La COVID-19, l'infezione provocata dal coronavirus SARS-CoV-2, è una malattia nuova, pertanto gli scienziati la stanno ancora studiando a fondo. Col passare del tempo, tuttavia, grazie agli studi scientifici e al numero enorme di positivi alcune delle sue caratteristiche stanno diventando sempre più chiare a medici e ricercatori. Com'è ampiamente dimostrato dai dati, ad esempio, nella stragrande maggioranza dei casi l'infezione risulta essere asintomaticapaucisintomatica (sintomatologia lieve) nei bambini, sebbene non siano ancora noti i meccanismi biologici che lo determinano. A causa di questa ridotta aggressività nei più piccoli – pur non mancando casi gravi e purtroppo anche fatali –, può essere complicato capire quando si ha a che fare con la COVID-19 o una comune sindrome influenzale. Dunque quali sono i sintomi “campanello d'allarme” nei bambini e nei ragazzini valutati dai medici (gli unici a poter fare una diagnosi)?

A far luce sulla questione vi sono la Società Italiana di Pediatria (SIP) e la Società Italiana di Infettivologia Pediatrica (SITIP), che hanno condotto un approfondito studio multicentrico nel quale sono stati coinvolti centinaia di bambini, seguiti in una cinquantina dei principali Centri Clinici infettivologici del nostro Paese. Nello specifico, sono stati analizzati i dati di 759 giovani e giovanissimi pazienti, un quinto dei quali (il venti percento) aveva meno di un anno di età. Queste premesse rendono l'indagine SIP-SITIP “il più dettagliato studio europeo sui casi pediatrici di infezione da Covid-19”, come dichiarato in un comunicato stampa dal presidente della SITIP, il professor Guido Castelli Gattinara. Dall'analisi delle cartelle cliniche è emerso che il sintomo d'esordio più diffuso nei bambini contagiati dal coronavirus SARS-CoV-2 è la febbre, che si verifica nell'81,9 percento dei casi, mentre al secondo posto c'è la tosse. Interessante notare che nell'influenza la tosse compare come primo sintomo più frequentemente della febbre, cioè l'opposto della COVID-19. Pediatri e infettivologi hanno rilevato che il terzo sintomo più diffuso è la rinite o congestione nasale (l'infiammazione della mucosa nasale), rilevata nel 20,8 percento dei casi, seguita dalla diarrea (16 percento). Com'è noto, infatti, pur essendo un virus respiratorio, il coronavirus SARS-CoV-2 può innescare anche una sintomatologia gastrointestinale, si pensa perché le cellule dell'epitelio intestinali sono ricche del recettore ACE-2, quello cui il patogeno emerso in Cina si lega attraverso la proteina S o Spike, utilizzata come un “grimaldello biologico” per scardinare la parete cellulare, riversare l'RNA virale all'interno e dare il via alla replicazione, che determina l'infezione.

Tra gli altri sintomi rilevati nei bambini da SIP-SITIP vi sono faringite (12,9 percento); vomito (10 percento); mal di testa (10 percento); dispnea (9,3 percento); iporessia (9 percento); congiuntivite (8,4 percento); affaticamento (8,2 percento); dolore addominale (7,8 percento); rash cutanei (5,7 percento); alterazioni dell'olfatto e del gusto (4 percento); artromialgia (3,4 percento); dolore toracico (2,4 percento) e altro ancora. In precedenza il professor Alberto Chiara, Presidente della Società Italiana di Pediatria Ospedaliera (SIPO), intervistato da fanpage sui sintomi dei bambini aveva dichiarato: “A volte la sintomatologia è molto vaga, la febbre spesso non è elevata e anche il raffreddore e alcuni disturbi gastrointestinali possono essere un segno di allarme. Se si sospetta che il bambino non stia bene, non va mandato a scuola: è importante che con la ripresa dell’attività scolastica non abbia sintomi di alcun genere”.

È interessante notare che i bambini con età inferiore a un anno hanno un esordio sintomatologico della COVID-19 caratteristico. “Mentre i bambini sotto l'anno presentano più frequentemente tosse e rinite, i ragazzi in età adolescenziale e preadolescenziale hanno sintomi più tipici dell'adulto: alterazioni del gusto e dell'olfatto, vomito, mal di testa e dolore toracico”, hanno scritto i professori Silvia Garazzino e Luca Pierantoni, rispettivamente vicepresidente e consigliere della SITIP. I rischi maggiori, come per gli adulti, sono soprattutto per i piccoli che già manifestano almeno una patologia cronica. Nell'indagine italiana il 12 percento dei bambini e ragazzini coinvolti era totalmente asintomatico. Come indicato, non è chiara la ragione per cui i più piccoli vengono colpiti meno degli adulti, ma ci sono alcune ipotesi al vaglio degli esperti: “Le varie ipotesi attribuiscono un valore protettivo a una migliore risposta immunitaria, magari per il maggior stimolo delle altre infezioni virali frequenti nell’infanzia, per le tante vaccinazioni, per la minore espressione di recettori ACE-2 presenti nell’infanzia. Tutte ipotesi molto verosimili, ma ancora da confermare”, hanno spiegato Garazzino e Pierantoni. I dettagli dello studio italiano sono stati presentati in seno al Congresso straordinario digitale della SIP.