All'1:52 di venerdì 2 marzo scoccherà l'ora della Luna piena del Verme, l'evento astronomico che per la tradizione degli indiani d'America algonchini apre le porte alla primavera. Ma a marzo, esattamente come avvenuto lo scorso gennaio, avremo ben due pleniluni. Il successivo, chiamato Luna Blu come tutte le seconde Lune piene che ‘sbocciano' nello stesso mese, è atteso alle 14:38 del 31 marzo. Questa serie di coincidenze si concretizza perché febbraio 2018 ha 28 giorni e non può abbracciare un intero ciclo lunare, che dura esattamente 29 giorni, 12 ore, 44 minuti e 3 secondi. Una volta ogni 19 anni la fase che resta fuori è proprio il plenilunio, determinando un mese senza di esso (febbraio) e due con doppie Lune piene (gennaio e marzo).

Ma perché la Luna piena di marzo si chiama ‘del Verme'? Il riferimento è ai lombrichi, che grazie al disgelo e al terreno più morbido riescono a emergere sulla superficie, attirando le numerose specie di uccelli e piccoli mammiferi che se ne nutrono. È dunque un segno naturale dell'arrivo della primavera, come tutti quelli da cui nascono i nomi del calendario lunare ideato dagli indiani d'America (i termini di riferimento sono degli algonchini poiché rappresentano la tribù più numerosa). Curiosamente quest'anno la Luna piena di marzo cade nel bel mezzo dell'arrivo del Burian, il vento gelido della Siberia che sta sferzando il nostro Paese regalandoci nevicate anche a Roma e a Napoli.

Luna piena del Verme non è comunque l'unico nome con cui si conosce il plenilunio di marzo. In alcune regioni è diffuso l'appellativo ‘Luna piena della linfa' (Sap Moon), in riferimento alla raccolta della linfa d'acero, che inizia a scorrere proprio in questo mese avviando il processo di “spillatura”. Meno diffuso il nome di ‘Luna della Crosta' (Crust Moon), legato alla formazione di sottili strati di ghiaccio che vengono sciolti di giorno dal Sole ma si riformano di notte, a causa delle temperature meno rigide. Di minore rilievo i nomi di ‘Luna Casta', ‘Luna delle Tempeste' e ‘Luna della Morte'.