Credit: Blue Planet Society/Twitter
in foto: Credit: Blue Planet Society/Twitter

Tra le 40 e le 100 balene pilota sono state massacrate con armi da taglio alle isole Faroe nel primo pomeriggio di giovedì 9 maggio. I cetacei, avvistati al mattino nella della regione di Suðuroy, sono stati spinti da una flotta di piccole imbarcazioni verso una baia nei pressi del villaggio di Sandvik; una volta a riva gli sono stati assaltati da una folla inferocita armata di grossi coltelli e uncini chiamati “blasturkrokur”, che vengono infilzati con violenza nello sfiatatoio. L'intero branco (tecnicamente un pod) è stato sterminato, senza risparmiare piccoli e femmine incinte. A dare l'annuncio dell'ennesimo massacro di mammiferi marini nel protettorato del Regno di Danimarca è stata l'organizzazione senza scopo di lucro Sea Shepherd Conservation Society, impegnata da anni nel contrasto a questa e ad altre atrocità ai danni della fauna marina.

Massacro. Quella compiuta nel cuore di un fiordo sulla costa nord-orientale di Sandoy, una delle 18 isole dell'arcipelago delle Faroe, è stata la terza grindadrap del 2019, ovvero la spietata caccia “tradizionale” ai cetacei. Il primo massacro fu compiuto a Capodanno, quando una settantina di globicefali (Globicephala sp.), conosciuti anche col nome di balene pilota, furono uccisi in una baia dell'isola di Suðuroy. Il secondo è avvenuto alla fine di aprile nei pressi di Sandavagur, sull'isola di Vagar; in questo caso a morire sotto le lame furono tra gli 80 e i 100 mammiferi marini, molti dei quali femmine incinte e giovanissimi. Nell'ultima mattanza sono stati uccisi i globicefali “dalle pinne lunghe” (Globicephala melas), che si distinguono dalle balene pilota “dalle pinne corte” (Globicephala macrorhynchus), conosciuti anche come globicefali di Gray.

Nessuna pietà. I cetacei vengono uccisi attraverso la recisione del midollo spinale, una morte orribile che può sopraggiungere dopo diversi minuti di agonia. Alla sofferenza per le devastanti ferite inferte dai coltelli e dagli uncini, si aggiunge il terrore provocato dalle grida dei propri compagni e famigliari mentre vengono massacrati dagli uomini. Questi intelligenti mammiferi marini sono infatti estremamente sociali, e soffrono per la separazione dai membri del proprio pod. Basti pensare al comportamento dei globicefali rimasti accanto a un esemplare agonizzante con la pinna tranciata da un'imbarcazione, poi soppresso tra le lacrime dai biologi marini e dai veterinari giunti in suo soccorso. A rendere questo spettacolo di morte ancor più agghiacciante le risa dei bambini, educati sin da piccoli alla vista del lago di sangue e alla sofferenza degli animali, che li desensibilizza alla violenza. In molti si divertono a "cavalcare" le carcasse brutalmente violate dei cetacei.

Senza senso. I faroesi (o feringi) sottolineano di uccidere questi animali per il proprio fabbisogno alimentare, tuttavia molte carcasse vengono abbandonate in acqua dopo il macello, come dimostrano le prove raccolte negli anni da Sea Shepherd. Senza contare che da tempo alle (ricche) isole Faroe è disponibile qualunque altro tipo di alimento grazie all'importazione. La carne di cetaceo è inoltre estremamente ricca di mercurio a causa della magnificazione biologica, e risulta dunque pericolosa per la salute umana. Dagli sguardi degli autori dei massacri traspare solo un insano desiderio di uccidere e provocare sofferenza in creature innocenti, vittime di una pratica barbara e anacronistica che viene permessa sotto le “ali protettive” della Danimarca. Ciò non solo infrange le stringenti leggi europee in tema di protezione dei cetacei, ma anche le più basilari norme della civiltà.