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Sapersi orientare in luoghi sconosciuti è un'abilità che hanno in pochi, mentre camminare per casa e percorrere tragitti molto noti sono azioni talmente naturali che possono sembrare quasi automatiche, come un battito di ciglia, sebbene vengano coinvolti processi cognitivi e percettivi estremamente complessi. Quando tali meccanismi coordinati dal cervello si inceppano per qualche ragione, come lesioni cerebrali o malattie neurodegenerative alla stregua del morbo di Alzheimer, il deficit che ne scaturisce prende il nome di “disorientamento topografico”, una sindrome che rende difficile – quando non impossibile – orientarsi anche in luoghi estremamente familiari. Esistono diverse tipologie di disorientamento topografico; ecco quali sono, come si manifestano e quali sono i trattamenti.

Cos'è il disorientamento topografico

Il disorientamento topografico è una condizione clinica nella quale il soggetto colpito non è in grado di orientarsi all'interno di un ambiente familiare, un deficit al quale si aggiunge l'incapacità di apprendere nuovi percorsi. In altre parole, chi è affetto da disorientamento topografico non riesce a creare una rappresentazione mentale dell'area che lo circonda, una cosiddetta mappa cognitiva. Nel caso fosse innescato da una patologia, prende il nome di disorientamento anterogrado quando tornano alla mente i vecchi percorsi noti ma non se ne apprendono di nuovi, è invece globale quando non si ricorda nulla. Il disorientamento topografico si distingue in due tipologie principali: l'agnosia topografica e l'amnesia topografica.

Cos'è l'agnosia topografica

Soffre di agnosia topografica colui che non riesce a riconoscere edifici, punti di riferimento e luoghi di interesse all'interno di un percorso, e può dunque perdersi semplicemente percorrendo una strada a ritroso. Chi ha questo tipo di deficit può distinguere le varie classi di edificio (un grattacielo da una chiesa, ad esempio), tuttavia non riuscirebbe a ritrovare la propria casa in un gruppo di villette a schiera. Per questi pazienti si è scoperto che colori e numeri civici sono dettagli fondamentali nell'orientamento.

Cos'è l'amnesia topografica

A differenza dell'agnosia topografica, nell'amnesia topografica gli edifici e i punti di riferimento vengono correttamente riconosciuti dai pazienti, ma essi non riescono ad estrapolarne le informazioni necessarie per orientarsi nello spazio. C'è dunque l'incapacità nel visualizzare mentalmente la correlazione tra spazi ed oggetti, impedendo di fatto la creazione di una mappa mentale e dunque anche di visualizzare i percorsi più familiari. Chi ne soffre necessita di accompagnamento ed entra in un forte stato di agitazione e stress nel caso dovesse perdersi. Navigatori satellitari e smartphone con GPS hanno cambiato la vita di molti pazienti colpiti da amnesia topografica.

Cos'è il disorientamento topografico dello sviluppo (DTD)

Il disorientamento topografico è comunemente associato a disturbi neurologici, lesioni – come quelle scatenate dagli ictus – e decadimento delle funzioni cognitive; è che noto infatti che tra i primi sintomi delle demenze vi sia proprio quello di non ricordare strade e luoghi, oltre che persone. In rari casi esso si manifesta sin dall'infanzia in soggetti completamente sani, e prende il nome di disorientamento topografico dello sviluppo o DTD. Attraverso risonanze magnetiche cerebrali, in questi pazienti è stata rilevata una ridotta comunicazione tra l'ippocampo e la corteccia prefrontale.

Il disorientamento "egocentrico"

Quando il paziente non riesce a percepire e a rappresentare la posizione degli oggetti attorno a sé, soffre di disorientamento egocentrico, un deficit generalmente associato a lesioni del lobo parietale posteriore. In questo caso i soggetti colpiti hanno la difficoltà a raggiungere oggetti e a capire esattamente la loro posizione nello spazio.

Diagnosi e trattamento

Il disorientamento topografico viene diagnosticato attraverso una serie di test neuropsicologici, sia nell'ambiente reale che in quello virtuale, per verificare come il paziente percepisce e memorizza percorsi e posizione spaziale degli oggetti. In caso di danni al cervello le risonanze magnetiche aiutano a individuare l'esatta area coinvolta. Il trattamento varia molto da persona a persona, e oltre al recupero delle lesioni cerebrali sono fondamentali esercizi per rafforzare la navigazione spaziale. Negli ultimissimi anni sono stati fatti notevoli passi avanti grazie all'uso di software e realtà virtuale.

[Foto di chlebicek2]