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Acqua su Marte: scoperti aloni di silice che svelano nuovi segreti del Pianeta Rosso

Attraverso le immagini e i dati recuperati dalla ChemCham, un sofisticato dispositivo montato sul rover Curiosity, gli scienziati hanno scoperto aloni di silice su alcune rocce del cratere Gale. Il dettaglio suggerisce che Marte sia stato a lungo ricco di acqua.
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A cura di Andrea Centini
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Ricercatori del Los Alamos Laboratory (New Mexico), uno dei più grandi laboratori multidisciplinari al mondo, hanno determinato che Marte è stato ricco di acqua molto più a lungo di quanto si credesse sino ad oggi. La scoperta è stata fatta grazie a specifiche immagini catturate dal rover Curiosity, “ammartato” nel cratere Gale del pianeta rosso nell'agosto del 2012. Non sono state sufficienti le semplici fotografie, ma anche i dati elaborati dalla sofisticatissima laser-shooting Chemistry & Camera (ChemCam), un dispositivo sviluppato presso lo stesso Los Alamos National Laboratory in collaborazione con l'agenzia spaziale francese.

Gli aloni di silice individuati da Curiosity
Gli aloni di silice individuati da Curiosity

Le analisi hanno fatto emergere la presenza di aloni di silice dalle tonalità chiare che contrastano col colore più scuro degli elementi e delle fratture circostanti. Questi aloni sono stati scoperti a un'altitudine di circa 20/30 metri all'interno del cratere Gale, nei pressi di antichi sedimenti lacustri, e sarebbero un chiaro indizio della persistenza dell'acqua. “La concentrazione di silice – ha sottolineato l'autore principale dello studio, il professor Jens Frydenvang – è molto alta nella parte centrale degli aloni”. “Questo ci fa pensare – ha proseguito lo studioso – che la silice si sia spostata da depositi di rocce molto antichi a strati più giovani, una migrazione resa possibile solo dalla presenza di acqua”.

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In pratica, anche dopo il prosciugamento del lago, l'acqua avrebbe continuato a scorrere sotto la superficie per molto tempo, lasciando la sua “firma” con questi aloni. I ricercatori sostengono dunque che una grande quantità d'acqua – che era persino potabile – sia rimasta sul fondo del cratere Gale molto più a lungo di quanto ritenuto in precedenza. “Questi dati ci permettono di espandere ulteriormente la finestra temporale in cui la vita potrebbe essere esistita su Marte”, ha sottolineato Frydenvang. I dettagli dello studio sono stati pubblicati sulla rivista scientifica specializzata Geophysical Research Letters.

[Foto di NASA]

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