Un altro giovane esemplare di capodoglio è stato trovato spiaggiato in Sicilia, a pochi giorni di distanza da quello rinvenuto sulla spiaggia di Lascari, tra Cefalù e Buonfornello. Lo ha annunciato Greenpeace, che assieme all'associazione The Blue Dream Project ha appena avviato la campagna “Mayday Sos Plastica”, volta a documentare lo stato di salute dei nostri mari e a sensibilizzare l'opinione pubblica sul tema dell'inquinamento causato dai rifiuti plastici, spesso responsabili della morte dei maestosi cetacei, ma anche di uccelli marini, tartarughe e moltissimi altri animali.

Cause da determinare. La carcassa del secondo capodoglio si è arenata sulla spiaggia di Acqua dei Corsari, innanzi a via Messina Marine lungo la costa orientale di Palermo. L'equipaggio di una barca a vela l'aveva già avvistata domenica scorsa, al largo del golfo del capoluogo siciliano, indicandone la presenza alle autorità competenti. Le cause della morte verranno determinate dall'esame necroscopico, ma tutto lascia pensare che all'interno del suo stomaco verranno trovate ingenti quantità di plastica. Nell'altro giovane esemplare spiaggiato a Cefalù, lungo circa sette metri (i capodogli maschi adulti arrivano a 18 metri), i veterinari hanno trovato sacchi, reti e buste che probabilmente non gli hanno lasciato scampo. I capodogli, del resto, scambiano i rifiuti plastici per calamari, le loro prede preferite, e ne ingurgitano in grandi quantità fino a quando il loro apparato digerente non viene completamente ostruito. La morte, atroce, spesso sopraggiunge per denutrizione e disidratazione, accompagnata da dolori lancinanti.

Credit: Greenpeace
in foto: Credit: Greenpeace

Numeri allarmanti. Come indicato da Greenpeace, quello rinvenuto sulle coste palermitane è il sesto capodoglio trovato spiaggiato in Italia dall'inizio dell'anno. Si tratta di un dato allarmante perché la media è di circa 2/3 all'anno, dunque siamo già praticamente al triplo in poco meno della metà del tempo. “Non possiamo certo far finta che non stia succedendo nulla. Il mare ci sta inviando un grido di allarme, un SOS disperato. Bisogna intervenire subito per salvare le meravigliose creature che lo abitano”, aveva commentato in occasione dello spiaggiamento di Cefalù Giorgia Monti, responsabile campagna Mare di Greenpeace Italia. Alla fine di marzo era stata trovata spiaggiata a Porto Cervo una femmina adulta incinta; dal suo stomaco i veterinari prelevarono ben 22 chilogrammi di rifiuti plastici. Come riportato da Greenpeace, in Italia si spiaggiano ogni anno 150-160 cetacei, un terzo dei quali muore direttamente a causa delle attività umane, come collisioni con le navi e pesca. Nella stessa percentuale di mammiferi marini viene trovata plastica nello stomaco. Va ancora stabilito se la plastica sia una causa o una concausa dei recenti decessi, come dichiarato dal professor Sandro Mazzariol dell’Università degli Studi di Padova, che tuttavia sottolinea come essa rappresenti una gravissima minaccia alla sopravvivenza di questi magnifici animali.