Smentita l'esistenza di ‘megastrutture aliene' attorno alla Stella di Tabby: i cambi di luminosità che l'hanno resa celebre tra gli appassionati di astronomia (e ufologia) molto probabilmente sono legati a una nube di polvere. Lo hanno determinato scienziati della NASA e dell'Osservatorio AstroLAB IRIS in Belgio, che hanno analizzato i dati raccolti da tre strumenti puntati tra il 2015 e il 2017 verso la misteriosa stella, inquadrata nella costellazione del Cigno a 1.400 anni luce dalla Terra. Ma procediamo con ordine.

La Stella di Tabby, nota anche col nome tecnico di KIC 8462852 e con quello di Stella di Boyajian, in omaggio all'astronoma statunitense che per prima la studiò, è balzata agli onori della cronaca – e nel cuore degli appassionati di alieni – a partire dal settembre 2015, quando gli astronomi, analizzandone i dati raccolti dal Telescopio Spaziale Kepler, si accorsero di un fatto davvero insolito: sensibili fluttuazioni nella luminosità che poteva scendere anche del 22 percento. Scartate le ipotesi del transito di esopianeti (la variazione è troppo netta per essere innescata dal passaggio orbitale di un corpo celeste), sono state formulate altre possibilità; dallo sciame di comete provenienti dalla nube di Oort, la stessa da cui è partita la cometa attiva più lontana mai osservata, a quelle più suggestive della civiltà aliena avanzata. Tali variazioni potrebbero essere infatti legate alla costruzione di una megastruttura artificiale necessaria per catturare l'energia della stella, una cosiddetta “sfera di Dyson”.

Sebbene altamente improbabile, l'ipotesi aliena non è mai stata scartata del tutto nemmeno dagli scienziati. Fino ad oggi. È stata infatti trovata la cosiddetta “pistola fumante” che spiega – oltre ogni ragionevole dubbio – questi cambi di luminosità sotto il profilo scientifico. Incrociando i dati della stella catturati attraverso i telescopi spaziali Swift e Spitzer e l'osservatorio belga, che misurano lunghezze d'onda diverse (infrarossi, ultravioletti, raggi-X e luce visibile), gli scienziati si sono accorti di un minor oscuramento nella luce infrarossa rispetto a quella ultravioletta. Che cosa significa? Semplicemente, si tratta di un dato che contrasta con la presenza di un'ipotetica “megastruttura”, poiché oscurerebbe allo stesso modo le due lunghezze d'onda. Tale variazione è infatti possibile solo con la presenza di frammenti microscopici, e sono proprio quelli che ipotizzano gli scienziati: i cambi di luminosità sarebbero prodotti da una massa di polvere compatta, che orbita attorno alla Stella di Tabby con un moto di 700 giorni.

L'ipotesi della polvere non svela del tutto il mistero, dato che per le variazioni più intense e repentine (quelle attorno al 20 percento) ci sono ancora dei dubbi, tuttavia gli scienziati della NASA e i colleghi sono praticamente sicuri della propria teoria. I dettagli sulle osservazioni della Stella Tabby sono stati pubblicati su arXiv e sul sito ufficiale della NASA.

[Credit: NASA/JPL-Caltech]