24 Novembre 2021
10:16

Sonda della NASA si schianterà contro un asteroide: lanciata la prima missione di difesa planetaria

È ufficialmente partita la prima missione di difesa planetaria della storia. La NASA ha lanciato la sonda DART, che nel 2022 si schianterà contro un asteroide.
A cura di Andrea Centini
Un’illustrazione mostra la sonda DART, il piccolo LICIACUBE italiano e l’asteroide binario 65803 Didymos. Credit: Credits: NASA/Johns Hopkins, APL/Steve Gribben
Un’illustrazione mostra la sonda DART, il piccolo LICIACUBE italiano e l’asteroide binario 65803 Didymos. Credit: Credits: NASA/Johns Hopkins, APL/Steve Gribben

Alle 07:21 di oggi, mercoledì 24 novembre 2021, la NASA ha dato il via alla prima, storica missione di difesa planetaria. Dallo Space Launch Complex 4 della Vandenberg Space Force Base in California, infatti, è stata lanciata la missione DART (Double Asteroid Redirection Test), che ha l'ambizioso obiettivo di far schiantare una sonda contro un asteroide. Il sasso spaziale nel mirino, chiamato 65803 Dimorphos e orbitante attorno a un altro asteroide molto più grande (65803 I Didymos), fortunatamente non è una minaccia per il nostro pianeta; la missione DART è infatti dimostrativa, per capire se con un impatto cinetico sia possibile deviare uno di questi oggetti celesti da traiettorie potenzialmente pericolose. Al momento non ci sono asteroidi che puntano in direzione della Terra, perlomeno non tra quelli identificati, tuttavia catastrofici eventi di questo genere si sono già verificati in passato – come l'impatto di chicxulub che 66 milioni di anni fa annientò i dinosauri non aviani – ed è solo questione di tempo prima che accadano di nuovo.

Per allora l'umanità dovrà essere pronta a difendersi ed è per questo che la NASA ha creato un dipartimento ad hoc per la difesa planetaria. La soluzione hollywoodiana di bombardare con armi nucleari le potenziali minacce è stata dimostrata come efficace da un recente studio, ma corpi celesti sufficientemente distanti e delle giuste dimensioni potrebbero essere deviati da una traiettoria pericolosa anche con il semplice impatto di una sonda, senza usare testate atomiche. È proprio ciò che proverà a dimostrare DART colpendo Dimorphos, che ha un diametro di circa 170 metri e orbita a una distanza di 1,18 chilometri dal suo compagno. Piccole deviazioni a enormi distanze, del resto, possono accumulare uno spostamento tale da evitare un eventuale impatto con la Terra. Il fatto che l'asteroide da colpire orbita attorno a un oggetto più grande – ha un diametro di 750 metri – è uno scenario ideale per gli scienziati; potranno infatti calcolare agevolmente le alterazioni orbitali determinate dall'impatto di DART. Se tutto andrà secondo i piani l'orbita di Dimorphos dovrebbe essere rallentata di alcuni minuti.

La sonda, come indicato, è stata lanciata con successo questa mattina (ora italiana) e si è correttamente separata dal razzo di SpaceX Falcon 9, il cui primo stadio è correttamente atterrato sul drone galleggiante “Of Course I Still Love You” in viaggio nell'Oceano Pacifico. La navicella si sta orientando verso il Sole e sta preparando il suo lungo viaggio di nove mesi per la sua appassionante “missione suicida”. La sonda raggiungerà Didymos a 11 milioni di chilometri di distanza dal nostro pianeta; quando lo avrà nel “mirino” si schianterà a una velocità di ben 6,7 chilometri al secondo, pari a 24mila chilometri orari.

Non resteremo ciechi innanzi a un simile e pionieristico spettacolo. Prima di sacrificarsi per la scienza (e l'umanità), la sonda DART rilascerà un piccolo satellite totalmente progettato e realizzato in Italia, il LICIACube (Light Italian Cubesat for Imaging of Asteroids), sviluppato in collaborazione tra Agenzia Spaziale Italiana (ASI) e l'Argotec di Torino. Il satellite, dotato di telecamera per riprendere l'impatto, pesa appena un chilogrammo e ha le dimensioni di una scatola da scarpe. Le preziose informazioni che carpirà getteranno le basi per la missione HERA dall'Agenzia Spaziale Europea (ESA), che tra il 2024 e il 2026 lancerà un'altra sonda per studiare a fondo gli effetti dell'impatto cinetico, come le dimensioni del cratere generato e i cambiamenti nella relazione orbitale tra i due asteroidi. Anche se la missione dovesse fallire, non c'è alcun pericolo che la deviazione indotta a 65803 Dimorphos possa generare pericoli per la Terra. Non resta che attendere l'autunno del prossimo anno, quando verrò scritta la storia della prima missione di difesa planetaria.

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