I casi di coronavirus nel mondo hanno ormai superato i 2,5 milioni, ma di questi un grande numero non presentano i sintomi di cui invece si sta parlando per sottolineare la situazione delle terapie intensive e il tasso di mortalità dovuto alle complicazioni. La Covid-19, infatti, non provoca necessariamente una forte febbre e una grave polmonite, ma può essere caratterizzata anche da sintomi più lievi. Secondo studi recenti, circa l'80 percento degli infetti potrebbe essere un portatore "silente", cioè uno dei famosi asintomatici che in questo momento si faticano a individuare. Ma perché alcune persone vengono colpite dai sintomi e altre no?

Innanzitutto i dati in nostro possesso in questo momento sono parziali, perché riferiti appunto alla parte di popolazione che mostra sintomi evidenti e che "nasconde" la percentuale positiva ma caratterizzata da sintomi moderati, senza parlare di chi, prima dell'inizio dell'emergenza, potrebbe già aver contratto il virus pensando si trattasse di semplice influenza. In base a questi dati, sembra che i bambini e i giovani in salute siano quelli con più probabilità di mostrare sintomi lievi, senza però dimenticare che anche in questi casi, sebbene in forma minore, si possono registrare complicazioni e persino la morte.

Il coronavirus nel corpo

Alla base delle motivazioni per le quali qualcuno si aggrava e qualcuno la vede come una febbre passeggera si trova principalmente il sistema immunitario. Come tutti i virus, anche il SARS-CoV-2 deve entrare nelle cellule umane per moltiplicarsi e sopravvivere. Per farlo, una particella nella parte esterna del virus si collega a un recettore chiamato ACE2 presente in polmoni, reni, cuore e intestino. Quando una persona viene infettata, i sintomi possono richiedere fino a 14 giorni per apparire: è il periodo di incubazione. In questa fase, però, la situazione varia a seconda delle persone e a seconda del loro sistema immunitario. Possedere un sistema immunitario forte durante la fase di incubazione può prevenire l'infezione, ridurre la quantità di virus nel corpo o impedire il suo arrivo nei polmoni.

Il Sars–Cov–2 ha attaccato la cellula per iniziare il processo di infezione (figura B) / / Débora F. Barreto–Vieira / IOC/Fiocruz.
in foto: Il Sars–Cov–2 ha attaccato la cellula per iniziare il processo di infezione (figura B) / / Débora F. Barreto–Vieira / IOC/Fiocruz.

Come funziona il sistema immunitario

Il nostro sistema immunitario offre due linee di difesa contro i virus. La prima è il sistema innato (o non specifico) che include elementi fisici come la pelle, le membrane mucose nella gola e nel naso, diverse proteine e molecole presenti nei tessuti e alcuni globuli bianchi del sangue che aggrediscono gli "invasori". Questa risposta è generale, non specifica e arriva immediatamente. Nei bambini questo sistema è più efficace rispetto a quello degli adulti, motivo che potrebbe spiegare il perché si ammalano di meno di Covid-19 nonostante il loro sistema immunitario sia generalmente meno maturo di quello di un adulto. In breve, potrebbero riuscire a diminuire il carico virale grazie alla capacità del sistema innato di liberarsi delle particelle più velocemente.

La seconda linea di difesa è costituita dal sistema immunitario adattivo, più lento da avviare ma molto più efficiente, una volta a pieno regime, nell'eliminazione di una specifica infezione incontrata in precedenza. Uno studio ha avanzato l'ipotesi che un gruppo di specifiche varianti genetiche di alcune persone potrebbero giustificare le diverse modalità di risposta del corpo. Generando una risposta immunitaria rapida, il corpo sembra riconoscere il virus durante il periodo di incubazione per poi contrastarlo meglio. Questa risposta è più forte nelle persone sane.

Dopo l’infezione e la replicazione virale, è possibile osservare le diverse particelle virali all’interno della cellula (figura C) / Débora F. Barreto–Vieira / IOC/Fiocruz.
in foto: Dopo l’infezione e la replicazione virale, è possibile osservare le diverse particelle virali all’interno della cellula (figura C) / Débora F. Barreto–Vieira / IOC/Fiocruz.

Lo scontro tra sistema immunitario e virus

Se il SARS-CoV-2 sopravvive oltre i punti di ingresso del corpo (naso, occhi e gola), potrebbe raggiungere i polmoni. Qui si collega ai recettori ACE2 e continua a replicarsi, innescando un'ulteriore risposta del sistema immunitario per ripulire le cellule infette. Anche la quantità di virus che si introduce all'interno dei polmoni potrebbe rappresentare un importante fattore per determinare quanto si può aggravare una persona. Mentre la battaglia tra virus e sistema immunitario prosegue, i rivestimenti delle vie respiratorie producono diversi fluidi che lasciano meno spazio al trasferimento dell'ossigeno nel sangue e alla rimozione dell'anidride carbonica. Qui appaiono i sintomi della polmonite, come la febbre, la tosse e la mancanza di respiro. Se la risposta del sistema immunitario è eccessiva o prolungata, si arriva alla cosiddetta "tempesta di citochine", una produzione estrema di molecole immunitarie che possono determinare danni irreversibili a diversi organi e dunque la morte.

Le persone anziane e quelle con problemi respiratori presentano meno recettori ACE2 nei polmoni, quindi il corpo ha meno strumenti di controllo in grado di regolare la risposta del sistema immunitario e, di conseguenza, rischia di produrre un eccesso di aggressività che porta appunto alla tempesta di citochine. Nei bambini, invece, il numero di recettori ACE2 è più elevato, elemento che potrebbe spiegare perché non si ammalano così tanto. Lo stesso, con le dovute eccezioni sottolineate dai (fortunatamente pochi) casi di ragazzi in gravi condizioni, vale per i più giovani, che possono basare la loro risposta su un numero di recettori ACE2 sufficiente e su un sistema immunitario più efficace e forte nella sua risposta al virus.