Il riscaldamento globale potrebbe portare a un aumento delle temperature doppio rispetto a quanto previsto dagli attuali modelli climatici, col risultato che pur centrando gli obiettivi degli accordi di Parigi sul clima, che prevedono di mantenere l'aumento delle temperature entro i 2° centigradi rispetto all'epoca preindustriale, si avrebbero comunque effetti catastrofici sull'innalzamento del livello dei mari e cambiamenti epocali negli ecosistemi.

Lo ha determinato un team internazionale di ricercatori provenienti da 17 Paesi, giunto a questa conclusione dopo aver analizzato a fondo i dati su tre periodi caldi del passato ben documentati, ovvero il massimo termico dell'Olocene (5000-9000 anni fa), l'ultimo periodo interglaciale (129.000-116.000 anni fa) e il periodo medio pliocenico (3.3 – 3 milioni di anni fa). Gli studiosi, coordinati dal professor Hubertus Fischer, docente presso l'Istituto di Fisica e il Centro Oeschger per la ricerca sui cambiamenti climatici dell'Università di Berna, Svizzera, hanno valutato l'impatto di quelle variazioni climatiche – le prime due causate dall'orbita terrestre e la terza da elevate concentrazioni di anidride carbonica in atmosfera – combinando numerosissime informazioni. Le hanno raccolte da carote di ghiaccio, studi di fossili e sedimenti, datazioni attraverso isotopi atomici e molto altro ancora. Dai risultati è emerso che con un aumento delle temperature compreso tra 1° e 2° centigradi, le calotte polari si ridussero sensibilmente provocando un innalzamento del livello dei mari di diversi metri, sconvolgendo interi ecosistemi.

Questa situazione, sottolineano i ricercatori, sarebbe perdurata per millenni, poiché la Terra, una volta ‘riscaldata', impiega tantissimo tempo per stabilizzarsi e ritrovare un equilibrio. Ciò suggerisce che se anche le nostre emissioni di gas serra si fermassero adesso, i danni che abbiamo fatto sino ad oggi potrebbero protrarsi comunque per secoli. E la Terra in questo momento si sta scaldando molto più velocemente rispetto ai tre periodi caldi analizzati dagli scienziati.

Secondo gli studiosi il livello dei mari potrebbe salire di ben sei metri, molto più di quanto stimato in precedenza, col rischio di veder finire sott'acqua immense aree abitate sulle coste (e oltre), oltre che quelle insulari. Molte isole del Pacifico finirebbero praticamente per scomparire dalle cartine geografiche, così come metropoli alla stregua di New York. Le ripercussioni sull'umanità sarebbero devastanti; verrebbero infatti innescati fenomeni migratori senza precedenti, guerre per le risorse e il territorio, epidemie e carestie. L'impatto sarebbe drammatico anche per gli ecosistemi, in particolar modo quelli marini a causa dello spostamento del plancton. Il deserto del Sahara potrebbe tingersi di verde, le foreste potrebbero spostarsi 200 chilometri più a nord e ci sarebbe una moria di specie che vivono in alta quota.

Le previsioni dei modelli climatici, spiegano gli studiosi, sono affidabili per brevi periodi di tempo, come pochi decenni, ma non forniscono una risposta adeguata sul lungo termine. È proprio per questo che i risultati dello studio dovrebbero spingere chi governa ad attuare il più rapidamente possibile tutte le misure necessarie per arrestare il riscaldamento globale. I dettagli della ricerca sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Nature Geoscience.