Credit: Stan Zurek
in foto: Credit: Stan Zurek

L'uso del filo interdentale può aumentare le concentrazioni di sostanze perfluoroalchiliche – i famigerati PFAS – nel nostro organismo, determinando un rischio per la salute da non sottovalutare. Si tratta infatti di composti chimici tossici associati da vari studi a infertilità, cancro, problemi immunitari, di sviluppo e altro ancora. A dimostrare il legame tra filo interdentale e PFAS è stato un team di ricerca americano guidato da studiosi del Silent Spring Institute di Newton, Stati Uniti, che hanno collaborato con i colleghi dell'Università di Notre Dame e del Child Health and Development Studies Participant Advisory Council di Berkley, California.

Gli scienziati coordinati dalla dottoressa Katherine E. Boronow, ricercatrice presso l'istituto del Massachusetts, sono giunti alle loro conclusioni dopo aver coinvolto 178 donne di mezza età in un'indagine ad hoc, durante la quale sono stati misurati i livelli di 11 distinti PFAS da campioni di sangue. Oltre alle analisi di laboratorio, a tutte le partecipanti sono stati sottoposti questionari per verificare specifici comportamenti, legati a una potenziale maggiore esposizione ai PFAS.

Incrociando i dati raccolti è emerso che le donne che utilizzavano il filo interdentale di un noto marchio avevano livelli più elevati di un PFAS chiamato PFHxS (acido perfluoroesanosolfonico). La presenza del fluoro (un marcatore dei PFAS) nel filo interdentale è stata dimostrata attraverso una tecnica chiamata spettroscopia di emissione di raggi gamma indotta da particelle (PIGE), che l'ha rilevata anche in altri due prodotti fra quelli testati. Non tutti i fili interdentali, fortunatamente, contengono le sostanze incriminate. “Questo è il primo studio a dimostrare che l'uso del filo interdentale contenente PFAS è associato a un carico corporeo superiore di queste sostanze chimiche tossiche”, ha dichiarato la dottoressa Boronow. “La buona notizia è che, sulla base delle nostre scoperte, i consumatori possono scegliere fili interdentali che non contengono PFAS”. I dettagli della ricerca sono stati pubblicati sull'autorevole rivista scientifica Nature.

Cosa sono i PFAS e quali sono i rischi

I PFAS sono composti chimici presenti in una moltitudine di prodotti grazie alle loro caratteristiche, come la resistenza al fuoco, l'impermeabilità all'acqua e ai grassi, l'elevata stabilità termica, le capacità lubrificanti e il coefficiente d'attrito ridotto. Per questo li ritroviamo nei rivestimenti degli abiti impermeabili; nei contenitori per gli alimenti; nelle pelli; nei tappeti; nelle schiume antincendio; negli insetticidi, nelle padelle e nelle pentole antiaderenti e in molto altro ancora. Ne siamo dunque costantemente esposti, ed è un problema perché diversi studi hanno trovato associazioni tra elevati di livelli PFAS e serie condizioni cliniche. Fra esse vi sono cancro ai reni e ai testicoli; riduzione della fertilità; colesterolo elevato; malattie della tiroide; basso peso alla nascita; danni al fegato ed effetti sul sistema immunitario. Insomma, si tratta di sostanze tossiche assolutamente da non sottovalutare per i seri rischi che comportano.