Sei mesi nello Spazio durante i quali i muscoli, senza il peso della gravità, si sono rilassati; 30 esperimenti eseguiti e 120 seguiti, due passeggiate in orbita; un grande pericolo e centinaia di testimonianze comunicate attraverso foto e tweet. Questa la sintesi estrema dell'avventura di Luca Parmitano sulla Stazione Spaziale Internazionale (ISS). Il maggiore dell'aeronautica italiana vi giunse a maggio di quest'anno e ha fatto rientro a casa – la Terra – questa mattina, quando, la navicella Soyuz con a bordo Parmitano, Karen Nyberg e Fyodor Yurchikhin è atterrata in Kazakistan. Qui gli astronauti sono stati sottoposti alle prime analisi mediche, dalle quali il Parmitano è risultato perfettamente in forma nonostante i sei mesi in assenza di gravità.

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E anche il viaggio di rientro – va detto – non è mai passeggiata. La Soyuz si è sganciata ieri sera dalla ISS, dirigendosi verso l'atmosfera terrestre ad una velocità di 28.800 km/h. Il contatto con l'atmosfera ha bruciato, come previsto, due dei tre moduli di cui è composta la navicella (quello orbitale e quello di propulsione). Lo scudo di protezione ha toccato temperature di 1600° Celsius, fino a quando – a 10 km da terra – si è aperto il paracadute che ha rallentato la velocità da 864 a 324 km/h. Espulso lo scudo termico, si sono accessi sei retrorazzi che hanno ulteriormente rallentato la corsa permettendo un morbido atterraggio. Dopo i primi controlli, Parmitano è salito a bordo di un elicottero e poi di un aereo per tornare a Houston negli Usa. Qui inizierà il suo periodo di riabilitazione, non prima di riabbracciare la moglie Kahty e le figlie Sara e Maia, 3 e 6 anni, che qui lo hanno atteso.

Con tanto entusiasmo e con un sorriso Parmitano giunse sulla Iss, con lo stesso atteggiamento fa ritorno a casa. Come racconta la moglie: "già con la voce comunicava come sempre grande entusiasmo. Ha definito il rientro un giro sulle montagne russe più emozionanti del mondo". Un entusiasmo che non sospende la serietà e la precisione alle quali è stato chiamato il militare italiano in missione sulla Iss. Parmitano è stato infatti il sesto italiano nello Spazio, il quinto sulla Iss, ma il primo ad eseguire un'EVA, ovvero un'attività extra-veicolare. Il primo, anche, a rischiare grosso a causa di un guasto della tuta fornita dalla Nasa: un malfunzionamento che stava riempiendo il casco di Parmitano di acqua, mentre questi – domando la paura nel mezzo dello Spazio – faceva rientro nella Iss così come ordinato da Huston. Enrico Saggese, presidente dell'Agenzia Spaziale Italiana, descrive così i sei mesi del militare italiano:

"Volare" è stata una missione straordinaria, eccezionale sotto ogni punto di vista, che ci riempie di orgoglio e soddisfazione. Ancora una volta, oggi più che mai, il nostro Paese ha saputo dimostrare che sa funzionare e che è capace di realizzare importanti progetti di portata internazionale. La missione di Luca Parmitano rappresenta il connubio perfetto tra scienza e ricerca ed è il simbolo della nostra abilità tecnologica. Luca Parmitano è stato il primo italiano a fare attività extraveicolari e la sua è stata la prima missione di lunga durata per l'ASI: l'Agenzia Spaziale Italiana e tutta l'Italia devono esserne orgogliose.