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21 Settembre 2020
17:08

Sta crescendo un nuovo, pericoloso movimento antiscientifico: i negazionisti dell’estinzione

Siamo entrati nella sesta estinzione di massa a causa del nostro impatto sul pianeta e sono numerosissimi gli studi che sottolineano la crisi della biodiversità, tra specie seriamente minacciate di estinzione e altre già scomparse. Nonostante le prove diffuse dagli scienziati, sta crescendo sempre di più il movimento dei negazionisti dell’estinzione, che analogamente a quello dei cambiamenti climatici tutela i propri interessi politici e finanziari.
A cura di Andrea Centini
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A causa della distruzione degli habitat naturali, dell'inquinamento, del disboscamento, dei cambiamenti climatici catalizzati dalle nostre attività, della pesca eccessiva dell'introduzione di specie invasive siamo entrati nella cosiddetta sesta estinzione di massa, come sottolineato dagli studiosi della prestigiosa Università di Stanford nell'articolo “Biological annihilation via the ongoing sixth mass extinction signaled by vertebrate population losses and declines”. In pratica, stiamo sistematicamente distruggendo la biodiversità, come conferma un recente rapporto del WWF, in base al quale solo nel 2020 abbiamo provocato un calo in due terzi delle popolazioni di animali selvatici, mentre negli ultimi 50 anni abbiamo abbattuto del 68 percento il numero dei vertebrati (uccelli, pesci, rettili, mammiferi e anfibi).

Nonostante questi dati drammatici e i numerosi studi scientifici a suffragarli, è sempre più diffuso il negazionismo della perdita di biodiversità, non dissimile da quello che coinvolge i cambiamenti climatici. Il tutto per continuare a mantenere la situazione attuale senza promuovere politiche sostenibili, che andrebbero contro le ideologie e gli interessi di determinate fazioni. A indagare sulla diffusione del negazionismo dell'estinzione è stato un team di ricerca internazionale guidato dallo scienziato Alexander C. Lees del Dipartimento di Scienze Naturali presso la Manchester Metropolitan University (Regno Unito), che ha collaborato con colleghi del WWF di Singapore, dell'Università Federale di Lavras (Brasile) e del Parco degli Uccelli di Paranà.

A preoccupare Lees e colleghi sono soprattutto i gruppi coordinati da “antagonisti politicamente ben collegati e ben finanziati che cercano di sabotare la politica basata sull'evidenza per guadagni politici e/o finanziari”. In pratica, disinformatori di mestiere che all'evidenza scientifica controbattono con fake news, senza fornire alcuna prova a sostegno delle proprie posizioni. Secondo il recente rapporto “Global Biodiversity Outlook” dell'ONU pubblicato dalla Convention of Biological Diversity (CBD), è stato determinato che abbiamo fallito tutti e 20 gli obiettivi fissati nel 2010 per tutelare la biodiversità, e solo una piccola parte di essi è stata raggiunta parzialmente. A causa di ciò continuano a essere moltissime le specie minacciate di estinzione (anche se siamo riusciti a salvare una cinquantina tra uccelli e mammiferi grazie alle misure introdotte).

Lees e colleghi nel proprio articolo “Biodiversity scientists must fight the creeping rise of extinction denial” pubblicato su Nature Ecology & Evolution hanno sottolineato come i negazionisti dell'estinzione hanno attaccato il rapporto e i loro autori, cercando di screditarli agli occhi dell'opinione pubblica. Chi cerca di difendere lo status quo negando la sesta estinzione di massa catalizzata dall'uomo afferma innanzitutto che le estinzioni rappresentano un problema “storico” e che oggi sono solo una "sfida banale": questa è la cosiddetta negazione letterale. In seconda istanza, i negazionisti affermano che la crisi dell'estinzione si risolverà semplicemente con la crescita economica (negazionismo interpretativo); in pratica, facendo aumentare la ricchezza delle popolazioni, diminuirebbe di pari passo lo sfruttamento della fauna selvatica (in questo modo si potrebbe continuare a puntare su politiche non sostenibili). Infine, affermano che bastano misure di conservazione mirate e uso di tecnologie per risolvere la crisi, senza tuttavia considerare problemi enormi legati alla perdita di habitat per la maggior parte delle specie minacciate nella Lista Rossa dell'IUCN, o l'impatto dei cambiamenti climatici, per i quali è necessario cambiare completamente il nostro approccio al consumo delle risorse.

Gli autori dell'articolo pubblicato su Nature sottolineano che gli scienziati non dovrebbero lasciarsi coinvolgere in discussioni con soggetti che negano le estinzioni, senza fornire alcuna prova a sostegno delle proprie idee. Quando si tratta di piccoli gruppi con scarsa eco mediatica andrebbero totalmente ignorati, per non portarli all'attenzione dell'opinione pubblica. Purtroppo, spiegano Lees e colleghi, molto spesso “la strisciante ascesa della negazione dell'estinzione” viene promossa da articoli di giornale pilotati , mentre l'estinzione di animali è ben documentata negli articoli scientifici: solo negli ultimi 30 anni si sono estinte 10 specie di uccelli e 5 di mammiferi. “Molte delle stesse persone che abitualmente cercano di minimizzare gli impatti dei cambiamenti climatici hanno scritto articoli sottovalutando la crisi della perdita di biodiversità. I negazionisti hanno cercato di offuscare sia l'importanza delle estinzioni che della perdita di bio-abbondanza”, ha dichiarato il professor Lees a Mongabay.

La battaglia che si sta combattendo adesso per la biodiversità non è differente da quella di altre questioni divisive, come quella del fumo. “Chiunque abbia seguito la storia di importanti questioni di politica che coinvolgono questioni scientifiche, come i dibattiti su fumo, tabacco, salute pubblica e le questioni più recenti sul cambiamento climatico indotto dall'uomo, è estremamente consapevole dell'opposizione, spesso ben finanziata e coordinata, alle prove presentate dagli esperti, soprattutto da coloro che sanno di perdere di più se la politica dovesse essere modificata sulla base di tali prove”, ha dichiarato a Mongabay Anne Larigauderie, segretaria dell'IPBES. “Qualsiasi tentativo di portare l'economia globale in una direzione più sostenibile sarà indebolito da alcune parti interessate che cercano di mantenere lo status quo. Quindi, sarei sorpreso se non vedessimo tentativi di minare il lavoro della Convenzione delle Nazioni Unite sulla diversità biologica (CBD)”, ha concluso il professor Lees. Si tratta dunque di una battaglia complessa che andrà avanti ancora a lungo.

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