Il corpo esanime e in avanzato stato di decomposizione di un altro giovane capodoglio (Physeter macrocephalus) di circa sette metri è stato avvistato al largo del Faraglione di Favignana, nei pressi dell'Area marina protetta “Isole Egadi”, la più estesa di tutta Europa (quasi 54mila ettari).

Si tratta del quarto capodoglio morto avvistato in pochissimo tempo in Sicilia; solo pochi giorni fa erano state rinvenute le carcasse di altri tre esemplari con dimensioni molto simili: uno sulla spiaggia di Acqua dei Corsari, lungo la costa orientale di Palermo; uno sulla spiaggia di Lascari tra Cefalù e Buonfornello e un altro a Capo Calavà, a Gioiosa Marea.

Morti sospette. I numeri coinvolti e le morti così ravvicinate suggeriscono che in quelle acque deve esserci qualcosa che sta uccidendo i maestosi cetacei; i biologi marini e i veterinari sono alacremente a lavoro per provare a determinarne la causa esatta, che potrebbe essere un'epidemia. Nello stomaco dell'esemplare spiaggiatosi nei pressi di Cefalù sono stati trovati circa 10 chilogrammi di plastica, mentre nel giovane maschio di 6 metri individuato a Capo Calavà, come riportato in un post pubblicato su facebook dal giornalista, fotografo naturalista ed esperto di squali Remo Sabatini, lo stomaco è stato trovato completamente vuoto, con un solo becco di calamaro al suo interno (la preda principale di questi mammiferi marini). Almeno in questo caso la plastica non sembra essere un fattore coinvolto, mentre per tutti gli altri spiaggiamenti dovrà esserne determinato l'impatto. La plastica resta comunque una serissima minaccia per questi e moltissimi altri animali marini: basti sapere che, alla fine di marzo, nello stomaco di una femmina adulta e incinta di capodoglio spiaggiatasi in Sardegna sono stati trovati ben 22 chilogrammi di plastica, tra sacchi, buste e reti.

Strage. La moria di capodogli registrata lungo le coste settentrionali della Sicilia ha quasi quadruplicato il numero di esemplari morti che in media vengono trovati in Italia ogni anno, cioè due o tre. Dall'inizio del 2019 siamo infatti già a sette, un numero che probabilmente è destinato a salire ulteriormente, dato che non siamo nemmeno a metà anno. Per la moria in Sicilia alcuni puntano il dito anche sulla grande esercitazione militare che si è tenuta tra la fine di aprile e il 10 maggio nelle acque del Mediterraneo Centrale e Meridionale, alla quale hanno partecipato 5 sommergibili e oltre 40 navi. È noto che i sonar militari possono spaventare a morte i cetacei, in particolar modo quelli che si immergono a grandi profondità come i capodogli e gli zifidi, che costretti a risalire a grande velocità vanno incontro alla malattia da decompressione, esattamente come i subacquei che non rispettano le linee guida per la risalita. Non sembrano tuttavia esserci prove o relazioni tra gli spiaggiamenti e la recente esercitazione militare. Gli scienziati continueranno a indagare.