Per la fine del secolo dobbiamo aspettarci un aumento delle temperature medie globali rispetto all'epoca preindustriale di 3,2° centigradi, ben oltre i limiti auspicati dall'Accordo di Parigi sul Clima del 2015. Con una simile impennata, le probabilità di eventi naturali catastrofici saranno altissime: alluvioni devastanti, sommersione di intere regioni e isole, trombe d'aria e tempeste mostruose, carestie, siccità, stravolgimento degli ecosistemi con la scomparsa di moltissime specie e diffusione di malattie tropicali sono solo alcuni dei disastri cui stiamo andando incontro. Senza dimenticare le migrazioni di massa e le guerre per accaparrarsi le rimanenti risorse di un pianeta che abbiamo depredato e distrutto con le nostre stesse mani.

Il nuovo allarme è stato lanciato dagli scienziati del Programma delle Nazioni Unite per l'ambiente (UNEP), agenzia intergovernativa dell'ONU che si occupa di ambiente, uso sostenibile delle risorse e cambiamenti climatici. L'organizzazione ha appena pubblicato il nuovo rapportoEmission Gap 2019”, nel quale è indicato a chiare lettere che se non verranno rimodulati e rafforzati gli sforzi dei Paesi per ridurre le emissioni di CO2, ci sono il 66 percento di probabilità che l'aumento delle temperature medie globali entro il 2100 sarà proprio di 3,2 gradi centigradi. Questo perché, invece di diminuire, le emissioni di gas a effetto serra continuano ad aumentare anno dopo anno; basti pensare che nel 2018 le emissioni globali di anidride carbonica (CO2) sono state di ben 55,3 gigatonnellate, registrando un +1,5 percento rispetto all'anno precedente. Con buona pace dei proclami dei governi che sottolineano di impegnarsi attivamente contro i cambiamenti climatici.

Secondo l'UNEP, se si vorrà contenere l'aumento delle temperature entro 1,5° centigradi (l'obiettivo più virtuoso dell'Accordo di Parigi sul Clima) i Paesi dovranno quintuplicare i propri sforzi, mentre per contenerlo entro i 2° centigradi gli obiettivi dovranno essere triplicati. Il problema è che il tempo sta finendo, e tra il 2020 e il 2030 le emissioni dovrebbero essere tagliate ogni del 7,6 percento anno dopo anno, per raggiungere l'obiettivo. L’Organizzazione Meteorologica Mondiale (WMO) ha inoltre appena annunciato che le emissioni di gas serra hanno raggiunto un nuovo, storico record negativo nel 2018, con le concentrazioni di anidride carbonica che hanno toccato la soglia di ben 407,8 parti per milione (ppm), rispetto alle 405,5 ppm del 2017.

Inger Andersen, il direttore esecutivo dell'UNEP, ha sottolineato che non c'è tempo per aspettare la fine del 2020 per intervenire, quando i Paesi si riuniranno per definire i nuovi obiettivi per ridurre l'impatto climatico. Tutti quanti – sottolinea Anderse -, dalle nazioni ai singoli cittadini, dobbiamo impegnarci al massimo per ridurre le emissioni di CO2. Come sottolineato dall'agenzia ONU, quasi l'80 percento delle emissioni di gas a effetto serra deriva dai Paesi del G20, ma solo in cinque hanno annunciato di voler puntare alle emissioni zero entro trenta anni, il 2050, l'anno in cui la civiltà umana potrebbe già non esserci più.