Le sostanze perfluoroalchiliche, meglio conosciute con l'acronimo di PFAS, sono composti chimici inquinanti diventati un vero e proprio incubo per oltre 300mila cittadini di una settantina di comuni del Veneto. Da diversi anni, infatti, si registrano casi con livelli insolitamente elevati di PFAS nel sangue. Talvolta essi superano anche di venti volte (35 in un caso limite del 2002) la cosiddetta soglia di sicurezza, in particolar modo negli adolescenti, un fenomeno che in passato ha spinto il governatore della Regione Veneto Luca Zaia ad accusare di disinteresse il Ministero della Salute, oltre che a prendere iniziative autonome per arginare il problema. A gennaio del 2019 è stato persino vietato di consumare pesce in 30 dei comuni coinvolti, fino alla fine di giugno. Scopriamo cosa sono le PFAS e perché rappresentano un pericolo per la salute.

Cosa sono le PFAS

Utilizzate sin dagli anni '50 del secolo scorso, le PFAS sono composti chimici industriali con proprietà che li rendono adatti a molteplici utilizzi. L'impermeabilità all'acqua e ai grassi (oli), l'elevata stabilità termica, la resistenza al fuoco, le capacità lubrificanti e un coefficiente d'attrito ridotto sono tutte caratteristiche legate alle catene alchiliche fluorurate dalle quali prendono il nome. A causa di esse le ritroviamo in un'infinità di prodotti. L'utilizzo più noto al grande pubblico è quello del rivestimento di padelle e pentole antiaderenti, come il famigerato teflon finito nel mirino dei ricercatori in diverse occasioni, ma le ritroviamo anche nei tessuti di vestiti come giacche e impermeabili, nelle pelli e nei tappeti. Si trovano anche nel rivestimento di contenitori per il cibo, negli insetticidi, nelle vernici, nelle schiume antincendio e in una pletora di materiali tecnici. Le due ‘famiglie' di PFAS più diffuse sono l’acido perfluorottanoico (PFOA) e l’acido perfluorottanosulfonato (PFOS), quest'ultimo tipico delle schiume presenti negli estintori.

Perché inquinano l'ambiente

A causa delle loro caratteristiche chimiche le PFAS si oppongono agevolmente ai naturali processi di biodegradazione, come fotolisi e idrolisi, per questa ragione persistono nell'ambiente una volta che vi sono state immesse. Il loro effetto peggiore risiede nella cosiddetta magnificazione biologica, ovvero quel passaggio da organismo a organismo che le fa accumulare salendo verso la cima della catena alimentare, dove naturalmente si trova l'essere umano. Il processo è lo stesso che provoca la contaminazione da mercurio nei cetacei. Nelle aree del Veneto interessate dall'emergenza PFAS queste sostanze tossiche vengono riversate da decenni nell'ambiente dalle industrie locali, con effetti diretti sulla popolazione che le assume principalmente per via alimentare. Del resto il passaggio dall'acqua contaminata ai terreni può coinvolgere anche frutta, verdura e animali d'allevamento che finiscono inevitabilmente sulle tavole, senza dimenticare il pericolo per le falde acquifere.

Quali sono i rischi per la salute

Sebbene diverse ricerche sulle PFAS debbano ancora essere confermate e completate, dalle indagini condotte è emerso un legame con la salute riproduttiva a causa della loro capacità di interferenti endocrini. Le sostanze perfluoroalchiliche, accumulandosi nell'organismo, possono avere un impatto negativo sugli ormoni legati allo sviluppo e alla fertilità, e non a caso nelle aree venete è stato confermato un aumento nei casi di bimbi nati sottopeso. Tra le altre patologie normalmente associate alle PFAS vi sono l'ipertensione in gravidanza, la colite ulcerosa il diabete gestazionale e anche una serie di tumori, come quelli alla tiroide, ai reni e ai testicoli, sebbene di questi ultimi non sia stato registrato un aumento nelle aree venete colpite dalla contaminazione. Uno studio condotto tra il 2015 e il 2016 ha tuttavia fatto emergere un aumento nei decessi legati a eventi cardiovascolari, diabete e Alzheimer.