Sembra che la terraformazione di Marte, quel processo che ho lo scopo di creare un'atmosfera e renderlo abitabile, sarà molto più complessa di quello che si pensasse. Il pianeta rosso è ultimamente, non solo al centro di tutti i telescopi e le macchine fotografiche della Terra, ma anche sogno proibito delle agenzie spaziali di quasi tutti i paesi. Si stanno infatti moltiplicando gli sforzi e le missioni preparatorie per riuscire spedire il primo equipaggio umano su Marte, entro la fine della prima metà di questo secolo e forse addirittura per creare la prima colonia marziana di Homini Sapiens. Gli scienziati e le varie compagnie spaziali fra cui Elon Musk( il fondadore della Tesla) stanno dibattendo sulle possibilità di trasformare il volto del pianeta.

La CO2 di Marte. Gli scienziati, in una prima analisi, avevano sperato di poter sciogliere l'anidride carbonica presente nell'acqua congelata nei poli del pianeta e addirittura da alcuni depositi minerali. Lo studio dei dati ricevuti dalle recenti missioni, sembra però sconfessare questa ipotesi. Affinché un uomo possa camminare sulla superficie di Marte senza che i propri fluidi corporei bollano ed evaporino (proprio come nel film "Atto di forza"), creando un effetto non proprio piacevole, l'atmosfera del pianeta deve raggiungere quello che i fisici chiamano il limite di Armstrong,  (la pressione a cui l'acqua non bolle alla temperatura corporea). Marte ha abbastanza CO2 per 15 millibar di pressione, che è 65 volte inferiore alla pressione di 1.000 millibar al livello del mare della Terra e lontana 60 millibar dal limite di Armstrong. Pare ovvio che dovremmo trovare nuove tecnologie e competenze scientifiche per riuscire a colmare questo divario.

La colonizzazione di massa di Marte richiederà capacità spaziali avanzate che attualmente non abbiamo. Migliaia SpaceX BFR (shuttle) completamente riutilizzabili dovranno posizionare strutture orbitali attorno al pianeta, come uno scudo magnetico, per proteggere l'atmosfera e permettergli di non disperdersi. Potenti esplosioni potrebbero o depositare strati di polvere sopra le calotte polari, diminuendo la rifrazione della luce e riscaldandole o sublimarle direttamente in vapore. Infine come ultima ipotesi i depositi minerali, contenenti carbonati, se riscaldati fino a 300 gradi, rilasceranno la loro CO2 contribuendo alla formazione di un'atmosfera stabile. Insomma la sfida, per camminare tranquillamente sul pianeta rosso, è ancora troppo alta per la nostra tecnologia, ma chissà forse un giorno guardando il cielo, vedremo con il nostro telescopio la Terra.

Elon Musk però non si arrende. Elon Musk è l'amministratore delegato dell'avveniristica azienda automobilistica Tesla, ma sopratutto fondatore dello Space Exploration Technologies Corporation (SpaceX), un'azienda aerospaziale statunitense con lo scopo dichiarato di colonizzare Marte. Elon durante una conferenza ha proposto la creazione di una colonia sul Pianeta Rosso in grado di ospitare i primi 80.000 pionieri, durante il primo anno, per poi gradualmente aumentare (la cifra per partecipare è di 500.000$). Fra le sue idee c'è quella di terraformare Marte, creando un atmosfera, per non limitare la vita della colonia dentro edifici schermati dalle radiazioni. Le recenti analisi però sembrano mettere in discussione le teorie dell'eclettico uomo d'affari statunitense, documentando una quantità di CO2 insufficiente per creare l'atmosfera marziana. Discovery Magazine, importante rivista di settore, non si è lasciata sfuggire l'occasione per lanciare una frecciata al non sempre amatissimo Elon Musk, con un twett che suona come una presa in giro "Ci dispiace Elon ma non c'è abbastanza CO2 per terraformare Marte". Il fondatore del progetto SpaceX però non è tipo da che accetta sconfitte. Oltre a rispondere, rilancia la sfida alzando la posta e dichiarando: "C'è un'enorme quantità di CO2 su Marte assorbita nel terreno che verrebbe rilasciata riscaldandola. Con la sufficiente energia, tramite fusione artificiale o naturale (sole), puoi terraformare quasi tutti i grandi corpi rocciosi." La sfida resta dunque aperta.