temperatura ambientale può falsare la misurazione. Questo è un dettaglio cruciale per capire cosa sarebbe davvero successo.

Dilatazione spazio-temporale o termica?

Innanzitutto il ragionamento di Warren è del tutto infondato. La dilatazione del tempo, prevista dalla Relatività generale, è già evidente nel sistema Gps, non necessita la presenza di un buco nero nei paraggi. Per tanto il tempo può rallentare anche – se pur di frazioni infinitesime – man mano che saliamo su di un grattacielo, perché più ci allontaniamo dal suolo, diversa sarà l’influenza della gravità (parliamo sempre di quantità impossibili da vedere nelle nostre dimensioni), ma al di là di questo lo strumento utilizzato da Warren non serve a misurare il tempo locale, bensì quello impiegato da un segnale elettromagnetico per viaggiare da un'estremità all'altra del sistema. Considerando che tutto questo viene effettuato con un cavo di 100 metri possiamo ipotizzare che la lettura anormale effettuata nel deserto sia stata il risultato dell'espansione “termica” del cavo stesso. Il segnale è limitato al cavo, quindi se questo si espande falsa la misurazione. Il caldo del Nevada è più che sufficiente ad assolvere il compito, senza disturbare il tessuto dello spazio-tempo. É sufficiente quindi un piccolo cambiamento di temperatura per portare ad un grosso errore nella misurazione.

Registriamo quotidianamente distorsioni temporali

Per essere sicuri della presenza di una distorsione temporale ci vuole ben altro che un DT meter. Occorre sondare differenze ben più sottili, mediante orologi di gran lunga più potenti; basti pensare che quella misurata nella rete satellitare Gps è di 0,86ns al giorno. Si tratta di satelliti aventi degli orologi al cesio di altissima precisione. Si tratta di uno dei casi più lampanti che dimostrano le conseguenze della Relatività nella distorsione spazio-temporale: i campi gravitazionali cambiano sia la velocità degli orologi, sia la propagazione dei segnali radio. Se non ne tenessimo conto il Gps non potrebbe funzionare.

Gli errori di misura nei migliori orologi

Per quanto ne sappiamo la misurazione potrebbe anche essere stata fatta sul serio, il problema è che gli errori di misurazione sono sempre in agguato. Fin dall’antichità tutti gli scienziati, che siano amatoriali o meno, devono avere a che fare con l’errore di misura. Ed ogni strumento ha una sua tolleranza, ovvero una quota prevista di errore. La misurazione di grandezze scientifiche comporta quindi l’essere coscienti che, per quanto attenti, i risultati ottenuti saranno inevitabilmente “errati” se non si tiene conto di più misurazioni in relazione con la tolleranza dello strumento. Agli errori strumentali si aggiungono quelli ambientali, come la presenza di fattori in loco che disturbino una corretta misurazione; infine è sempre da considerare l’errore soggettivo, di chi effettua la misurazione, specialmente se non si tratta di un esperto. Anche gli orologi da polso più precisi devono far fronte ad uno scarto medio che può andare dai 4 ai 6 secondi in più al giorno, come previsto nella certificazione Cosc (Controllo ufficiale dei cronometri svizzeri). Tenuto conto che nell’arco di una giornata trascorrono 86400 secondi, se sommassimo quei 20 millisecondi in più previsti da Warren per ogni secondo, rientrerebbero in uno scarto di 4,32 secondi in più al giorno, un errore strumentale che sta entro i valori medi previsti. Bisogna tenere conto anche delle temperature in cui questi orologi vengono usati, che devono stare – a seconda dei casi – tra gli 8 e i 38 gradi centigradi. Quindi se al mare dovessimo misurare distorsioni simili non dovremmo emozionarci troppo, è il caldo che gioca brutti scherzi.