A 1.500 metri di profondità, nella regione del Polo Sud di Marte chiamata Planum Australe, si trova un grande lago salato dalla forma vagamente triangolare, con un diametro stimato di circa venti chilometri e profondo (probabilmente) qualche metro. Si tratta di una scoperta astronomica epocale, il cui merito è tutto di un team di 22 scienziati italiani, che hanno analizzato a fondo i dati raccolti dallo strumento Marsis (Mars Advanced Radar for Subsurface and Ionosphere Sounding) equipaggiato sulla sonda dell'Agenzia Spaziale Europea (ESA) Mars Express, lanciata il 2 giugno del 2003 e in orbita attorno al Pianeta rosso dal 25 dicembre dello stesso anno.

Il lago, benché profondo e buio, in base ai rilievi ha quasi tutte le condizioni per ospitare la vita: manca solo la presenza acclarata di una fonte di energia, che si ritiene possa esserci. Ciò renderà le prossime missioni spaziali su Marte ancor più emozionanti, tenendo presente che in un lontano passato il pianeta è stato abitabile con una sua solida atmosfera. Gli ‘eredi' dei microorganismi potenzialmente vissuti in quel lontano e florido periodo, potrebbero infatti ancora trovarsi nel lago, la cui scoperta è considerata una delle più importanti degli ultimi decenni sul Pianeta Rosso.

Ma da dove è sbocciata la ‘favola' degli studiosi italiani? Tutto ebbe inizio nel lontano 1997, quando durante un meeting con la NASA, i rappresentanti dell'ESA indicarono di voler avviare una missione per cercare acqua liquida sotto la superficie di Marte. Si sarebbe trattato di una missione economica e di breve durata, con una sonda (ExoMars) dotata di un radar a bassa frequenza, come indicato all'ANSA dal professor Enrico Flamini, docente di Planetologia presso l'Università di Chieti-Pescara e responsabile del Marsis per l'Agenzia Spaziale Italiana (ASI). Una volta approvato il progetto, nei laboratori italiani di Thales Alenia Space iniziò la costruzione del cuore pulsante di Marsis, le cui due lunghe antenne in kevlar furono realizzate in collaborazione col Jet Propulsion Laboratory della NASA. Si scoprì dopo il lancio che proprio l'apertura delle due antenne avrebbe potuto determinare problemi a ExoMars, comportando così un ritardo di oltre un anno nell'avvio della missione Marsis. Ci sono infatti voluti molti calcoli e simulazioni per dare il via alla raccolta dati dello strumento, iniziata nel 2005.

Purtroppo il ‘padre' di Marsis, il professor Giovanni Picardi, scomparve nel 2015, poco prima che iniziasse l'acquisizione dei dati fondamentali che hanno dato agli scienziati italiani la certezza della presenza del lago, dettagliata in un lungo articolo pubblicato sull'autorevole rivista Science. In realtà i ricercatori del CNR, dell'Università Roma 3, dell'INAF e degli altri istituti coinvolti, sospettarono di aver trovato l'acqua liquida sin dal 2006/2007, ma a causa dei limiti del software non ne potevano avere la certezza. Così decisero di effettuare un consistente aggiornamento, avviando una nuova raccolta dati nel 2012.

A causa dell'orbita peculiare di ExoMars, il Marsis ha catturati dati dal sottosuolo della Planum Australe soltanto una trentina di volte in tre anni, come dichiarato all'ANSA dal coautore dello studio Roberto Orosei dell'INAF. Ma grazie alla grandissima esperienza dei ricercatori italiani nella ricerca di laghi subglaciali antartici, che hanno diverse analogie con quello scoperto su Marte, è stato possibile ottenere tutti i dati che ne hanno confermato la presenza, oltre che la salinità. Tutto lascia ipotizzare che nella regione – e forse anche altrove – possano essere presenti altri laghi, magari anche più superficiali, aprendo nuove ed emozionanti porte verso la scoperta delle prime forme di vita aliene.

Il team di scienziati che ha scoperto il lago

R. Orosei, S. E. Lauro, E. Pettinelli, A. Cicchetti, M. Coradini, B. Cosciotti, F. Di Paolo, E. Flamini, E. Mattei, M. Pajola, F. Soldovieri, M. Cartacci, F. Cassenti, A. Frigeri, S. Giuppi, R. Martufi, A. Masdea, G. Mitri, C. Nenna, R. Noschese, M. Restano, R. Seu

[Credit: NASA]