Nel 2010 circa 200 Paesi sottoscrissero sotto l'egida dell'Organizzazione delle Nazioni Unite una serie di venti obiettivi con lo scopo di tutelare la biodiversità, promuovere la sostenibilità e la conservazione, la maggior parte dei quali avrebbe dovuto essere centrata entro quest'anno. Ebbene, il nuovo rapporto “Global Biodiversity Outlook” dell'ONU pubblicato dalla Convention of Biological Diversity (CBD) ha certificato che nemmeno uno di questi obiettivi è stato centrato. Un fallimento praticamente totale, se non fosse per il parziale raggiungimento per sei di essi.

A dimostrazione che c'è ancora una lunghissima strada da fare per proteggere gli ecosistemi e la flora e la fauna che li costituiscono, vi è l'ultimo, drammatico rapporto pubblicato dal World Wide Fund for Nature (WWF), in base al quale soltanto nel 2020 si è registrato un calo in due terzi delle popolazioni di animali selvatici, mentre dagli anni '70 del secolo scorso a oggi – 50 anni – si è determinato un crollo del 68 percento nel numero di esemplari di uccelli, pesci, rettili, mammiferi e anfibi. Una vera e propria ecatombe che ha come unico responsabile l'essere umano, la sua avidità e la scarsa lungimiranza nel proteggere il pianeta sul quale vive.

“Attualmente stiamo sterminando in modo sistematico tutti gli esseri viventi non umani”, ha dichiarato all'Agence France Presse (AFP) la dottoressa Anne Larigauderie, dirigente dell'Intergovernmental Science-Policy Platform on Biodiversity and Ecosystem Services (IPBES). Un commento citato anche dall'attivista ambientalista Greta Thunberg sul proprio profilo Twitter. Proprio l'organizzazione dell'ONU lo scorso anno aveva annunciato che un milione di specie è minacciata di estinzione a causa delle attività umane, che hanno gravemente danneggiato tre quarti del territorio del pianeta.

Tra gli obiettivi mancati, chiamati “Aichi Biodiversity Targets”, vi sono la riduzione dei sussidi dedicati all'estrazione e all'utilizzo dei combustibili fossili; la riduzione dello sfruttamento degli stock ittici; l'introduzione di misure per un consumo sostenibile delle risorse naturali entro “limiti ecologici sicuri”; la riduzione dell'inquinamento fino a livelli non dannosi per ecosistemi e biodiversità; la prevenzione dell'estinzione di specie minacciate e molti altri ancora. Non perseguire questi obiettivi minaccia direttamente anche la salute umana, come mostra la pandemia di coronavirus SARS-CoV-2 che stiamo affrontando, figlia dello sfruttamento di animali selvatici. “Con la distruzione degli ambienti naturali emergono nuove opportunità per la diffusione a esseri umani e animali di malattie devastanti come il coronavirus di quest'anno”, ha dichiarato Elizabeth Mrema, Direttore esecutivo della Convenzione sulla diversità biologica.

Nonostante il mancato raggiungimento degli obiettivi prefissati, gli scienziati che hanno stilato il Global Biodiversity Outlook sottolineano che ci sono alcuni spiragli di luce, che riflettono alcune parziali conquiste. Il tasso di deforestazione, ad esempio, è diminuito di circa un terzo rispetto al decennio 2000-2010; sono stati avviati processi di eradicazione delle specie aliene e sono aumentate le aree protette, quelle terrestri tra il 10 e il 15 percento e quelle oceaniche tra il 3 e il 7 percento. Più o meno tutti i Paesi hanno introdotto misure per tutelare la biodiversità, benché ancora non siano sufficienti. Servirebbero infatti centinaia di miliardi di dollari per raggiungere i traguardi individuati, ma ne sono stati investiti globalmente soltanto tra gli 80 e i 90. La cifra, spiega l'ONU, è ulteriormente sminuita dal fatto che sono stati ben 500 i miliardi investiti per combustibili fossili e altre risorse che danneggiano l'ambiente.

Se non interverremo in modo efficace contro i cambiamenti climatici non solo andremo incontro a una ulteriore, drastica riduzione della biodiversità, ma come sottolineato dagli 11mila firmatari del più approfondito studio sul clima mai effettuato, anche l'umanità è destinata a patire “indicibili sofferenze” nel prossimo futuro.