Come tutti sappiamo la stagione influenzale si concentra nei mesi freddi dell'anno, ed è proprio nelle prime settimane dell'autunno che inizia la campagna vaccinale per proteggersi dai patogeni responsabili (virus a RNA della famiglia Orthomyxoviridae, di Tipo A, Tipo B e Tipo C, con quest'ultimo meno diffuso). Tra ottobre e marzo, tipicamente, è molto più probabile anche contagiarsi con gli agenti patogeni responsabili del raffreddore, di patologie parainfluenzali e di altre malattie respiratorie, che traggono un vantaggio dal freddo. Lo stesso sta accadendo col coronavirus SARS-CoV-2, come del resto avevano previsto numerosi esperti. Pensare tuttavia che siano le temperature più basse a farci ammalare di influenza, COVID-19 (l'infezione provocata dal nuovo coronavirus) e altro è tuttavia una vera e propria fantasia; il cosiddetto ‘colpo di freddo' di fatto non esiste. Virus, batteri e altri microorganismi, semplicemente, sono agevolati da una serie di fattori che riescono a esporci maggiormente a questo tipo di infezioni. Vediamoli nel dettaglio.

A spiegare le ragioni per cui con il freddo ci si ammala di più di patologie respiratorie vi sono due medici, la pediatra del poliambulatorio di Fiano Romano Valentina Paolucci e lo pneumologo Enrico Ballor. Entrambi hanno ‘smontato' il famigerato colpo di freddo – la prima con un post su Facebook, il secondo con un articolo sul proprio sito – attraverso l'ironia, ma descrivendo in modo chiaro, semplice ed esaustivo le ragioni per cui sono i patogeni a farci ammalare e non le temperature basse. Queste ultime fungono come una sorta di ‘grimaldello', per permettere ai microorganismi di diffondersi e superare le nostre difese immunitarie.

La principale ragione di questo rischio risiede nel fatto che con il freddo tendiamo a stare più spesso in locali chiusi, poco areati e soprattutto affollati, dove ovviamente i virus prosperano e si diffondono più facilmente – attraverso le goccioline e gli aersol respiratori – a causa del contatto fra le persone. Cinema, teatri, palazzetti sportivi, centri commerciali, mezzi pubblici, ma anche aule delle scuole e uffici (soprattutto con le finestre chiuse) diventano dunque un luogo ideale per la circolazione dei patogeni, e non è un caso che nel contrasto alla pandemia di coronavirus SARS-CoV-2 si è fatto – e si sta facendo – tutto il possibile per tenerli più sicuri. Distanziamento fisico tra le persone, uso obbligatorie delle mascherine, sanificazione degli ambienti, aerazione corretta, disposizione strategica di dispenser con gel idroalcolici per l'igiene delle mani sono tutte misure per impedire al virus di sfruttare l'affollamento per diffondersi.

Ma il fatto di stare più vicini non è l'unica spiegazione ai diffusi malanni stagionali. Con il freddo, infatti, si determinano alcune condizioni fisiologiche che favoriscono l'aggressione dei patogeni. “Quando c’è un sbalzo termico avviene una vasocostrizione – ovvero un restringimento dei vasi sanguigni NDR – quindi meno afflusso di sangue ed ossigeno ai tessuti, il che crea un ambiente più facilmente aggredibile dai microorganismi”, scrive la dottoressa Paolucci nel proprio post, ad oggi condiviso circa 4.500 volte. Le basse temperature, inoltre, riducono il movimento delle ciglia delle alte vie respiratorie che aiutano meccanicamente a tenere a bada gli agenti patogeni. Si determina anche una irritazione delle mucose. Se a questo aggiungiamo l'azione della vasocostrizione citata dalla dottoressa Paolucci, che serve a spingere il sangue verso gli organi vitali, si determina anche una minore efficacia del sistema immunitario, che dunque risulta meno ‘pronto' in caso di esposizione a un patogeno.

Insomma, se i contagi da coronavirus SARS-CoV-2, virus influenzali e parainfluenzali subiscono un'impennata con il freddo è solo per una serie di fattori contingenti che ne favoriscono l'azione infettiva. Le misure per proteggerci (e per proteggere gli altri) dal patogeno emerso in Cina ci sono e bisogna rispettarle con responsabilità, per appiattire una curva epidemiologica sempre più preoccupante. Il virus sfrutta il nostro organismo come vettore per propagarsi, e noi dobbiamo fare in modo di tagliargli la strada impendendo di ‘saltare' fra una persona e l'altra.