Siamo sempre più vicini alla fine del mondo. Le lancette dell'Orologio dell'Apocalisse (Doomsday Clock) sono state infatti spostate avanti di 20 secondi rispetto all'ultimo aggiornamento del 2018/2019; ciò significa che mancano soltanto 100 secondi allo scoccare della mezzanotte, che coincide con la fine dell'umanità per autodistruzione. Per renderci conto di quanto siamo vicini alla catastrofe, basti pensare che da quando questo strumento metaforico fu concepito, nel lontano 1947 in risposta al rischio di un olocausto nucleare, non era mai stato così vicino all'ora X.

Ma perché i ricercatori e gli esperti di geopolitica del Bulletin of Atomic Scientists – l'ente che “regola” l'Orologio dell'Apocalisse – hanno deciso di spostare le lancette così pericolosamente vicine alla mezzanotte? Ci sono tre ragioni principali, ovvero l'aumentato rischio di una guerra nucleare, l'impatto dei cambiamenti climatici e la disinformazione che corre sulla rete, creata ad arte per destabilizzare e promuovere il risentimento. Ma i fattori che concorrono alla possibile fine del mondo sono molteplici. Fra essi sono contemplati anche l'uso pericoloso delle biotecnologie e la minaccia delle intelligenze artificiali, sempre più sofisticate e potenzialmente in grado di “ribellarsi” ai suoi creatori.

“La situazione della sicurezza internazionale è terribile, non solo perché esistono queste minacce, ma perché i leader mondiali hanno permesso alle infrastrutture politiche internazionali di erodersi”, hanno sottolineato i leader del Bulletin of Atomic Scientists, che quest'anno hanno collaborato con 13 Premi Nobel per l'aggiornamento dell'orologio. “Mancano 100 secondi alla mezzanotte. Ora stiamo esprimendo l'avvicinarsi della catastrofe in termini di secondi, non di ore o addirittura minuti. È il punto più vicino al Doomsday che abbiamo mai visto nella storia del Doomsday Clock. Ora affrontiamo una vera emergenza – uno stato assolutamente inaccettabile della situazione mondiale che ha eliminato qualsiasi margine di errore o ulteriore ritardo”, ha dichiarato la dottoressa Rachel Bronson, presidente e CEO del Bulletin of the Atomic Scientists.

Per quanto concerne il rischio nucleare, gli scienziati puntano il dito contro la fine e la rivisitazione di alcuni importanti trattati che regolamentano la proliferazione delle armi atomiche. Se a ciò si aggiungono gli aspri conflitti politici che coinvolgono l'Iran e la Corea del Nord, oltre alla scarsa cooperazione tra le due principali superpotenze nucleari (Russia e Stati Uniti), è indubbio che il rischio nel corso del 2019 sia aumentato. Discorso analogo può essere fatto per i cambiamenti climatici, i cui effetti, catalizzati dalle emissioni di CO2 che continuano ad aumentare, sono sempre più evidenti in termini di fenomeni catastrofici, scioglimento dei ghiacci accelerato e temperature record. Gli scienziati del Bulletin of the Atomic Scientists si scagliano contro i proclami dei leader mondiali, cui non fanno seguito decisioni efficaci per arginare il riscaldamento globale. Ad amplificare il rischio nucleare e quello dei cambiamenti climatici vi è la disinformazione che serpeggia sulla rete, le cui campagne sono elaborate per “seminare sfiducia nelle istituzioni e tra le nazioni, minando gli sforzi nazionali e internazionali per favorire la pace e proteggere il pianeta”.

L'approssimarsi dell'autodistruzione è dunque sempre più vicina, e se non compiremo un virtuoso passo avanti per cambiare i comportamenti che ci hanno spinti vicino al baratro, saremo destinati ad annientarci con le nostre stesse mani. Solo a causa dei cambiamenti climatici, del resto, alcuni scienziati ritengono la fine della civiltà possibile già entro il 2050, mentre per oltre 11mila ricercatori che hanno affrontato il più grande studio sul riscaldamento globale, se non faremo qualcosa l'umanità andrà incontro a inevitabili, indicibili sofferenze.