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16 Settembre 2021
15:44

Non solo i delfini alle Faroe: tutte le volte in cui vengono ammazzati gli animali per tradizione

Il recente massacro di 1500 delfini alle Isole Faroe ha mostrato per l’ennesima volta quanto l’uomo può essere crudele e spietato nei confronti degli animali. Ma non si può puntare il dito contro questa atrocità e chiudere gli occhi innanzi alle mattanze che si consumano ovunque per “tradizione”, anche a casa nostra. Ecco quelle che provocano più morte e sofferenza.
A cura di Andrea Centini
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Nei giorni scorsi l'orrendo massacro di 1.500 delfini (lagenorinchi acuti) avvenuto alle Isole Faroe ha nuovamente puntato i riflettori dei media sulla famigerata grindadrap, la caccia “tradizionale” ai cetacei nota per la sua brutalità. Gli animali vengono infatti inseguiti e spinti a spiaggiarsi con le barche, assaliti brutalmente da una folla inferocita e accoltellati dietro la testa, per recidere il midollo spinale. È una procedura atroce che va avanti da secoli, ma che se un tempo aveva lo scopo di nutrire la comunità, oggi si è trasformata in un raccapricciante gioco al massacro tenuto in piedi proprio per “onorare la tradizione” dell'arcipelago. Tradizione, appunto, una parola sbandierata a sproposito ovunque per giustificare e perpetrare orrori nei confronti degli animali, privati della libertà, sfruttati, maltrattati e ammazzati in nome di usanze e cerimonie tra le più diversificate, ma tutte con lo stesso esito sanguinario. Perché non c'è tradizione che possa giustificare la violenza contro gli animali. Il solo fatto che certe mattanze si susseguano da lungo tempo non significa che non si possa cambiare, che non si possa dire basta al dolore e alla sofferenza. La realtà è che non possiamo fare a meno di compiacere la nostra infinita sete di crudeltà, di dominio sul più debole, che combinate all'avidità, all'ideologia e alla superstizione ci trasformano nel mostro più temuto dagli altri esseri viventi (compresi noi stessi). E sebbene possano essere fatti dei ragionamenti sulle specie in pericolo di estinzione, non esistono comunque animali di Serie A o Serie B: hanno tutti lo stesso diritto alla vita e alla libertà, che noi neghiamo sistematicamente per onorare consuetudini e miti. Siamo infatti i primi a puntare il dito contro le barbare usanze degli altri, quando faremmo bene a guardare a casa nostra e a cosa finisce sulle nostre tavole. Ecco una lista di massacri "tradizionali" che coinvolgono gli animali.

Festival Gadhimai

Il Festival di Gadhimai in Nepal è considerato il più grande massacro rituale di animali al mondo, con centinaia di migliaia di sacrifici compiuti per compiacere Gadhimai, la dea del potere. Si tiene ogni 5 anni e coinvolge comunità Indù sia nepalesi che indiane. Si stima che nella manifestazione del 2009, l'ultima più imponente, furono uccisi fra i 250mila e il mezzo milione di animali: bufali d'acqua, maiali, galline, capre, piccioni, topi e altri ancora, tutti brutalmente massacrati con armi bianche innanzi a un tempio, per chiedere prosperità, ricchezza e salute alla divinità. Orrende le immagini dei bufali colpiti dietro la nuca col kukri, una sorta di lama sacrificale ricurva che viene sollevata al cielo durante il rito. Gli animali vi arrivano esausti, dopo un lunghissimo viaggio, e massacrati senza stordimento o altri atti per lenire la sofferenza. Vengono uccisi gli uni innanzi agli altri, i piccoli davanti alle mamme, tra fughe disperate e lamenti di dolore e terrore, in una piana che si tinge di rosso sangue e carcasse. A seguito delle proteste per la sanguinaria manifestazione del 2009, quella del 2014 fu organizzata in “tono minore”; furono infatti massacrate alcune decine migliaia di animali invece che centinaia di migliaia. Nel 2015 le autorità del Gadhimai Temple Trust annunciarono di voler vietare completamente la pratica del sacrificio animale, come affermò Motilal Prasad, il segretario del tempio che organizza le celebrazioni. “Mi sono reso conto che gli animali sono molto simili a noi, hanno gli stessi organi come noi e provano lo stesso dolore che proviamo noi”, disse Prasad in un'intervista. Nonostante questa presunta presa di coscienza, nel 2019 il massacro di animali si è tenuto lo stesso, come documentato da Animal Equality. Tra le atrocità compiute: abusi sessuali verso alcuni esemplari nel tempio; animali appesi a testa in giù sulle biciclette; animali senza cibo e/acqua; vitelli morti a causa del freddo; capre e bufali con le orecchie mutilate e lasciati sanguinare. Gli attivisti hanno contato oltre tremila bufali d'acqua uccisi, ma il numero poteva essere molto superiore, dato che il tempio aveva approvato il sacrificio di 15mila esemplari (alla faccia del divieto). Molti sono stati salvati proprio grazie all'intervento degli attivisti.

