Il coronavirus visto al microscopio elettronico. Credit: NIAID
in foto: Il coronavirus visto al microscopio elettronico. Credit: NIAID

Gli anticorpi sviluppati in seguito all'infezione da coronavirus SARS-CoV-2 (chiamata COVID-19) calano rapidamente negli asintomatici e negli anziani, mentre sono più duraturi nei giovani e negli operatori sanitari. Sono questi i risultati più significativi di uno dei più grandi studi progettati per indagare sulla prevalenza della positività agli anticorpi in una data popolazione, nello specifico quella britannica. Lo studio REACT (Real Time Assessment of Community Transmission) è un insieme di indagini direttamente commissionato dal Dipartimento di Sanità e Assistenza sociale, volto ad analizzare l'impatto della pandemia sul suolo nazionale. Il Regno Unito, del resto, è uno dei Paesi più colpiti in assoluto dal coronavirus emerso in Cina; in base alla mappa interattiva sviluppata dall'Università Johns Hopkins, al momento registra quasi 900mila infezioni complessive e 45mila vittime (in Italia i contagi totali ad oggi sono 542mila e i decessi 37.500).

A condurre l'analisi sulla persistenza degli anticorpi è stato un team di ricerca guidato da scienziati di vari dipartimenti dell'Imperial College di Londra, che hanno collaborato con i colleghi del Dipartimento di Statista dell'Università di Oxford e con la società specializzata in ricerche di mercato Ipsos MORI. Tutti i ricercatori coinvolti fanno parte del “REACT study team”. Gli scienziati, coordinati dal professor Paul Elliott, direttore del programma di ricerca e docente presso la Scuola di Salute Pubblica dell'ateneo londinese, sono giunti alle loro conclusioni dopo aver sottoposto ai cosiddetti “test sierologici” (quelli che vanno a caccia di anticorpi nel sangue) ben 365mila volontari britannici, che hanno fatto tre prelievi dal dito tra il 20 giugno e il 28 settembre di quest'anno.

Dall'analisi statistica dei dati è emerso che le persone positive ai test sono diminuite dal 6 percento al 4,4 percento nel periodo di follow-up, con un calo complessivo del 26,5 percento in soli 4 mesi. Ciò suggerisce che una parte della popolazione sta perdendo anticorpi molto rapidamente. Il calo, sottolineano gli autori dello studio in un comunicato stampa pubblicato sul sito dell'Imperial College di Londra, è stato osservato “in tutte le aree del Paese e nelle varie fasce d'età”, ma ci sono diversi aspetti interessanti da considerare. Gli operatori sanitari, ad esempio, hanno mantenuto inalterato il proprio livello di anticorpi contro il SARS-CoV-2, probabilmente a causa di una esposizione ripetuta e a concentrazioni più elevate di virus. Inoltre, gli anziani con un'età superiore ai 75 anni hanno mostrato un calo più rapido rispetto ai giovani. Nello specifico, nella fascia di età tra i 18 e i 24 anni il calo è stato del 14,9 percento, passando dal 7,9 al 6,7 percento, mentre negli over 75 è risultato essere quasi tre volte maggiore (39 percento), passando dal 3,3 al 2 percento.

Durante i tre cicli di test condotti tra giugno e settembre sono stati rilevati circa 18mila positivi agli anticorpi, il 30 percento dei quali non aveva sperimentato alcun sintomo. Nelle persone che non avevano ricevuto una diagnosi di COVID-19 ma avevano comunque anticorpi, la diminuzione tra il primo e il terzo ciclo è stata del 64 percento, mentre tra chi ha avuto un'infezione conclamata il calo è stato “soltanto” del 22,3 percento. Questi dati sembrano confermare i risultati di un recente studio condotto da un team di ricerca tutto italiano guidato da ricercatori dell'Istituto Europeo di Oncologia (IEO) IRCCS di Milano, nel quale è stato osservato un crollo del 50 percento degli anticorpi in un solo mese nei pazienti che hanno avuto la forma lieve della COVID-19.

“Questo studio molto ampio ha dimostrato che la percentuale di persone con anticorpi rilevabili sta diminuendo nel tempo”, ha dichiarato una delle autrici principali della ricerca britannica, la professoressa Helen Ward. “Non sappiamo ancora se questo esporrà le persone a rischio di reinfezione a causa del virus che causa COVID-19, ma è essenziale che tutti continuino a seguire le indicazioni per ridurre il rischio per se stessi e per gli altri”, ha aggiunto la studiosa, facendo riferimento a distanziamento fisico, cura certosina dell'igiene delle mani e uso delle mascherine. I risultati dello studio REACT sono disponibili cliccando sul seguente link.