Una nuova teoria per dimostrare l'esistenza di universi paralleli e la previsione sulla fine del nostro Universo; sono i due punti cardine dell'ultima – e potenzialmente rivoluzionaria – ricerca cui ha lavorato Stephen Hawking, il compianto astrofisico britannico scomparso il 14 marzo 2018 nella sua casa di Cambridge, in Inghilterra. La firma sull'ultima revisione dello studio, non ancora ufficialmente pubblicato, è stata posta appena due settimane prima che lo scienziato morisse. I dettagli dell'indagine chiamata “A Smooth Exit from Eternal Inflation?” sono attualmente sotto la lente di ingrandimento degli esperti di una prestigiosa rivista scientifica, e ancora non è noto quando verranno resi pubblici.

Ma veniamo allo studio. L'esistenza del cosiddetto multiverso, cioè di un insieme di universi paralleli, viene supposta da moltissimo tempo, ma solo nel 1957 ci fu la prima e rigorosa proposta scientifica al riguardo, da parte del fisico statunitense Hugh Everett III. Hawking assieme al collega James Hartle presentò la propria visione del multiverso nel 1983. Nel nuovo lavoro, messo a punto assieme al fisico teorico Thomas Hertog dell'Università Ku Leuven (Belgio), suggerisce che le prove di questi universi paralleli possano essere misurate, ‘toccate con mano' grazie a sonde installate su astronavi. Tutto ruota attorno al Big Bang, l'evento che attraverso una singolarità scatenò l'improvvisa espansione di un piccolo e densissimo Universo, e che secondo Hawking si sarebbe ripetuto altre volte generando altri universi paralleli, le cui tracce sarebbero rilevabili nella radiazione cosmica di fondo. Una teoria ricca di fascino che probabilmente catalizzerà l'attenzione di molti studiosi negli anni a venire.

Nella stessa ricerca Hawking ha supposto che la fine del nostro Universo avverrà quando tutte le stelle esauriranno la propria energia. Per Hertog, con quest'ultimo studio lo scienziato britannico avrebbe potuto ambire persino al premio Nobel, ma il suo nome non verrà mai affiancato da quello dell'ambita onorificenza, poiché il Nobel non viene assegnato dopo la morte. Come dimostra la triste storia di Rosalind Franklin, la giovane chimica che diede un contributo fondamentale alla scoperta della doppia elica del DNA, e che morì – a soli 37 anni – pochi tempo prima della premiazione di Francis Crick e James Watson. Alcuni astrofisici si sono dimostrati piuttosto scettici su quest'ultima eredità scientifica di Hawking, ma altri non ne escludono affatto la visionaria e potenziale forza rivoluzionaria.