La “mappa delle vaccinazioni” contro il coronavirus SARS-CoV-2 di Our World in Data mostra una situazione con differenze significative a livello mondiale, spaziando dalle 247,77 milioni di dosi somministrate negli Stati Uniti d'America alle 2.500 della Siria e alle poche centinaia del Camerun. Per alcuni Paesi come il Mozambico e Capo Verde la soglia risulta addirittura pari a zero, non essendo divulgati dati ufficiali su eventuali dosi inoculate. Questa distribuzione iniqua dei farmaci, diffusi principalmente nei Paesi ricchi, complica non poco gli obiettivi principali della campagna vaccinale globale, ovvero trasformare il patogeno da pandemico a endemico (diffuso localmente) e arrestare la nascita di nuove varianti pericolose, potenzialmente più trasmissibili e in grado di eludere gli anticorpi neutralizzanti. Anche rallentamenti nelle campagne vaccinali più virtuose, come quello che si sta verificando negli Stati Uniti dopo il raggiungimento del 30 percento della popolazione immunizzata, possono comportare un prezzo altissimo in termini di nuove infezioni, decessi e costi sociali, come mostra uno studio appena pubblicato.

A determinare l'impatto della velocità e della copertura della campagna vaccinale anti Covid è stato un team di ricerca americano guidato da scienziati della Graduate School of Public Health and Health Policy dell'Università della Città di New York (CUNY – City University of New York), che hanno collaborato a stretto contatto con i colleghi dei dipartimenti di pediatria e virologia molecolare e microbiologia del Baylor College of Medicine di Houston e dell'Università Johns Hopkins. Gli scienziati, coordinati dalla professoressa Sarah Bartsch, direttrice del Public Health Informatics, Computational and Operations Research presso l'ateneo newyorchese, attraverso un modello computazionale hanno determinato che sono sufficienti aumenti relativamente piccoli nella copertura vaccinale per salvare moltissime vite in più, oltre che per abbattere nuove infezioni, ricoveri in ospedale e costi economici. I Paesi, secondo gli autori dello studio, devono impegnarsi al massimo per far accelerare le proprie campagne vaccinali durante i prossimi mesi, prima che si ripiombi nella stagione fredda, notoriamente associata a una maggiore circolazione dei virus respiratori, per molteplici ragioni.

In base ai calcoli condotti dalla professoressa Bartsch e dai colleghi, far balzare la copertura vaccinale dal 30 al 40 percento negli Stati Uniti abbatterebbe di ben 24,3 milioni il numero dei contagi, inoltre si risparmierebbero 33,1 miliardi di dollari in costi medici diretti e indiretti legati alla perdita di produttività. Un salto della copertura vaccinale dal 50 al 70 percento farebbe invece evitare 9,5 milioni di contagi e 10,8 miliardi di dollari di costi. Ciascun punto percentuale in più nella copertura vaccinale offre benefici estremamente significativi, anche dal punto di vista dei ricoveri evitati e delle vite salvate. Un aumento dell'1 percento tra il 40 e il 50 percento della copertura vaccinale, spiegano gli scienziati in un comunicato stampa, negli Stati Uniti può prevenire 1,6 milioni di nuovi casi, 60.190 ricoveri e 7.100 decessi, con un risparmio di 674,2 milioni di dollari per costi medici diretti e di 1,5 miliardi di dollari a causa della perdita di produttività. Se si aumenta dell'1 percento la copertura vaccinale tra il 50 e il 70 percento, si possono prevenire 473.900 infezioni, 17.600 ricoveri, 2.000 morti e 537 milioni di costi medici diretti e perdite di produttività.

Come indicato dagli esperti, è fondamentale anche la velocità con cui si raggiungono le nuove soglie di copertura. Se il 50 percento si dovesse raggiungere a luglio anziché a ottobre di quest'anno, il team di ricerca prevede che negli USA ci sarebbero 5,8 milioni di contagi, 215.790 ricoveri e 26.370 morti in meno, oltre che 7,8 miliardi di dollari risparmiati. Se la copertura del 50 percento venisse raggiunta in inverno anziché in autunno, i costi sarebbero molto maggiori, con oltre 250mila ricoveri, 30mila morti e 12 miliardi di dollari spesi in più. “I risultati di questo studio possono fornire ai decisori politici e ad altri responsabili un'idea di quanto si può investire nella vaccinazione fra coloro che potrebbero essere più difficili da vaccinare”, ha dichiarato la professoressa Bartsch. “Più tempo ci vuole per raggiungere livelli di copertura vaccinale e soglie di immunità di gregge più alti, più il virus può diffondersi”, le ha fatto eco il coautore dello studio Bruce Y Lee. “Può essere particolarmente importante raggiungere livelli di copertura più elevati prima del tardo autunno per evitare un altro picco invernale”, ha aggiunto lo studioso. I dettagli della ricerca “Lives and Costs Saved by Expanding and Expediting COVID-19 Vaccination” sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Journal of Infectious Diseases.