L'acqua liquida su Marte, in un lontano passato, sarebbe stata presente anche con un clima estremamente rigido, grazie a temperature estive più elevate in grado di sciogliere i margini dei ghiacciai. Il fenomeno sarebbe analogo a quello osservabile in Antartide, dove corsi d'acqua e laghi riescono a perdurare anche quando le temperature sono al di sotto del punto di congelamento. Lo hanno determinato scienziati della Brown University, Stati Uniti, risolvendo il mistero del clima sul Pianeta rosso durante il cosiddetto periodo Nochiano, avviatosi circa 4,6 miliardi di anni fa.

Se da un lato, infatti, le evidenze geologiche mostrano su Marte la presenza di valli, canaloni e fenomeni di erosione chiaramente associabili al passaggio dell'acqua, dall'altro i modelli climatici suggeriscono che il pianeta abbia sempre avuto temperature medie molto al di sotto del punto di congelamento. Insomma, l'acqua avrebbe dovuto persistere solo sotto forma di ghiaccio: dunque com'è possibile l'esistenza di formazioni geologiche plasmate dal transito dell'acqua liquida?

Il team di ricerca coordinato da Ashley Palumbo, Jim Head e Robin Wordsworth ha trovato una spiegazione attraverso un complesso modello climatico, nel quale sono stati impostati differenti spessori dell'atmosfera, gradi di inclinazione dell'asse di rotazione e gradi di eccentricità del pianeta. Sono tre parametri che hanno un impatto fondamentale sulle temperature. L'atmosfera è infatti responsabile del cosiddetto effetto serra, e Palumbo e colleghi hanno ipotizzato che, oltre all'anidride carbonica, nell'antica atmosfera marziana fossero presenti anche basse concentrazioni di altri gas serra. L'inclinazione dell'asse di rotazione di un pianeta influisce invece sulla quantità di luce solare che ‘colpisce' le varie latitudini, mentre l'eccentricità, cioè quanto è ellittica l'orbita attorno al Sole, determina una sensibile variazione stagionale delle temperature.

Dall'elaborazione di questi dati, il modello climatico ha fatto emergere che il ghiaccio fosse presente anche nei pressi delle valli scavate dall'acqua, e che sebbene le temperature si trovassero al di sotto del punto di congelamento per buona parte dell'anno, durante l'estate i margini dei ghiacciai riuscivano a sciogliersi, facendo fluire una quantità d'acqua sufficiente a generare fiumi, laghi ed erosione delle rocce. In pratica, gli studiosi americani sono riusciti a far coincidere i dati geologici con le ipotesi climatiche più accreditate sul Pianeta rosso.

“Questo lavoro aggiunge un'ipotesi plausibile sulla formazione di acqua liquida su Marte, in modo simile alla fusione stagionale che produce flussi e laghi che osserviamo durante il nostro lavoro sul campo nelle valli McMurdo Dry dell'Antartico”, ha sottolineato il professor Head. “Stiamo valutando ulteriori meccanismi di riscaldamento, tra i quali il vulcanismo e gli impatti con gli asteroidi, che avrebbero potuto contribuire anche alla fusione del ghiaccio nell'antico Marte. I dettagli della ricerca sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Icarus.

[Credit: ESO/M. Kornmesser]