Alle 22:33 di questa sera inizierà una nuova era spaziale. Con il lancio della prima missione umana di SpaceX, gli Stati Uniti d'America torneranno a possedere una capsula costruita e lanciata negli USA, dopo circa un decennio passato a utilizzare la Soyuz russa per raggiungere la Stazione Spaziale Internazionale. Sarà un cambiamento epocale per l'esplorazione spaziale, anche perché per la prima volta nella storia a trasportare sulla ISS due astronauti non sarà un veicolo dell'agenzia spaziale, ma un veicolo privato realizzato da SpaceX nell'ambito del Commercial Crew Program della NASA.

La capsula Crew Dragon sarà la protagonista dello storico lancio di questa sera – sarà visibile anche in Italia intorno alle 22:57 – dopo una serie di test di successo. La speciale navicella ha anche già raggiunto la Stazione Spaziale Internazionale ma solamente in modalità autonoma: questa sera si inaugurerà il primo viaggio con due umani al comando. Per questo la missione Demo-2 è epocale e porterà Bob Behnken e Doug Hurley, i due veterani NASA scelti nel 2018 per questa missione, nella storia dell'esplorazione spaziale. Una storia che ha le sue radici l'8 luglio 2011, quando gli Stati Uniti hanno concluso il programma legato allo Space Shuttle con il suo ultimo volo.

Bob Behnken (destra) e Doug Hurley (sinistra)
in foto: Bob Behnken (destra) e Doug Hurley (sinistra)

L'indipendenza spaziale degli USA

Da quel momento gli USA non hanno posseduto mezzi per raggiungere l'ISS ma si sono dovuti affidare alla Russia e alla sua Soyuz. Un accordo chiaramente svantaggioso per gli Stati Uniti, che per ogni passaggio "scroccato" ai russi dovevano sborsare 80 milioni di dollari a persona. Insomma, non proprio un biglietto economico, ma per la NASA questa è stata l'unica soluzione per quasi 10 anni. Per vari motivi, tra cui il taglio ai fondi per lo sviluppo di un nuovo mezzo di trasporto. È qui che entra in gioco il Commercial Crew Program e, soprattutto, SpaceX, l'azienda di Elon Musk che con la sua Crew Dragon ha scalzato la Boeing e il suo CST-100 Starliner nella competizione per essere la prima azienda privata a far volare l'uomo nello spazio.

Così questa sera Behnken e Hurley arriveranno su una Tesla Model X bianca al Kennedy Space Center di Cape Canaveral, in Florida. Entreranno nel Launch Complex 39A, da cui sono partiti gli Space Shuttle e i Saturn V che hanno portato l'uomo sulla Luna. Indosseranno le speciali tute pressurizzate di SpaceX, bianche e grigie. Saliranno sulla Crew Dragon posizionata in testa al razzo Falcon 9 (anch'esso di Space X) e si prepareranno alle procedure di lancio che, qualche ora più tardi, li catapulteranno nella storia spaziale.

La capsula Crew Dragon
in foto: La capsula Crew Dragon

Il viaggio della Crew Dragon

Se tutto andrà secondo i piani – e non ci saranno ritardi dovuti al maltempo – il viaggio sarà piuttosto breve. In soli 12 minuti il Falcon 9 rilascerà la Crew Dragon in orbita, iniziando la discesa autonoma che dovrebbe vedere il razzo atterrare su una piattaforma in attesa sull'Oceano Atlantico. La Crew Dragon e i suoi due passeggeri, invece, inizieranno un'orbita di 19 ore attorno alla terra fino ad avvicinarsi alla Stazione Spaziale Internazionale, dove il sistema di attracco automatico della capsula porterà all'attracco all'ISS. Questa operazione dovrebbe avvenire intorno alle 17 ora italiana del 28 maggio. Behnken e Hurley dovrebbero restare sulla stazione per qualche mese, ma la loro permanenza nello spazio potrebbe essere limitata proprio dalla Crew Dragon: la capsula potrà restare nello spazio solamente per quattro mesi a causa dei suoi pannelli solari, il cui degrado viene accelerato in quelle condizioni.

Il sistema di sicurezza della Crew Dragon
in foto: Il sistema di sicurezza della Crew Dragon

Se qualcosa va male

È una possibilità, trattandosi di un lancio storico e, di fatto, di un grande primo test. Nel corso degli ultimi anni SpaceX e NASA hanno messo a punto una serie di accortezze, spinti anche da errori e problematiche che hanno colpito la Crew Dragon durante il suo sviluppo. Tra queste un sistema di fuga d'emergenza in grado di garantire agli astronauti la possibilità di scampare a un eventuale problema tecnico. All'interno dei pannelli esterni della capsula, infatti, sono inseriti dei piccoli razzi chiamati SuperDraco e progettati per accendersi nel caso in cui in cui dovesse presentarsi una catastrofe durante il lancio. Grazie a questi motori, la Crew Dragon potrebbe staccarsi dal razzo e portarsi a distanza di sicurezza, procedendo poi all'apertura del paracadute e al rientro d'emergenza sull'Atlantico. Si spera non sia necessario, ma in questi casi la prudenza non è mai troppa. Anche per questo, però, il meteo è fondamentale per il lancio: potendo attivare questa misura d'emergenza in ogni momento prima del raggiungimento dell'orbita, SpaceX e NASA devono assicurasi che il tempo sia ottimale in ogni zona dell'Atlantico in cui sussiste la possibilità di rientro. Si parla di circa 50 zone tra la costa Est degli USA, il Canada e il nord dell'Irlanda.

Se la missione sarà un successo, la nuova era spaziale avrà ufficialmente il suo inizio e porterà non solo all'utilizzo della capsula americana per i futuri viaggi spaziali ma anche a un'eventuale apertura ai voli commerciali e per privati. Il primo viaggio previsto per la Crew Dragon dovrebbe svolgersi questo autunno con quattro astronauti: Victor Glover, Mike Hopkins e Shannon Walker della NASA e il giapponese Soichi Noguchi.