Mamma orca trascina il corpo del piccolo morto. Credit: Guardia Costiera
in foto: Mamma orca trascina il corpo del piccolo morto. Credit: Guardia Costiera

Da una decina di giorni un piccolo gruppo di orche staziona innanzi all'ingresso del porto Prà Voltri di Genova, ma dalla meraviglia iniziale si è passati a emozioni diametralmente opposte: tristezza, sconcerto e grande preoccupazione per questi splendidi cetacei giunti da lontano. Il piccolo del pod è infatti morto, come suggerivano alcune drammatiche immagini circolate sulla rete. Sua madre ha continuato per giorni a sospingerne il corpo oltre la superficie dell'acqua, per provare a farlo respirare. Un gesto istintivo intriso d'amore materno già documentato diverse volte nei delfinidi, in particolar modo nei tursiopi, ma anche nelle orche. La scena straziante è stata filmata da un elicottero AW139 della Guardia Costiera, da giorni impegnata assieme agli scienziati nel monitorare la situazione (e la sicurezza) dei mammiferi marini. Le operazioni di controllo avvengono anche in collaborazione con Whale Watch Genova.

La dottoressa Maddalena Jahoda del Tethys Research Institute ci ha comunicato che durante l'ultima ricognizione in elicottero, condotta questa mattina, la Guardia Costiera non ha visto il piccolo. La madre avrebbe dunque abbandonato la carcassa al suo destino. La scienziata ci ha indicato che si farà tutto il possibile per provare a recuperarla, poiché grazie ad essa si potrebbe far luce sulle cause del decesso. Qualora fosse stato il morbillivirus, una delle cause di morte più diffuse per i cetacei, lo si potrebbe determinare attraverso le indagini necroscopiche. Il corpo del piccolo in questo momento potrebbe giacere su un fondale a 10/15 metri di profondità; come ci ha spiegato la biologa, dovrebbe riemergere a causa dell'accumulo di gas durante il processo di decomposizione, dunque il suo recupero sarebbe agevolato. Non è escluso tuttavia che si provi a recuperarlo attivamente sul fondale, anche se più tempo passa e minori sono le probabilità di ottenere informazioni significative sulle possibili cause che hanno condotto alla morte del piccolo cetaceo.

Gli scienziati sono molto preoccupati anche per le condizioni degli altri animali, quattro in tutto, che stazionano in un fazzoletto di mare innanzi al porto, molto vicini alla costa. Del gruppo ce n'è uno che desta maggiore apprensione poiché appare molto magro ed emaciato, ma c'è preoccupazione anche per tutti gli altri. In questi ultimi giorni i mammiferi marini sono usciti in mare aperto alcune volte, ma poi sono sempre tornati al solito posto. Gli scienziati sperano che questi allontanamenti siano legati all'alimentazione, tuttavia c'è il timore che non si stiano nutrendo affatto. Come spiegatoci dalla dottoressa Jahoda, i cetacei spesso si avvicinano così tanto alla costa quando stanno poco bene, e talvolta si spiaggiano a causa delle condizioni di salute precarie. Del resto per questi animali è più facile annegare in mare aperto (nei cetacei la respirazione è un gesto volontario che avviene in superficie e non in acqua come per i pesci). Non viene dunque escluso nemmeno il rischio di un eventuale spiaggiamento.

Ciò che rende particolarmente triste e frustrante questa situazione è il fatto che sia praticamente impossibile aiutare le orche. Provare a spingerle al largo non farebbe altro che aumentarne i livelli di notevole stress che stanno già sperimentando. Anche l'eventuale e complicata cattura di un animale malato peggiorerebbe soltanto la situazione, come spiegatoci dalla dottoressa Jahoda. La speranza dei cetologi è dunque che questi animali riprendano il largo il più presto possibile in autonomia, ma sono ormai molti giorni che si trovano nello stesso posto e la situazione si fa sempre più drammatica, man mano che passa il tempo.

L'esperta ci ha inoltre spiegato che gli animali molto probabilmente non fanno parte della piccola popolazione di Gibilterra, come ipotizzato inizialmente, ma di un'altra proveniente dall'Oceano Atlantico.