Altro che semplici laghi, a Marte c'era un oceano grande circa 100mila chilometri quadrati. Le immagini restituite dalla sonda MRO (Mars Reconnaissance Orbiter) sono state interpretate dai ricercatori della California Institute of Technology (Caltech)come la testimonianza di un oceano che occupava circa un terzo dell'emisfero nord del Pianeta rosso. Grazie alla capacità di riconoscere la consistenza del terreno fino a 25 centimetri di profondità, la fotocamera High-Resolution Imaging Science Experiment (HiRISE) montata a bordo della sonda è riuscita ad individuare quello che per gli studiosi potrebbe essere l'ampio delta di un fiume a circa 1000 chilometri a est del Cratere Gale. Le caratteristiche dell'area potrebbero infatti essere la conseguenza di un'alta presenza di detriti portata da un fiume che, questa volta, non affacciava su un semplice lago.

Che su Marte ci possa essere stata dell'acqua, era cosa già nota. Detriti simili a quelli individuati dall'HiRISE erano già stati evidenziati a settembre del 2012 dal rover Curiosity. Successivamente, sempre grazie ai rilievi dello stesso rover, la Nasa ha avanzato la tesi secondo cui l'acqua di Marte sarebbe stata addirittura potabile. Il delta evidenziato dall'HiRSE aggiunge tuttavia un elemento di ulteriore novità. Mentre fino ad oggi si è sempre pensato che Marte abbia potuto ospitare al più fiumi e laghi di origine vulcanica, oggi si ipotizza che fosse presente un vero e proprio oceano. Il delta in questione, infatti, si apre verso l'emisfero settentrionale, che ha un'altitudine molto inferiore a quello meridionale. L'analisi della superficie marziana evidenzia un'area piana e depressa di quasi 100mila chilometri quadrati, che grazie alla prova del delta potrebbe essere stata interamente coperta d'acqua.

Roman Dibiase, ricercatore della Caltech e coautore dello stadio pubblicato sul Journal of Geophysical Research, ha l'erea su cui sorge il delta "uno degli elementi più convincenti come prova di un delta in una regione senza confini: un delta che implica l'esistenza di un grande corpo di acqua nell'emisfero settentrionale di Marte". L'ipotesi opposta a quella elaborata dai ricercatori della Caltech è che i venti del Pianeta rosso abbiano eroso una "barriera" montuosa che avrebbe limitato ad un comune lago l'area in cui si riversava il fiume. Questa ipotesi, tuttavia, appare irrealistica se confrontata con la ricostruzione delle condizioni atmoseferiche di Marte. Il pianeta inospitale su cui si trova Curiosity assume sempre di più i contorni di un luogo, almeno nell'aspetto, simile alla Terra.