Il massacro del 2019
Il massacro del 2019

Festival di Yulin

Il famigerato Festival di Yulin in Cina è forse il massacro di animali più noto all'opinione pubblica internazionale, principalmente perché coinvolge il miglior amico dell'uomo. Fino a un decennio addietro venivano uccisi e macellati circa 15mila cani durante il festival che si tiene a giugno, mentre negli eventi più recenti si è arrivati a circa 3-5mila esemplari. Come affermato a fanpage dall'attivista Davide Acito di Action Project Animal – da anni in Cina per salvare i cani – il prezzo della carne è aumentato sensibilmente, ma è anche aumentato il numero delle cliniche veterinarie, segno che qualcosa sta cambiando. I cani, infatti, da prodotto alimentare vengono sempre più visti come fedeli compagni di vita. Tuttavia il festival di Yulin non è che la punta dell'iceberg, se si considera che in Asia il “Dog Meat Trade” strappa la vita a trenta milioni di cani ogni anno. In alcune aree della Corea del Sud, ad esempio, in estate è usanza mangiare un piatto conosciuto col nome di “bosintang”, una zuppa di carne di cane. Secondo la tradizione popolare sudcoreana questa pietanza aiuterebbe a combattere il caldo estivo, una credenza totalmente priva di fondamento scientifico che determina la sofferenza e la morte di un numero enorme di cani.

La Pasqua

Uno dei simboli principali della Pasqua è l'agnello, il cosiddetto agnello di Dio, la rappresentazione stessa di Gesù Cristo che si sacrifica e versa il suo sangue per gli uomini. La credenza religiosa si è così trasformata nel corso del tempo in tradizione alimentare, provocando la mattanza degli agnelli che si verifica ogni anno. Soltanto in Italia vengono macellati 300mila agnellini in prossimità delle feste pasquali. Il totale è di oltre 2 milioni di piccoli nell'arco dei 12 mesi. Sono numeri che vanno anche ben al di là di quelli dei massacri rituali concentrati in un solo luogo simbolico, ma conta la sostanza e non l'apparenza. È un bagno di sangue ben peggiore, nei fatti. Solo perché si verifica lontano dai nostri occhi non significa che sia meno tremendo. Come dice il celebre aforisma, del resto, "se i macelli avessero le pareti di vetro saremmo tutti vegetariani". Quella degli agnelli è una vera e propria strage, cui si sono opposti anche diversi esponenti della Chiesa, sottolineando come l'usanza di mangiare carne di agnello a Pasqua sia ormai soltanto “tradizione alimentare”, senza alcun significato religioso. Qualunque sia la ragione, per molti se a Pasqua non viene portato l'agnello a tavola non è Pasqua, e questa assurda convinzione continuerà a provocare la morte e la sofferenza di milioni di animali innocenti.

Taiji

All'inizio del mese di agosto il Giappone annuncia tradizionalmente la quota di delfini da uccidere a Taiji, la famigerata “baia della morte” nella prefettura di Wakayama, conosciuta in tutto il mondo grazie al film “The Cove” di Louie Psihoyos (vincitore del Premio Oscar nel 2010). Per il 2021 è stata annunciata una quota di 1.900 piccoli cetacei, da massacrare tra settembre e marzo. Alcuni esemplari invece di essere uccisi verranno catturati e venduti a peso d'oro ai delfinari di tutto il mondo, foraggiando un'industria spietata e crudele. Basti vedere cosa sta accadendo all'orca Kiska, prigioniera da 40 anni e sola da 10. I massacri dei delfini a Taiji non sono molto diversi da quelli che si consumano alle Isole Faroe. I cetacei vengono infatti inseguiti e spaventati, con barche e lunghe aste metalliche, per poi essere radunati in recinti marini. Qui vengono legati e trasferiti sotto a un tendone, dove il macellaio di turno li finisce a colpi di coltello.

Esemplari di peponocefalo catturati e legati per la pinna caudale, prima della macellazione. Credit: Dolphin Project
Esemplari di peponocefalo catturati e legati per la pinna caudale, prima della macellazione. Credit: Dolphin Project

Giorno del Ringraziamento

Il Giorno del Ringraziamento è una delle festività cristiane più sentite negli Stati Uniti, durante la quale si ringrazia il Signore per quanto ricevuto nel corso dell'anno (si celebra infatti nell'ultimo giovedì di novembre). Il piatto tradizionale di questo giorno di festa è il tacchino, che i coloni europei impararono a conoscere e ad allevare sin dal loro approdo in America. Si stima che ogni anno, per il Giorno del Ringraziamento, negli USA vengano uccisi e cucinati circa 50 milioni di tacchini. È un numero enorme, spropositato, che viene raggiunto infliggendo sofferenze inaudite agli animali, costretti a sopravvivere in condizioni atroci negli allevamenti intensivi, in attesa del proprio inevitabile destino. Per il Giorno del Ringraziamento il presidente degli Stati Uniti ha l'usanza di “graziare” uno o più di questi animali, che saranno lasciati liberi in una fattoria. Ma per tutte le altre decine di milioni c'è invece ad attenderli la salsa ai mirtilli, anch'essa usanza legata a una delle più sanguinarie “tradizioni”.

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