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in foto: Credit: Bibbi228

L'impatto dell'asteroide che 66 milioni di anni fa provocò l'estinzione dei dinosauri non aviani (e di molti altri gruppi di animali) generò un'onda di tsunami alta 1,5 chilometri, che si propagò all'impressionante velocità di 143 chilometri orari. A seguito della prima, catastrofica onda, ne seguirono altre alte centinaia (e decine) di metri che squassarono l'intero pianeta Terra. Le onde più piccole che giunsero nei luoghi più distanti avevano un'altezza stimata di 4 metri.

A calcolare per la prima volta la portata degli tsunami provocati da Chicxlub, asteroide di 14 chilometri che si schiantò tra terra e mare dove ora c'è la Penisola dello Yucatan (Messico), è stato un team di ricerca americano guidato da ricercatori del Dipartimento di Scienze della Terra dell’Università del Michigan, che hanno collaborato con i colleghi dell'Istituto di Tecnologia del Massachusetts, dell'Università di Princeton e di altri atenei.

In base alle simulazioni condotte al supercomputer dagli scienziati, coordinati dalla dottoressa Molly M. Range, l'asteroide generò un cratere con un diametro di 180 chilometri e una profondità di 1,5 chilometri, che negli istanti immediatamente successivi all'impatto rimase senz'acqua. Subito dopo, tuttavia, l'acqua dell'Atlantico vi ricadde all'interno con grande velocità, ed esattamente come avviene quando gettiamo acqua in un catino con violenza, essa vi è riuscita, dando vita alle colossali ondate di tsunami in sequenza.

Fu un evento così drammatico che sprigionò un'energia stimata tra le 2.500 e le 29mila volte superiore a quella dello tsunami che, nel 2004, portò morte e devastazione nell'Oceano Indiano, uccidendo circa 225mila persone in diversi Paesi. Per comprendere la differenza basti fare un paragone con la più grande onda registrata in tempi moderni nell'emisfero australe, con un'altezza pari a 23,8 metri. Nulla rispetto al muro d'acqua di 1,5 chilometri che contribuì all'estinzione di massa del Cretaceo-Paleocene (o evento K-T), che determinò la scomparsa del 75 percento delle specie terrestri e marine.

Le terrificanti onde di tsunami non furono tuttavia l'unica causa dell'estinzione di massa; l'impatto di Chicxulub deformò la crosta terrestre attivando fenomeni vulcanici che scatenarono incendi su scala globale, inoltre le particelle e i roventi gas tossici proiettati in aria oscurarono il Sole per lungo tempo. Ciò determinò la morte delle piante e di conseguenza anche di buona parte dei superstiti al cataclisma globale. La Terra impiegò milioni di anni per riprendersi dall'evento, ma la vita, parafrasando Jurassic Park, “trova sempre un modo”. I dettagli dell'affascinante ricerca sono stati presentati in seno alla Conferenza annuale dell'American Geophysical Union (AGU).