Continua a far preoccupare l'epidemia di ebola che fa contare almeno 230 casi di contagio tra la Guinea e la Liberia. Due settimane fa diversi aeroporti europei sono stati allertati per il controllo dei passeggeri provenienti dai paesi interessati dal virus, ma a su questa misura di profilassi è tornata a riflettere l'Oms (Organizzazione Mondiale della Sanità) che ha definito l'attività di screening "costosa e con impatto limitato". Intanto Institut national de la santè et de la recherche mèdicale (Inserm) ed Institut Pasteur hanno concluso le indagini virologiche, appurando che quello sviluppatosi in Guinea e Liberia è un ceppo del virus diverso da quello che ha interessato Repubblica del Congo e Zaire. Come anticipato nei giorni scorsi, infatti, si tratta dell'ebola Zaire, la forma più letale del virus che può toccare percentuali di mortalità del 90%.

Su 230 contagi i decessi sono stati 142, 129 in Guinea e 13 in Liberia. Sebbene non esistano né vaccini né cure, il documento degli epidemiologi francesi evidenzia anche che "il rischio per i turisti o gli uomini d’affari di infettarsi durante una visita nelle aree interessate è estremamente basso anche se la visita include viaggi proprio nelle zone dove sono stati riportati i casi. Non c’è rischio di trasmissione durante il periodo di incubazione e resta molto basso durante i primi giorni di malattia sintomatica". Tuttavia è opportuno conoscere i rischi del virus e come si trasmette l'ebola, così come suggerisce la stessa Oms nel documento di sintesi: "i viaggiatori che arrivano o vanno dovrebbero ricevere informazioni sui sintomi e su come minimizzare i contagi – scrivono gli esperti – oltre che su dove ottenere eventuale assistenza medica".

Nonostante i messaggi dell'Oms siano legittimamente volti ad evitare toni allarmistici, in Rete prevale una paura che mal si coniuga con le più recenti notizie degli sbarchi clandestini a Lampedusa. Poco dopo la diffusione della notizia sullo stato d'allerta negli aeroporti europei venne annunciato, da alcuni blog e giornali minori, il possibile primo contagio a Lampedusa. Nulla di vero, ovviamente, ma sufficiente ad alimentare ulteriormente le paure e a far subentrare toni xenofobi a ponderate ed utili indicazioni di profilassi.