Grazie alle misure di conservazione introdotte nel 1993 con la Convention on Biological Diversity (CBD), un trattato firmato da tutte le nazioni del mondo – tranne gli Stati Uniti – per promuovere la biodiversità e la sostenibilità, è stato determinato che sono state salvate fino a 48 specie animali in pericolo di estinzione. Nello specifico, attraverso la protezione degli habitat, una migliore gestione degli habitat e virtuosi percorsi di reintroduzione, in 30 anni sono state salvate dalla scomparsa tra le 21 e le 32 specie di uccelli e tra le 7 e le 16 specie di mammiferi.

A determinarlo un team di ricerca internazionale guidato da scienziati dell'Università di Newcastle, Regno Unito, che hanno collaborato a stretto contatto con i colleghi del Dipartimento di Biologia e Biotecnologie dell'Università Sapienza di Roma; dell'autorevole Zoological Society di Londra; dell'organizzazione BirdLife International; dell'università australiana Charles Darwin, dell'Endangered Wildlife Trust di Johannesburg (Sudafrica) e di numerosi altri istituti sparsi per il mondo.

Gli scienziati, coordinati dal professor Philip JK McGowan, docente presso la Facoltà di Scienze Naturali e Ambientali dell'ateneo britannico, hanno analizzato nel dettaglio le condizioni delle circa settemila specie classificate come in pericolo di estinzione nella Lista Rossa dell'Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (IUCN), determinando che si è riusciti parzialmente a conquistare l'obiettivo 12 degli “Aichi Biodiversity Targets”, stabiliti nel 2010 sotto l'egida delle Nazioni Unite proprio per proteggere la biodiversità del pianeta.

Come specificato, fino a 48 specie sarebbero state salvate dall'estinzione. Tra le più iconiche vi è la lince pardina (Lynx pardinus), conosciuta comunemente come lince iberica, un grande felino che vive in Spagna e Portogallo dove fino a qualche tempo fa si contavano soltanto un centinaio di esemplari . Grazie alle reintroduzioni in natura e a rigide misure per proteggere l'habitat, ora il WWF stima una popolazione di circa 400 esemplari. Sono sempre pochissimi, ma è stato sicuramente compiuto un notevole passo avanti nella salvaguardia della specie. Tra gli altri animali salvati figurano il lupo rosso (Canis lupus rufus) e l'ara di Spix (Cyanopsitta spixii), un pappagallo originario del Brasile che si ritiene praticamente estinto in natura, ma che tuttavia sopravvive in cattività e potrà essere reintrodotto come avvenuto con altre specie (ad esempio l'ibis eremita).

Secondo le analisi di McGowan e colleghi, tra i fattori che risultano particolarmente significativi nel declino degli uccelli vi sono la diffusione delle specie invasive; l'impatto di agricoltura e acquacoltura; la caccia; la gestione delle foreste e la raccolta del legname e molti altri fattori. Per quanto concerne i mammiferi, in cima figurano la caccia e il prelievo di animali; agricoltura e acquacoltura; specie invasive; sviluppo urbano e così via. Grazie alle misure introdotte con la Convention on Biological Diversity, che hanno migliorato la gestione e il controllo di tutti questi fattori, come indicato si è riusciti a salvare alcune decine di specie.

Nonostante i risultati positivi, negli ultimi trenta anni si sono estinti 10 specie di uccelli e 5 mammiferi, tra i quali la gazzella saudita e il passeriforme cryptic treehunter (Cichlocolaptes mazarbarnetti) brasiliano, pertanto gli scienziati sottolineano che c'è ancora moltissimo da fare per tutelare la biodiversità (ma se non si fosse fatto nulla il tasso di estinzione sarebbe stato fino a 4 volte superiore). Anche le specie che sono state salvate potrebbero sparire nel prossimo futuro, se non si manterrà alta la guardia. I dettagli della ricerca “How many bird and mammal extinctions has recent conservation action prevented?” sono stati pubblicati sulla rivista scientifica specializzata Conservation Letters.