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Covid 19
23 Agosto 2021
11:41

Perché la pericardite che ha colpito la pallavolista Marcon dopo il vaccino non deve preoccupare

Si tratta di un evento raro, che si presenta in forma lieve e spesso risolvibile in poche settimane senza trattamento farmacologico. Il vero rischio, premessa la massima solidarietà per la pallavolista e le altre persone che sperimentano pericarditi e/o miocarditi in seguito alla vaccinazione anti-Covid, è che denunce social finiscano per diventare argomento in mano ai no-vax.
A cura di Valeria Aiello
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Francesca Marcon, 38 anni / Credit: Facebook
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Vaccini e i possibili effetti collaterali. A riportare l’attenzione su uno dei temi più delicati della campagna anti-Covid è il caso di Francesca Marcon, 38enne schiacciatrice della Volley Bergamo, che con un post sui social ha denunciato la situazione che sta vivendo. “Non so se può interessare, ma ho avuto e ho tuttora una pericardite post vaccino. Chi paga il prezzo di tutto?”.

Per poter giocare, ha raccontato la pallavolista, la vaccinazione è considerata indispensabile. “Quindi ho effettuato le due dosi di Pfizer: la seconda a Milano il 3 agosto e ho iniziato ad accusare sintomi strani, come dolore al torace, al braccio sinistro e affanno”. Un controllo al Pronto soccorso ha poi rivelato una pericardite, un’infiammazione della membrana che protegge e riveste il cuore, per cui – accusa l’atleta – sarà costretta a tre mesi di stop, “anche se a fine agosto farò una visita dettagliata per capire meglio i tempi”.

Tre mesi di inattività, ora che la sua squadra ha iniziato il ritiro, non sono pochi: una situazione certamente pesante per la pallavolista e per chi, come lei, ha riportato effetti collaterali in seguito alla vaccinazione. Con il vero rischio che, premessa la massima solidarietà per ogni caso, le denunce attraverso i social finiscano per diventare argomento in mano ai no-vax.

Prima di concludere se esista una relazione causale con la vaccinazione, è bene ricordare che pericarditi e/o miocarditi (l’infiammazione del muscolo cardiaco) sono eventi che possono verificarsi a seguito di infezioni o malattie immunitarie – con un’incidenza che varia da 1 a 10 casi su 100mila persone l’anno (la stessa pallavolista ha confessato di “non essere in formissima” prima della vaccinazione) – , e nella maggior parte dei casi sono eventi lievi che si risolvono in pochi giorni.

Pericarditi e vaccini Covid

Questi stessi eventi sono stati anche segnalati come possibile effetto collaterale dei sieri a mRNA, per lo più nei minori (un maschio su 18mila vaccinati e una femmina su 100mila), caratterizzati da sintomi che spesso includono respiro affannoso, battito cardiaco accelerato e dolore toracico con insorgenza entro alcuni giorni dalla seconda dose. “Le condizioni di solito migliorano spontaneamente, o con il trattamento farmacologico” ha indicato il PRAC, il comitato per la sicurezza dell’Agenzia europea per i medicinali, nell’ambito del monitoraggio della sicurezza dei vaccini Covid nell’Ue.

Nel caso dei minori, per cui le infiammazioni del muscolo cardiaco sono l’unico effetto collaterale dei vaccini a mRNA segnalato, si è recentemente espressa anche la Commissione permanente sui vaccini (Stiko) in Germania, dove dopo un’iniziale raccomandazione che riguardava soltanto gli adolescenti fragili, ha indicato che il vaccino può essere somministrato a tutte le persone sopra i 12 anni perché i benefici superano ampiamente i rischi. “Come sappiamo è raro, ma non impossibile, che i ragazzi si ammalino di Covid, ma senza dubbio possono essere veicolo di contagio – ha commentato il professor Giorgio Palù, virologo e preside della Facoltà di Medicina presso l’Università di Padova nonché membro del Comitato tecnico scientifico (Cts) italiano – . I vaccini di cui oggi disponiamo, oltre a proteggere le persone dalla malattia, sono altamente efficaci nella prevenzione dei contagi, tra il 70 e l’85 percento”.

Sappiamo che c’è un rischio di pericardite, soprattutto nei giovani under 30, in particolare maschi – ha precisato il professor Sergio Abrignani, membro del Cts e immunologo dell’Università Statale di Milano – ma in una forma molto leggera, risolvibile in poche settimane, con il cortisone e a volte anche senza. Tant’è che, come mi sembra di aver capito, l’atleta ricomincerà ad allenarsi il 24 agosto. Se il problema non si fosse risolto non riprenderebbe”. “La cosa importante è però che casi come questo non inibiscano la vaccinazione – ha concluso l’immunologo – . Il vaccino è sempre più vantaggioso”.

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