Era il 28 febbraio 1953 quando nel prestigioso Laboratorio Cavendish dell'Università di Cambridge, Regno Unito, un gruppo di ricercatori scoprì la spettacolare struttura a doppia elica di quella che è conosciuta come ‘molecola della vita', il DNA. Oggi, grazie a strumentazione molto più avanzata di quella disponibile all'epoca, sappiamo che quella della doppia elica è una sorta di semplificazione, un po' come il modello planetario per spiegare il comportamento degli elettroni attorno al nucleo di un atomo, ciò nonostante resta il modello privilegiato per illustrare l'aspetto dell'acido desossiribonucleico (DNA).

I due autori più noti della scoperta sono il biologo statunitense James Watson e il fisico e biologo molecolare britannico Francis Crick, tuttavia giocarono un ruolo fondamentale anche la chimica e fisica britannica Rosalind Franklin, il biofisico e biologo molecolare neozelandese naturalizzato britannico Maurice Wilkins e il fisico britannico Raymond Gosling. Per questa scoperta, Watson, Crick e Wilkins conquistarono il premio Nobel per la Medicina nel 1962; la sfortunata Rosalind Franklin morì a soli 37 anni per un cancro ovarico, nel 1958, e solo perché il premio Nobel non viene assegnato postumo il suo nome non è associato alla presitigiosa onorificenza.

Ma cos'è questa doppia elica? Per mettere in luce l'aspetto del DNA gli scienziati sfruttarono la tecnica dell'analisi di diffrazione ai raggi X; il team doveva studiare il virus del mosaico del tabacco, ma perseverò anche nell'analisi del DNA, fino a far emergere l'iconica struttura. Il doppio filamento, con andamento destrorso, si avviluppa a un unico asse e la sua unità fondamentale sono i cosiddetti nucleotidi. Un giro di elica è composto da dieci di essi, e ogni nucleotide è costituito da una base azotata, da uno zucchero e da un gruppo fosfato. Le basi azotate si dividono in puriniche (Guanina e Adenina) e pirimidiniche (Citosina e Timina), che sono le quattro lettere alla base del DNA, ovvero A, T, G e C. I gruppi fosfato e gli zuccheri compongono i filamenti, mentre le basi sono al centro, creando una struttura simile a quella di una scala a chiocciola (le basi sono in pratica i pioli); da qui l'iconica e riconoscibilissima struttura a doppia elica, finita anche nelle emoticon delle chat.

“La doppia elica è diventata un'icona, un simbolo potentissimo della biologia e di tutta la scienza, perché in realtà nessuno si aspettava che la soluzione al rompicapo del patrimonio genetico fosse così semplice: scoprire che tutto è contenuto in un testo lineare, composto da un alfabeto di sole quattro ‘lettere', è stato come un fulmine a ciel sereno”, ha sottolineato il genetista Edoardo Boncinelli. Oggi, grazie alla tecnica CRISPR, siamo in grado di ‘tagliare e cucire' il DNA praticamente a nostro piacimento attraverso specifici enzimi, una tecnica che ha ancora dei limiti ma che in futuro potrebbe permetterci di curare e soprattutto prevenire gravi malattie. Tutto grazie al pionieristico lavoro di quei visionari scienziati, che pubblicarono i risultati del loro studio sulla prestigiosa rivista scientifica Nature il 25 aprile 1953.

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